venerdì, 30 Ottobre, 2020

Tour. Tadej Pogacar, uno sloveno sotto l’Arc de Triomphe

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Il sipario si chiude.

Mesdames et messieurs ferment le rideau. Le spectacle est terminé.

La carovana del Tour de France oggi ha sfilato in passerella sul palcoscenico degli Champs-Élysées per gli applausi finali, come merita ogni buona compagnia di teatranti che ha messo in scena uno spettacolo discreto.

E come in ogni spettacolo che si rispetti ieri c’è stato l’epilogo a sorpresa, le coup de théâtre.

Sfidando la pestilenza un esercito di avventurosi ha percorso le strade di Francia per tre settimane e per 3.484 chilometri alla conquista della maglia gialla, da Nizza al centro di Parigi, ed un ragazzino di ventidue anni ha spodestato il Re e sconfitto i suoi moschettieri.
L’eroe che ha spodestato il Re si chiama Tadej Pogacar e viene da Komenda, un piccolo villaggio senza storia che si trova in Slovenia, nell’Alta Carniola.
Già a Nizza tutti sapevano che il ragazzino in questione è forte ma nessuno immaginava che lo fosse così tanto da poter vincere una competizione così dura ed importante come il Tour de France.
Il ragazzino si farà le ossa, dicevano gli esperti, magari vincerà qualche tappa.
Invece.

Per vincere un Tour de France occorrono qualità straordinarie.
Una delle difficoltà maggiori è rappresentata dalla terza settimana di corsa. Per essere in grado di competere ad alti livelli nella terza settimana occorre esperienza e capacità di gestire un fisico usurato dai chilometri percorsi nelle due settimane precedenti.
La crisi è sempre dietro l’angolo, pardon, dietro ogni curva e se arriva serve tanta esperienza anche per gestirla, per limitare i danni, affinché i secondi persi non diventino inesorabilmente minuti, tanti minuti.
Tadej Pogacar è stato bravo, è riuscito anzitutto a sfruttare il lavoro degli altri sapendo benissimo di avere una squadra inesistente in salita, visto che il compagno Fabio Aru ha abbandonato presto il Tour de France con la coda tra le gambe e che lo spagnolo David De La Cruz non poteva certo fare tutto da solo.
Tadej Pogacar in salita è stato l’ombra di Primoz Roglic, giocando in difesa nelle salite più difficili per cercare poi di grattare qualche secondo a Roglic nelle ultime centinaia di metri delle singole tappe.
La Uae Emirates, assente nei momenti cruciali ha comunque fatto del suo meglio per accudire Pogacar e questa prestigiosa vittoria è anche loro.
Eccoli, meritano una menzione speciale e la clap della passerella davanti al proscenio, a cominciare dal grande Marco Marcato, poi David De La Cruz con Jan Polanc, Alexander Kristoff con Stak Vegard Laengen ed infine Davide Formolo, costretto al ritiro a causa di una caduta ed operato alla clavicola sinistra giusto qualche giorno fa. Dove non è arrivata la squadra è arrivato Tadej Pogacar tutto da solo.
Mai un cedimento vero, sempre attento a leggere subito e nel modo giusto le dinamiche della corsa, testa e gambe sull’asfalto in ogni istante e … che gambe ragazzi!
Ieri sulle pendenze estreme del Planes Des Belles Filles è stato uno spettacolo vederlo salire.
Tra i protagonisti di questa commedia ci sono poi il Re spodestato con i suoi Moschettieri. Portano il nome di Primoz Roglic e della Jumbo Visma.
I moschettieri del Re Wout Van Aert, Tom Dumoulin, Sepp Kuss, George Bennett sono stati implacabili.

Hanno dimostrato di essere in grado di portare sempre Primoz Roglic nella migliore posizione possibile, di stoppare le iniziative di chiunque e sono stati contemporaneamente in grado di coltivare ambizioni personali.

 

Le vittorie parziali di Wout Van Aert ad esempio sono state incredibili ed il belga domenica prossima, ai Mondiali di Imola, sarà un avversario temibile per chiunque.

Infine Re Primoz Roglic.

Fino alla tappa di ieri ha dimostrato di saper gestire e controllare la corsa fin quasi alla noia, in modo esasperante. Forte, fortissimo, quelle poche volte che è uscito dal guscio della Jumbo Visma, quando ha calato il ponte levatoio ed è uscito dal castello, lo ha fatto al momento giusto nei tempi e nei modi, lasciando intendere a tutti che nelle sue terre, le terre di Re Roglic nulla accade che il Re non voglia che accada.

 

Il problema è arrivato quando si è trattato di stare sulla strada da solo per tutto il tempo, come nella tappa a cronometro di ieri, solo contro tutti.

