giovedì, 2 Aprile, 2020

E’ Tiziano Treu
il nuovo commissario
dell’Inps

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Attuale consigliere Cnel, più volte ministro nei governi di centro sinistra ed ex senatore Pd Tiziano Treu è il nuovo Commissario dell’Inps. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha formalmente comunicato al Consiglio dei ministri di avere conferito al prof. Treu l’incarico di commissario in attesa che si avvii il procedimento per la nomina a presidente. Tiziano Treu, 75 anni, professore ordinario di diritto del lavoro all’Università Cattolica di Milano ed ex titolare del dicastero del Lavoro nel primo governo Prodi, subentra a Vittorio Conti, chiamato ad assumere la funzione di commissario pro tempore dell’Istituto di previdenza il 12 febbraio scorso con una decretazione sottoscritta congiuntamente dai responsabili del Lavoro e dell’Economia dell’epoca (Enrico Giovannini e Fabrizio Saccomanni).

Il mandato di Conti è appena scaduto. Il neo commissario dell’Ente di previdenza, più volte ministro del Lavoro (con un breve passaggio anche ai Trasporti), parlamentare di lungo corso, è stato – come è noto – l’ideatore della riforma delle pensioni del 1995, la n. 335 (all’epoca era responsabile del Welfare del Governo Dini) quella per intenderci che ha introdotto il sistema di calcolo contributivo (per chi aveva maturato meno di 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre dello stesso anno) e del requisito anagrafico minimo combinato coi 35 anni di anzianità assicurativa.

Da ministro del Lavoro del governo Prodi nel 1997 inoltre con il cosiddetto ”pacchetto Treu”, modificò il mercato del lavoro eliminando il collocamento pubblico obbligatorio e la chiamata numerica permettendo all’impresa di selezionare direttamente con la chiamata nominativa il lavoratore da assumere. Treu è stato anche relatore al Senato della riforma Fornero del Lavoro nel 2012. Attualmente, come detto, non è parlamentare, ma membro del Cnel e socio di uno studio professionale ”Crowe Horwarth”, associazione che potrebbe indurre in qualche preoccupazione chi teme possa configurarsi un nuovo conflitto di interessi come nel caso del presidente Mastrapasqua (culminato – si ricorderà – con le dimissioni rese a febbraio dall’interessato a seguito delle accese polemiche intervenute sui numerosi incarichi detenuti e su un’inchiesta giudiziaria che lo aveva visto in qualche modo coinvolto).

La designazione di Treu, al termine del mandato di Conti, divenuto commissario dopo l’uscita di scena di Mastrapasqua per consentire al Parlamento di avere più tempo a disposizione per delineare la nuova governance dell’Istituto, arriva in pratica con l’identico, preciso obiettivo. In questo lasso di tempo, difatti, è mutato il governo e nuove revisioni pensionistiche sono state avviate, senza mai prevedere fino a questo momento quella sul nuovo assetto organizzativo dell’Ente.

Previdenza, riforma pensioni 2014 e pensione anticipata

Se da un lato si aprono degli spiragli per i tanti lavoratori disagiati che aspettano una soluzione alla loro situazione di stallo, dall’altro crescono le preoccupazioni per la crisi economica e per i moniti delle organizzazioni internazionali, che suggeriscono proprio di tagliare le pensioni. Purtroppo le notizie che arrivano non permettono di guardare al futuro con molta serenità, visto che tutti concordano su di un fatto preciso: le pensioni per essere accessibili e sostenibili anche in futuro dovranno passare per il calcolo contributivo.

Lo diceva Carlo Cottarelli (commissario alla spending review) quando per reperire le risorse necessarie a sanare le tante situazioni derivanti dalla Riforma Fornero proponeva un contributo di solidarietà da applicare sulle mensilità retributive più generose. Lo sottolinea ancora una volta il Commissario Vittorio Conti dell’Inps, quando propone di eliminare il vincolo dell’età anagrafica al pensionamento, chiedendo in cambio di calcolare la mensilità da erogare sulla base del montante effettivamente versato dal lavoratore.

