martedì, 22 Ottobre, 2019

Il terremoto del 24 agosto 2016 in 249 gocce di memoria

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Andrea Tucci, pittore edile di 34 anni, e la moglie Graziella Torroni di 32, vivevano ad Accumuli con i loro figli Stefano, 8 anni, e Riccardo, 8 mesi. Sulla loro abitazione è crollato il campanile della chiesa, il corpo di Andrea è stato trovato sopra quelli dei bambini, in un estremo gesto di protezione. Graziella viene ricordata come una ragazza acqua e sapone.

Ma anche la famiglia Dell’Otto è stata interamente sterminata dal terremoto del 24 agosto 2016. Agente immobiliare di 52 anni residente a Sezze, in provincia di Latina, era in vacanza nella sua vecchia casa di proprietà di Amatrice con la moglie Aura Popa, la figlia Angela di 13 anni appena compiuti e il fratello Paolo di 51 anni, residente a Pomezia. Sono morti tutti.

Queste, come altre storie, sono raccontate nel libro Gocce di memoria (il terremoto del 24 agosto del 2016 in 249 tracce biografiche), prodotto dalla Chiesa di Rieti su ricerche condotte da Sabrina Vecchi, con il supporto di Roberta Giovannetti e Samuele Paolucci (illustrazioni di Francesco Sacco).

E di tracce si tratta, di brevi biografiche riportate in maniera semplice ed essenziale, un piccolo/importante libro che tutti dovrebbero avere, “per non dimenticare”. Storie di persone comuni e come tali non meno significative, di indifese vittime di una “leggera gestione del territorio”. Inutile trovare giustificazioni: il rispetto delle norme di costruzione, e antisismiche in generale, avrebbe potuto evitare la strage. E non è esagerato nemmeno parlare di “eroi” se le tracce, nel libro, ci raccontano molti episodi simili a quello, ad esempio, di Carlo D’Annibale.
Carlo era nato nel settembre del 1940 ad Amatrice, aveva lavorato instancabilmente nel settore dei trasporti. Il 24 agosto è morto schiacciato dai crolli della sua casa, il suo corpo è stato trovato dai soccorritori in una posizione che presume il desiderio di protezione nei confronti della moglie, che è riuscita a salvarsi. Ha lasciato tre figli.
Eugenio Casini, chiamato Cecco, 52 anni, invece era un fiero apicoltore amatriciano, il miele dei Monti della Laga, di sua produzione, era stato presentato a Expo 2015. E’ morto insieme all’adorata figlia Ilaria, di 18 anni, e alla moglie Anna Cicconi di 57. Le amiche di Ilaria hanno asciugato dalla bara della ragazza le gocce di pioggia con un fazzoletto per tutta la durata del funerale.
Gocce di pioggia e gocce di memoria, gocce che non devono fermarsi per ricordarci, in primis, il dovere di pretendere protezione e rispetto da una società che ha il diritto di ricambiare i nostri sforzi quotidiani.
Non dimentichiamo (e questo libro lo ricorda) che nel terremoto hanno perso la vita anche giovanissimi:
Elisa Caponi aveva poco più di 1 anno ed è uno dei tanti bambini deceduto a causa del sisma (è rimasta nella lista dei dispersi per un tempo che è sembrato infinito), Marcos Burnet, 14 anni, si trovava in vacanza proprio ad Amatrice con i suoi genitori, che vi avevano acquistato un appartamento, Emanuele Lucian Bulmoaga avrebbe dovuto frequentare la quinta elementare nella scuola Capranica di Amatrice cancellata dal terremoto ( la mamma ha cercato disperatamente una bandiera della sua squadra del cuore, la Juventus, per avvolgere la piccola bara), Fabiana Capriotti, 13 anni, è morta con la nonna Delia Iezzi, sono state ritrovate solo dopo qualche giorno dai familiari, Sergio Giustiniani, 13 anni, è stato schiacciato da un pezzo di tetto assieme alla nonna Assunta Di Gianfrancesco e al nonno, che portava il suo stesso nome. Sergio è ricordato come un piccolo grande uomo che, oltre a studiare, dava una mano, quando necessario, nell’azienda boschiva della famiglia
Quante storie, anche di anziane donne sorprese nel sonno perché in villeggiatura presso l’Istituto Femminile Padre Giovanni Minozzi di Amatrice, o a casa propria, come Elsa di Cosimo e la sorella Domenica, 85 e 83 anni, in vacanza nell’abitazione di famiglia “appena restaurata”.
Ma c’è anche chi si è salvato e si rimprovera di avercela fatta, come Giovanni Amadio, il macellaio. La sua casa, con vista sulla torre civica, è venuta giù, portandosi via la moglie Sabrina Bonamici di 45 anni e la figlia Caterina di 14, che stava per andare in primo scientifico. Caterina avrebbe voluto studiate lingue ed andava pazza per le canzoni di Eros Ramazzotti, che il cugino Kristian continua a portarle sulla tomba.
Una piccola opera che, nella sua essenzialità, meglio di altre può incidere un segno nella nostra memoria perché, come scrive nella prefazione il Vescovo di Rieti Domenico Pompili:
“I nomi che seguono non sono una lista, né una lapide, ma una memoria. Ciascuno rievoca un mondo di affetti, di relazioni, di contatti che sono stati interrotti nella notte del 24 agosto. Interrotti bruscamente, ma non distrutti, perché non c’è nulla più tenace dell’amore che mai cede alla smemoratezza. Ricordare i morti, peraltro, è l’azione più gratuita al mondo. Le abbiamo chiamate Gocce di memoria facendo il verso a una canzone dei nostri tempi, ma sono più che gocce. Sono una terraferma di una lenta e invisibile ricostruzione dei cuori, operazione delicata e ineludibile se si vuole contrastare lo spopolamento di Accumuli ed Amatrice. Ripartire dai nomi dei bambini e dei nonni, delle mamme e dei papà, è doloroso, ma indispensabile. Farlo insieme significa ritrovare il legame sottile che compone una comunità. Lungi dall’essere la semplice somma degli individui, essa è piuttosto il ramo a cui tutti noi siamo appesi. La memoria non è mai inerte, né solo nostalgica, ma si trasforma in consapevolezza quando spinge ad affrontare il presente, ancor prima del futuro. Talora si rischia di essere proiettati verso il dopo, senza aver pazientato sull’oggi che è lancinante e solitario. Occorre avere pazienza con se stessi nel riprendere i fili di una vita così drammatica ed inattesa. E bisogna volerlo insieme per non tralasciare alcun sentimento autentico, alcun affetto genuino, che sono poi il sale dell’esistenza di ciascuno. Nello scorrere i nomi e le brevi biografie ci sorprenderemo non poco, cogliendo il valore di tanti, che non sono più visibilmente in mezzo a noi”.

Maria Grazia Di Mario

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