Ecco allora che Re Roglic, indipendentemente dalla prova eccezionale del ragazzino Pogacar, ha comunque dato l’impressione di avere ancora troppi limiti, a cominciare dal carattere.

Il Re viene descritto dal carattere difficile, incline agli sbalzi d’umore, difficile nelle relazioni.

Forse tutto questo ha influito durante la cronoscalata di ieri, quando la rabbia di sapere Pogacar in recupero non si è trasformata in forza da imprimere sui pedali per ricacciarlo indietro ma si è dispersa come vapore tra la folla assiepata ai lati della strada.

A raccogliere gli applausi nella passerella di questo teatro è giusto poi che ci siano altri attori, che in questa commedia sembra abbiano avuto ruoli marginali ma che invece meritano la clap.

Richie Porte prima di tutti gli altri. Il tasmaniano ieri ha disputato una cronoscalata davvero notevole, che gli ha consentito di risalire fino al terzo posto della generale. Anche per lui un bel Tour, è mancata solo la vittoria di tappa.

 

Bravo anche Mikel Landa che con i suoi armigeri ha provato più volte a mettere sotto assedio il castello del Re, bravo il giovane Enric Mas, il combattivo Richard Carapaz, il colombiano Miguel Angel Lopez.

Bravo il nostro Damiano Caruso, primo dei pochi italiani presenti, finito al decimo posto in classifica generale nonostante abbia consumato ettolitri di sudore a favore del suo capitano Mikel Landa.

Bravissimi i giovani Marc Hirschi e Lennard Kamna, il guerriero danese Kragh Andersen ed il velocista irlandese Sam Bennett.

Gli elfi che abitano anche i boschi francesi sono stati dalla parte di Sam Bennett che ha vinto meritatamente anche l’ultima tappa di Parigi, mettendo il sigillo sulla Maglia Verde di leader della classifica a punti.

Sul podio con lui un Peter Sagan apparso in lento declino.

Le altre maglie sono tutte nell’armadio di Tadej Pogacar. Della maglia gialla lo sappiamo, la Maglia a Pois di miglior scalatore l’ha vinta precedendo il combattivo Richard Carapaz, la Maglia Bianca di miglior giovane l’ha conquistata davanti allo spagnolo Enric Mas.

Nonostante il percorso di questo Tour sia stato disegnato ispirandosi alle caratteristiche dei corridori transalpini, i francesi sono stati poco più che comparse, piccoli ruoli, poche battute.

Per motivi diversi, sono usciti di scena già al primo atto di questa commedia; portano i nomi di Romain Bardet, di Thibaut Pinot, di Julian Alaphilippe, di Guillaume Martin.

Altri attori famosi non sono neppure entrati in scena e sono rimasti dietro le quinte per tutto il tempo, come il nostro Elia Viviani.

 

Altri ancora hanno lasciato il palcoscenico all’improvviso per sedersi in platea come ha fatto Egan Bernal o sono scivolati dietro le quinte come Adam Yates e Nairo Quintana.

In regia va apprezzato Monsieur Proudhomme, che pur risultando lui stesso positivo al covid19 è riuscito comunque a tenere il coronavirus lontano dalla corsa nonostante la Francia abbia anche stasera serie difficoltà a contenere il numero dei contagi.

Questa bella commedia del ragazzino in giallo sarà evocata stasera a Komenda, il piccolo villaggio sloveno senza storia dove scorreranno fiumi di slivovitz alla salute di Pogacar.

Per contro a Trbovlje, paese natale di Roglic si berranno invece bicchierini di pelinkovac, il digestivo che brucia tutto, come la ciminiera più alta d’Europa che domina la città, costruita così alta affinché i fumi vadano ad inquinare un po’ più in là.

Noi torniamo a casa.

Mesdames et messieurs ferment le rideau. Le spectacle est terminé.

 

ORDINE DI ARRIVO ULTIMA TAPPA

1 – Sam BENNETT
2 – Mads PEDERSEN
3 – Peter SAGAN

 

TOUR DE FRANCE 2020 – CLASSIFICA FINALE

1 – Tadej POGACAR in 84 ore, 26 minuti 33 secondi
2 – Primoz ROGLIC a 59 secondi
3 – Richie PORTE a 3 minuti e 30 secondi
4 – Mikel LANDA a 5 minuti 58 secondi
5 – Enric MAS a 6 minuti e 7 secondi
6 – Miguel Angel LOPEZ a 6 minuti e 47 secondi
7 – Tom DUMOULIN a 7 minuti e 48 secondi
8 – Rigoberto URAN a 8 minuti e 2 secondi
9 – Adam YATES a 9 minuti e 25 secondi
10 – Damiano CARUSO a 14 minuti e 3 secondi

ULTIMO a 6 ore 7 minuti 2 secondi ROGER KLUGE, stessa fatica di Pogacar, provare per credere!

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