mercoledì, 18 Settembre, 2019

Tfr in busta paga,
Treu frena

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«Se si mette in busta paga il Tfr viene meno una delle fonti principali della previdenza integrativa e questo è un problema soprattutto per i giovani». Lo ha recentemente sottolineato Tiziano Treu, commissario dell’Inps. “È una questione ancora all’esame del governo, l’Inps non è coinvolto – ha spiegato Treu – se non come esperto che fornisce informazioni tecniche sui dati. Uno dei problemi principali è come intervenire per aumentare i consumi, obiettivo giusto, senza deprivare le aziende, soprattutto le piccole, di una fonte di autofinanziamento. Pare che sia allo studio un intervento del sistema bancario e quindi per le imprese non cambierebbe nulla». «Ho fatto una proposta da privato cittadino: si potrebbe fare un intervento di emergenza che vale tre o quattro anni e poi ritornare a destinare il Tfr alla previdenza integrativa. Così nell’immediato si avrebbe un impatto positivo sui consumi e poi la previdenza integrativa riprenderebbe ad essere finanziata», ha detto ancora Treu. Anche sulla previdenza il numero uno dell’Ente assicuratore non ha rinunciato a dire la sua. «Ci sono molte proposte per rendere più flessibile le modalità di pensionamento.

Per le donne ci sono già, ha affermato, si tratta di vedere come farlo e quanto costa. Ci sono vari modi per fare quello che si è fatto per le donne anche per gli uomini», ha poi puntualizzato ulteriormente Treu. «C’è l’ipotesi di fare un prestito che anticipi una quota della pensione come avevano già calcolato il ministero e l’Inps. Vediamo qual’é quella che ha un costo ragionevole. Soprattutto per i lavoratori che hanno iniziato nei tempi dei tempi sarebbe utile avere forme di flessibilità in uscita», ha aggiunto. «Dobbiamo garantire il welfare pubblico sia in materia previdenziale sia in materia sanitaria, ma forme di welfare integrativo sono sempre più necessarie. Il settore bancario è molto avanzato in materia.

Occorre sostenere queste forme che migliorano la qualità della vita offrendo servizi ai lavoratori e alle loro famiglie, senza togliere soldi al portafoglio delle imprese», ha rimarcato ancora il commissario Inps. «Bisogna riordinare la materia: l’attuale normativa è vecchia e confusa, difficile, incerta» ha osservato Treu per il quale «è indispensabile spingere per dare i premi aziendali per il welfare». «Le grandi imprese che hanno avuto modo di attuare il modello – ha seguitato – hanno la responsabilità di non tenerlo per sé. Le piccole e medie imprese sono abbandonate, c’è bisogno di sostegno e in questo senso le banche potrebbero immaginare dei prodotti di welfare semplificato».

Previdenza, stop all’opzione donna a 57 anni 

Ultima chiamata per la pensione a 57 anni e 3 mesi: scade di fatto tra pochissimo la cosiddetta “opzione contributivo” grazie alla quale le donne possono lasciare in anticipo il lavoro accettando in cambio un assegno previdenziale più basso perché determinato con il meccanismo di calcolo meno favorevole. Più precisamente, potranno accedere a questa possibilità le lavoratrici del settore privato che perfezionano i requisiti richiesti entro il mese di novembre, e quelle del pubblico che li maturano entro dicembre. Poi, a meno di ripensamenti legislativi che al momento appaiono abbastanza improbabili, le porte si chiuderanno e sarà inevitabile restare al lavoro fino a cinque-sei anni in più.

Misura sperimentale

Questo canale di uscita, introdotto dalla riforma Maroni-Tremonti del 2004, ha acquistato sempre più importanza dopo la legge Fornero che spostando in avanti di parecchio il traguardo dell’andata in quiescenza, ha reso tutto sommato conveniente per molte sottostare al sacrificio economico derivante dal metodo di computo contributivo applicato all’intera carriera (in media la decurtazione stimata è del 25-30 per cento). Lo dicono anche i numeri: se nel 2009 la scelta era stata fatta da appena 56 lavoratrici, nel 2010 (quando ancora prima della riforma voluta dal governo Monti le condizioni richieste iniziavano a diventare più stringenti) le lavoratrici coinvolte nell’operazione erano state 518. Il numero è poi salito a 1.377 e a 5.646 nel 2012. Nel 2013 sono state liquidate 8.846 pensioni contributive e quest’anno si è arrivato ad un totale del tutto simile (8.652) già nel mese di settembre: per cui è lecito ipotizzare un bilancio finale intorno a dodicimila. Poi, nel 2015, toccherà alle lavoratrici che stanno maturando il diritto in questo scorcio di mese. Ma saranno appunto le ultime. La legge scritta dieci anni fa dall’allora esecutivo Berlusconi prevedeva l’opzione contributivo come regime sperimentale fino al 2015, da verificare e poi eventualmente confermare. Ma la scadenza è in realtà anticipata di un anno, perché a questo canale si applica ancora il vecchio regime delle finestre, abolito dalla riforma Fornero: dunque tra il perfezionamento del diritto con 35 anni di contributi e 57 e 3 mesi di età (58 e 3 mesi per le lavoratrici autonome) deve poi trascorrere un anno (uno e mezzo per le autonome). In una sua circolare, l’Inps ha interpretato la questione precisando che il termine del 31 dicembre 2015 va riferito al momento dell’uscita effettiva e non a quello del conseguimento del titolo. Ecco perché il tempo è già scaduto per le lavoratrici autonome e si avvia a scadere per le dipendenti: quelle del privato per poter andare in pensione entro il primo dicembre 2015 (ultima data utile) devono aver maturato i requisiti entro novembre, mentre le pubbliche, che per le vecchie regole Inpdap hanno la possibilità di uscire in qualsiasi giorno del mese, potranno arrivare anche al 30 dicembre, un anno prima dell’ultimo giorno del 2015. Eppure fino a poco tempo fa le potenziali interessate (alcune delle quali si sono anche riunite che in un comitato che è arrivato a prospettare una class action) speravano che la situazione potesse proseguire; e che intanto venisse concesso anche il 2015 come anno utile per soddisfare le condizioni prescritte. In Parlamento sono state approvate risoluzioni in tal senso ma senza esito: non è tanto l’Inps a resistere ma il ministero dell’Economia che rimarca l’occorrenza di adeguate coperture finanziarie. Se è vero infatti che le pensioni contributive costano mediamente meno di quelle retributive, è anche vero che la prosecuzione dell’opzione donna porterebbe alla liquidazione anticipata di migliaia e migliaia di trattamenti, con il conseguente effetto di cassa.