Il monito del Fondo Monetario Internazionale: per fare risparmi necessari nuovi tagli sulle pensioni

Dopo l’Ocse, torna a esprimersi in modo negativo sull’economia italiana un altro organismo internazionale: l’FMI. “Le riforme precedenti hanno rafforzato la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico. L’obiettivo dovrebbe spostarsi verso i risparmi sulle pensioni attuali, magari attraverso una maggiore indicizzazione progressiva”. È il parere recentemente formulato da Christine Lagarde, che ha commentato in questo modo l’indicazione di procedere a dei tagli sul welfare previdenziale: “la spending review è uno strumento importante, ma ulteriori risparmi saranno difficili senza affrontare il tema dell’elevata spesa per le pensioni”.

L’idea della Lagarde è coerente con quanto espresso solo pochi giorni fa dal Commissario dell’Inps Vittorio Conti, che ha messo però l’accento sulla necessità di flessibilizzare ulteriormente lo scivolo di fuoriuscita dal mondo del lavoro con un nuovo sistema “senza date fisse. Piuttosto raggiunta una certa quota di contributi, si dovrebbe lasciare libertà ai lavoratori di decidere quando andare in pensione”. Ovviamente una simile misura avrebbe un costo esplicito, cioè il ricalcolo della mensilità attraverso l’utilizzo del metodo contributivo.

Aperture del ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulla pensione anticipata ai lavoratori in difficoltà

Secondo il Ministro del lavoro Giuliano Poletti, un provvedimento che si basa sul passaggio al contributivo potrebbe essere utilizzato proprio per venire incontro alle necessità dei tanti lavoratori disagiati attualmente impossibilitati ad accedere all’Inps. Stiamo parlando di esodati, lavoratori precoci e persone che hanno svolto lavori usuranti, bloccati in una situazione di stallo a causa dell’elevato vincolo anagrafico.

“E’ intenzione del governo, nel contesto della legge di stabilità fare un esame di tutte le specifiche situazioni meritevoli di tutela previdenziale e pensionistica”. Ma attenzione, perché la misura non sarà di carattere universale: “E’ da rilevare che il legislatore, per garantire la sostenibilità della previdenza in futuro, ha inteso circoscrivere le categorie che possono accedere al pensionamento anticipato prima dei 62 anni di età”.

Cgia di Mestre: articolo 18 in poche imprese, ma tutela metà dei dipendenti privati

Sono poche le aziende sottoposte alla disciplina all’articolo 18, ma oltre la metà dei lavoratori dipendenti italiani del settore privato sono tutelati da questo istituto. I numeri elaborati di recente dalla Cgia ci dicono che l’articolo 18 “interessa” il 2,4 per cento delle aziende ed il 57,6 per cento dei lavoratori dipendenti italiani occupati nel settore privato dell’industria e dei servizi. In termini assoluti, su poco meno di 4.426.000 imprese presenti in Italia, solo 105.500 circa hanno più di 15 addetti. Per quanto riguarda i lavoratori, invece, la Cgia ricorda che dalla totalità degli addetti presenti in Italia (pari a poco più di 22 milioni di unità) sono stati “rimossi” i lavoratori autonomi, quelli del pubblico impiego, i dipendenti dell’agricoltura e tutti quelli con un contratto a tempo determinato che, per legge, non sono “coperti” da questa norma. Pertanto, su oltre 11.300 operai e impiegati presenti nel nostro Paese, quasi 6.507.000 lavorano alle dipendenze di aziende con più di 15 dipendenti, soglia oltre la quale si applica l’articolo 18.

“In una situazione economica così difficile – ha segnalato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – l’eventuale decisione di modificare l’articolo 18 darebbe luogo ad un duro scontro con le parti sociali che avrebbe solo ricadute negative. Mai come in questo momento, invece, abbiamo bisogno di pace e di coesione sociale. Ritengo, inoltre, che possiamo agganciare la ripresa e conseguentemente rilanciare l’occupazione privilegiando le politiche legate alla domanda. Ovvero, rilanciando gli investimenti, i consumi interni e combattere la deflazione: solo così saremo in grado di aggredire la disoccupazione”.

Carlo Pareto

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