sabato, 24 Ottobre, 2020

Tobagi, non basta ricordare. È l’ora di scavare fino in fondo

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“Un’interrogazione al ministro Bonafede perché si faccia chiarezza sull’assassinio di Walter Tobagi ora che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha considerato fondate le argomentazioni di chi, fin dal 1979, informò le forze dell’ordine che Tobagi era al centro di un attentato premeditato da un manipolo di terroristi rossi. Vogliamo sapere perché permangono zone d’ombre a distanza di quarant’anni dall’omicidio. Non basta ricordare l’uomo, il giornalista coraggioso. È l’ora di scavare fino in fondo”. E’ quanto scrive il senatore del Psi, Riccardo Nencini, che si è fatto promotore di una interrogazione parlamentare sottoscritta anche da Emma Bonino (+Europa), Gianni Pittella (Pd), Giuseppe Cucca (Italia Viva), Fiammetta Modena (Forza Italia). Con l’interrogazione si chiede se il governo non ritenga doveroso fare definitiva chiarezza su fatti riguardanti il caso Tobagi, rimuovendo un velo di ambiguità che tuttora rimane in danno alla memoria storica, per senso di giustizia”.

Nell’interrrogazione si chiede inoltre “se il governo non ritenga opportuno approfondire i motivi per i quali la Magistratura italiana non abbia, nel corso degli anni, mai fatto interamente luce sull’omicidio di Walter Tobagi benché a fronte di argomentazioni che finalmente la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha considerato fondate: il giornalista Renzo Magosso ha pubblicato, su una nota rivista, un’intervista rilasciata dall’ex brigadiere dei carabinieri Dario Covolo nella quale si raccontavano particolari inediti sull’omicidio di Walter Tobagi. Fu condannato al risarcimento e una multa per diffamazione ma la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha osservato: “ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera (…)” e ha imposto il conseguente risarcimento del danno da parte dello Stato italiano. La Corte Europea è entrata anche nel merito della ricostruzione compiuta dal giornalista osservando nella stessa sentenza che è stato “fornito un numero consistente di documenti e di elementi che di fatto dimostrano i controlli effettuati e permettono di considerare la versione dei fatti riportata nell’articolo come attendibile e la base fattuale come solida”.

 

Leggi l’intervista a Renzo Magosso

 

Di seguito l’interrogazione integrale

Al Ministro della Giustizia

Premesso che:

Walter Tobagi (Spoleto, 18 marzo 1947 – Milano, 28 maggio 1980), giornalista del Corriere della Sera, scrittore e accademico italiano, venne ucciso a Milano il 28 maggio 1980 con cinque colpi di pistola esplosi da un “commando” di terroristi di sinistra facenti capo alla Brigata XXVIII Marzo. Da tempo Tobagi scriveva articoli di denuncia sul radicamento del terrorismo rosso nelle fabbriche sfatando luoghi comuni e mettendo in guardia dalle pericolose articolazioni dei gruppi armati.
a seguito delle indagini, nel marzo del 1983 iniziò il processo, conclusosi nel novembre dello stesso anno, per accertare i responsabili dell’agguato.
al termine del processo furono identificati come colpevoli: Marco Barbone (condannato a 8 anni e nove mesi, poiché divenuto immediatamente collaboratore di giustizia, uscì dopo 3 anni ottenendo la libertà provvisoria), Paolo Morandini (medesima condanna di Barbone), Mario Marano (condannato a 20 anni e 4 mesi, ridotti per la sua collaborazione a 12 anni in appello, divenuti poi 10 con un condono), Manfredi De Stefano (condannato a 28 anni e otto mesi, morì in carcere nel 1984), Daniele Laus (condannato a 27 anni e otto mesi, in secondo grado ridotti a 16 e fu rimesso in libertà provvisoria nel 1985), Francesco Giordano (condannato a 30 anni e otto mesi, in appello divenuti 21).
nell’autunno del 1983 è trapelata l’esistenza di un’informativa resa nel dicembre del 1979, dunque ben prima dell’assassinio, da un confidente delle forze dell’ordine, attraverso la quale veniva comunicata ai Carabinieri la circostanza per la quale Walter Tobagi era l’obiettivo di un attentato architettato da un manipolo di terroristi di sinistra;
nonostante l’informativa, non fu presa alcuna contromisura al fine di evitare ciò che poi si sarebbe realmente verificato a distanza di pochi mesi;
alla scoperta dell’informativa, alcuni tra giornalisti ed esponenti politici sostennero che, se fossero state adottate le giuste precauzioni, specie alla luce di una comunicazione preventiva dell’esistenza del disegno criminoso, si sarebbe potuto evitare l’agguato e l’assassinio del giornalista del Corriere della Sera.
proprio a causa della pubblicazione degli articoli a seguito della diffusione della notizia sull’informativa rilasciata dal confidente delle forze dell’ordine, la Magistratura ha condannato gli autori degli articoli a cospicui risarcimenti per danno.

Considerato che:

nel 2004 il giornalista Renzo Magosso ha pubblicato, su una nota rivista, un’intervista rilasciata dall’ex brigadiere dei carabinieri Dario Covolo nella quale si raccontavano particolari inediti sull’omicidio di Walter Tobagi e nella quale l’ex sottufficiale dichiarava di aver avvertito i suoi superiori, sei mesi prima dell’aggressione mortale, che alcuni terroristi della Brigata XXVIII Marzo stavano progettando il delitto;
per il suddetto articolo, tale da confermare e ampliare le rivelazioni dell’autunno 1983 riprese da giornalisti e esponenti politici a suo tempo condannati, il giornalista veniva a sua volta condannato a una multa di 1.000 euro (più le spese processuali) e a un risarcimento di 240.000 euro in seguito a querela per diffamazione presentata da due agenti dei Carabinieri interessati dal caso;
Renzo Magosso ha presentato ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avverso la sentenza che lo condannava;
la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 16.01.2020 pronunciata nell’ambito del giudizio n. 59347/11, ha dichiarato la violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per il quale: “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera (…)” e ha imposto il conseguente risarcimento del danno da parte dello Stato italiano.
la Corte Europea è entrata anche nel merito della ricostruzione compiuta dal giornalista osservando nella stessa sentenza che è stato “fornito un numero consistente di documenti e di elementi che di fatto dimostrano i controlli effettuati e permettono di considerare la versione dei fatti riportata nell’articolo come attendibile e la base fattuale come solida”.

Tutto ciò premesso, si chiede di conoscere:

Se il governo non ritenga doveroso fare definitiva chiarezza su fatti riguardanti il caso Tobagi, rimuovendo un velo di ambiguità che tuttora rimane in danno alla memoria storica, per senso di giustizia, quale omaggio alla famiglia del giornalista assassinato.
Se il governo non ritenga opportuno approfondire i motivi per i quali la Magistratura italiana non abbia, nel corso degli anni, mai fatto interamente luce sull’omicidio di Walter Tobagi benché a fronte di argomentazioni che finalmente la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha considerato fondate.

Sen. Riccardo Nencini

Sen. Giuseppe Cucca (Italia Viva)

Sen. Fiammetta Modena (Forza Italia)

Sen. Emma Bonino ( Più Europa)

Sen. Gianni Pittella (Pd)

 

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