La riforma della PA

La questione era stata presa in considerazione anche nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione: per promuovere l’ingresso di giovani negli uffici dello Stato e delle amministrazioni locali si prefigurava addirittura di estendere l’opzione contributivo agli uomini. Ma la proposta, comparsa anche in alcune bozze del provvedimento, non ha avuto alcun seguito. Dal primo gennaio quindi si applicheranno solo i requisiti generali che permettono la pensione di vecchiaia con 63 anni e 9 mesi di età (66 e 3 mesi nel pubblico) e quella anticipata con 41 anni e 6 mesi di contributi. Requisiti destinati ad essere progressivamente innalzati nei prossimi anni.

Navigare sicuri, online la guida Inail sulla prevenzione dei rischi del settore marittim 

Quarantotto pagine illustrate, divise in sei capitoli, dedicate alle più importanti regole di sicurezza per sensibilizzare chi vive e lavora ogni giorno a bordo di una nave. E’ disponibile online, sul portale dell’Inail, l’opuscolo “Guida per una navigazione sicura e per la gestione delle emergenze”. Realizzato dal settore Navigazione Inail di Trieste, dall’ASS 1 – Triestina e dalla Direzione marittima – Capitaneria di Porto di Trieste – il prodotto, oltre che a informare, si propone di prevenire i rischi e le malattie infettive tra i componenti di un equipaggio.

Un’organizzazione per schede di facile consultazione – La divisione in capitoli e le schede illustrate – dai fattori di rischio a bordo alle malattie sociali, dalla normativa agli aspetti assicurativi, fino alla gestione delle emergenze – rendono la pubblicazione, nella doppia versione italiano/inglese, snella e facile da consultare. Chi, per esempio, volesse informarsi sulle più efficaci misure di prevenzione da adottare – grazie a un’immediata consultazione – potrebbe vedere l’argomento specificato a seconda della tipologia di lavoro svolto: se a contatto con agenti chimici, oppure in cucina, o coi macchinari da officina. E avere anche una disamina utile su scivolate e nelle cadute, ovvero la principale cause di incidente in ambiente marittimo. A corredare la pubblicazione numeri e percentuali sui luoghi, le cause e l’età degli infortunati, oltre a una scheda finale dedicata ai contatti utili per le emergenze in mare.

Dal fattore “fatica” all’organizzazione dell’equipaggio – L’opuscolo si sofferma anche su alcuni aspetti generali del lavoro in nave, strettamente legati al fattore umano. Armatori-datori di lavoro, comandanti, componenti degli equipaggi ed esperti nell’organizzazione della sicurezza: questi i principali fruitori di una pubblicazione che potrebbe rivelarsi particolarmente utile in situazioni spesso impreviste e imprevedibili determinate dal mare. A tale fine, la guida sollecita un’attenta distribuzione di compiti e attività e una programmazione del lavoro che rispetti, per quanto possibile, le esigenze e i processi organizzativi. Attenzione particolare viene riservata anche al fattore “fatica”, che può essere controllato organizzando adeguatamente il lavoro e alternandolo a periodi di riposo.

Lo Faro: “Un punto di riferimento editoriale per la sicurezza a bordo” – Nonostante il comparto marittimo abbia registrato una riduzione degli infortuni denunciati del 3,7% – naviglio passeggeri, trasporto mercantile e pesca sono i settori dove si verificano i principali incidenti – la sicurezza a bordo necessita di linee guida chiare e schematiche per muoversi in sicurezza a bordo e in mare. “Questa pubblicazione – commenta Fabio Lo Faro, direttore regionale Inail Friuli Venezia Giulia – è un momento di sintesi della conoscenza che gli enti coinvolti hanno maturato in materia di sicurezza dei lavoratori naviganti e vuole essere un punto di riferimento editoriale per la sicurezza a bordo”.

Carlo Pareto  

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