mercoledì, 18 Settembre, 2019

Torni Minniti agli Interni

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Se mai dovesse prendere piede un governo politico Pd-Cinque stelle il tema della gestione dell’immigrazione diverrebbe fondamentale, assieme alla questione economica che vedrà probabilmente l’Europa in preda a nuovi fenomeni recessivi. I cinque punti proposti da Zingaretti, e approvati all’unanimità come inizio di un confronto coi grillini, mancano forse di due capitoli successivi. Il primo riguarda le infrastrutture. Non dimentichiamo che il Pd ha votato assieme alla Lega contro la mozione dei Cinque stelle che intendeva fermare irresponsabilmente la ferrovia ad Alta velocità Torino-Lione. Vero che questa  spinosa questione é ormai risolta, come risolte sono le vicende della Tap e dell’Ilva, ma nei cassetti di Toninelli giacciono ancora i blocchi a decine di opere utili agli italiani, allo sviluppo e all’occupazione.

L’altro argomento mancante è quello riferito alla composizione del governo. Per sancire una discontinuità non basta un nuovo presidente del Consiglio, serve una squadra interamente nuova di ministri. Basta coi Di Maio, i Toninelli, i Bonafede, per cortesia o il fallimento del governo sarà scritto nella sua composizione. Servono ministri capaci, di esperienza, di qualità. Serve un ministro degli Esteri con alto profilo europeista, un ministro dell’Economia (su Tria si potrebbe anche fare un’eccezione) capace di dialogare e se serve di sbattere i pugni sul tavolo di Bruxelles, serve a mio giudizio un ministro degli Interni che affronti come si deve la spinosa questione dell’immigrazione sulla quale l’opposizione leghista sparerà alzo zero.

Per questo, a mio giudizio, occorre in quel ruolo utilizzare ancora Marco Minniti, l’unico ministro che non solo ha diminuito gli sbarchi (poi parleremo del come) ma che ha cominciato a impostare come si deve i patti economici coi paesi africani anche in funzione del rimpatrio del clandestini. E’ evidente che va rivista la legge Salvini, ma non si può portare acqua al mulino leghista tornando ai permissivismo e alle passività dell’epoca alfaniana. Sbraitare a mò dell’agitato Salvini contro tutte le Ong, non accorgersi che chi corre un pericolo di vita in mare va salvato per motivi etici e anche per rispetto di tutte le convenzioni internazionali, chiudere gli occhi sulla situazione in Libia, dove la guerra impedisce di effettuare il blocco di chi non ha diritto d’asilo e di sorreggere le partenze di chi diritto di venire in Italia invece ce l’ha secondo la costituzione e le leggi del nostro paese, non é possibile.

Come è un dovere vigilare sulla sicurezza degli italiani (Riccardo Nencini, nel suo intervento al Senato, ha enumerato dati esaurienti sulla situazione dell’ordine pubblico sotto l’egida salviniana), sul necessario aumento del personale delle forze dell’ordine, sulla gestione del fenomeno migratorio che deve, questo sì, cambiare profondamente rispetto al passato (basta con le concentrazioni dei migranti nelle periferie urbane, basta con cooperative conniventi). E basta anche con lo scempio dei campi di respingimento in Libia che devono essere tutti posti sotto il controllo e la gestione dell’Onu e non restare veri e propri lager dove donne, uomini e bambini sono sottoposti a ogni tipo di violenza fisica e morale. E basta anche con lo sfruttamento dei migranti nei campi di lavoro del sud, sottopagati e violentati dal lavoro e da una vita quotidiana bestiale. Così va impostata una nuova, concreta, decisa e umana politica dell’immigrazione, fenomeno che non si ferma con le declamazioni. Non con i proclami e le grida manzoniane che puntano sulla paura nell’indifferenza di qualsiasi valore umano e senza concreti risultati. Minniti è l’uomo giusto. Che lo usino.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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