venerdì, 18 Ottobre, 2019

Torino, trasferito l’immigrato che aveva denunciato abusi

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Se la situazione dei diritti umani è grave per quanto riguarda la situazione nelle carceri italiane, non di meglio se la passano gli immigrati detenuti nei CPR. In queste ore arriva la notizia che uno dei detenuti del CPR di Torino che nelle ultime settimane ha denunciato le drammatiche condizioni di vita all’interno della struttura e i presunti abusi da parte della polizia è stato trasferito martedì notte dal capoluogo piemontese al Centro di Permanenza e Rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma. La stessa struttura, quella di Torino, balzata agli onori della cronaca perché poche settimane fa è morto un giovane senzatetto dopo aver denunciato un abuso sessuale.

Il Garante dei Detenuti – organismo statale indipendente che monitora i luoghi di privazione della libertà – è stato informato del caso sull’immigrato che ha dichiarato di aver subìto anche delle manganellate da un poliziotto: “Il trasferimento punitivo – ha dichiarato in una nota il presidente Mauro Palma – non è ammesso neanche in campo penale, dall’Ordinamento penitenziario. Qui parliamo di detenzione amministrativa, quindi se si trattasse davvero di un trasferimento punitivo noi agiremmo presso le autorità competenti per impedire che riaccada in futuro e lo faremmo presente pubblicamente, magari attraverso un rapporto di monitoraggio da rendere pubblico”. Quanto alle manganellate, invece, verranno avviati approfondimenti.

La situazione continua a peggiorare, nei CPR, tanto che nei giorni scorsi ci sono state denunce, rivolte e sempre il garante in una nota del 21 giugno scorso, spiegava: “La situazione degli ospiti rimane molto dura e preoccupante, sia dal punto di vista della vita quotidiana, che scorre senza nessuna attività, con evidenti ripercussioni sulla salute psicofisica delle persone ristrette (fino a sei mesi o anche più), sia per quanto riguarda le condizioni materiali degli ambienti, spesso danneggiati o incendiati da precedenti ospiti ma mantenuti in tali condizioni di deterioramento e di assenza di igiene”.

I penitenziari sono diventati dei posti dove spesso i diritti umani vengono calpestati, nonostante le riprese da parte dell’Europa, i controlli e la recente introduzione del reato di tortura. Tuttavia, Giorgia Meloni, leader FdI, una settimana fa, dichiarava: “Gli uomini e le donne in divisa – spiega la presidente Meloni – devono poter svolgere il loro lavoro in sicurezza e con dignità”. Con l’introduzione del reato di tortura “gli agenti sono stati mortificati” e non sono stati messi in condizione di svolgere il loro lavoro perché basta un “insulto per rischiare pene fino a 12 anni”, prosegue. Fdi punta dunque a trasformare il reato in una “circostanza aggravante”, perché così come è previsto “è sproporzionato”.
In questi giorni ricorre anche il triste anniversario del G8 di Genova, i fatti che seguirono e una generazione ‘abusata’, una pagina vergognosa per l’Italia nata dall’Antifascismo.

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