martedì, 18 Febbraio, 2020

Saltimbanchi

7

I nomi delle strade sono un deposito della memoria. C’è sì un’abbondanza di santi, di protagonisti del Risorgimento, di musicisti, pittori, scultori, benefattori ma, se guardate bene, non vi sfuggiranno le vie dedicate a donne e a uomini che hanno governato lo Stato e rappresentato la nazione. Nomi e cognomi che rappresentano una storia. Anzi, la storia d’Italia. Spesso si tratta di storie che dividono. L’unità italiana venne raggiunta contro i cattolici, i primi governi post unitari si mossero abbondando in baionette e palle di cannone contro socialisti e repubblicani, De Gasperi venne a lungo ritenuto indegno di guidare il Paese – ‘il re dei forchettoni’, urlava la propaganda comunista -, Togliatti un esecutore degli ordini di Mosca e per giunta finanziato da Mosca, per tacere il ruolo avuto nell’Unione Sovietica delle purghe staliniane.
Cosa facciamo? A seconda di chi vince le elezioni comunali rivediamo larga parte della toponomastica italiana? Oggi abiti in via Rossi, cinque anni dopo in via Neri e dieci dopo di nuovo in via Rossi? O non dovremmo finalmente imboccare la strada maestra riconoscendo, come deve essere, dignità di statisti anche a coloro dei quali abbiamo combattuto le idee, ma che si sono rivelati importanti nel rendere l’Italia più civile, più libera e più autorevole nello scacchiere internazionale?
Lo dico ai sindaci democratici di Lissone e di Loceri che stanno conducendo una campagna per cancellare il nome di Bettino Craxi da due piazze dei loro comuni. Adottando quel criterio, ciascuno di noi potrebbe obiettare su una quantità di intitolazioni (o di mancate intitolazioni), addirittura sull’uso di alcuni santi che ebbero vite travagliate prima di raggiungere la gloria. Sarebbe un errore. Un gravissimo errore.
I francesi, nonostante i morti provocati dalla rivoluzione in Vandea e altrove, non si sono mai sognati di rinunciare a una parte straordinaria della loro storia infissa nelle strade e nelle piazze. Sarebbe come togliere a Saramago il premio Nobel per la letteratura perché inneggiò al regime castrista che deteneva ingiustamente nelle carceri cubane un certo numero di dissidenti. Resta comunque un grande scrittore!
Riccardo Nencini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply