sabato, 28 Novembre, 2020

Tour de France. Vince Martinez e Roglic consolida la maglia gialla

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“Io quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.“
Italo Svevo

La tappa odierna ha attraversato l’Alvernia. Prima la regione del Cantal, sul Massiccio Centrale, terra di antichi vulcani addormentati e ben sette gran premi della montagna.

Infine è arrivato lui, il Puy Mary, l’antico vulcano spento che domina il paesaggio di queste parti. La salita finale è lunga cinque chilometri e mezzo all’8,1% ma gli ultimi duemila cinquecento metri hanno una pendenza media dell’11,7%.

Sulle strade del Puy Mary, su verso il Pas de Peyrol, il Tour de France è transitato più volte, consacrando le gesta di corridori entrati nel cuore degli appassionati, tutti vincitori della maglia a pois: Federico Bahamontes (1963), Lucien Van Impe (1973 e 1983) o Richard Virenque (2004).

Alvernia. Terra di vulcani spenti, addormentati.

Alla partenza da Chatel Guyon molti erano i rivali della maglia gialla Primoz Roglic che potevano essere paragonati a vulcani spenti o a vulcani addormentati.

Nelle prime tappe di questo Tour de France si è spento il beniamino di casa Thibau Pinot, uscito presto di classifica. Per strada, tappa dopo tappa, si è lentamente spento Julian Alaphilippe, che ogni tanto riesce però ancora ad eruttare zampilli di vera classe.

Poi i vulcani addormentati. Sono i rivali di Primoz Roglic che sono ancora lì, ad una manciata di secondi in classifica generale ma che non abbiamo ancora visto protagonisti, che hanno giocato in difesa.

Sono i colombiani Egan Bernal, Nairo Quintana e Rigoberto Uran. Sono Mikel Landa e Miguel Angel Lopez. Sono ad esempio Romain Bardet e Richie Porte.

Alcuni di loro hanno nelle gambe la potenza esplosiva del Vesuvio e dei vulcani del Pacifico; quando si svegliano esplodono in scatti secchi, decisi, spesso definitivi, su in alto, come lapilli incandescenti.

Altri hanno nelle gambe una potenza effusiva come quella dell’Etna, è un magma che sale anziché scendere, vanno su in progressione senza fermarsi mai, sviluppando velocità che piano piano lasciano tutti indietro.

Infine ci sono i vulcani attivi, che già nei giorni scorsi hanno eruttato momenti di vera classe o dimostrazioni di forza, come il giovane Tadej Pogacar, lo svizzerino Marc Hirschi, e tutta la Jumbo Visma, la squadra di Primoz Roglic.

Ha vinto meritatamente Daniel Felipe Martinez, colombiano della squadra Ef, che fin dai primi chilometri ha fatto parte di un drappello di diciassette coraggiosi che si sono lanciati in avanti quasi subito. Tra di loro anche nomi conosciuti ai più come Schacmann (vincitore della Parigi Nizza), Julian Alaphilippe, Daniel Martin, Pierre Rolland ,Warren Barguil.

Martinez ha fornito una magnifica prova di forza.

Insieme a Kamna, ma lavorando soprattutto in prima persona, ha prima ripreso Schacmann e poi ha sopraffatto i due compagni di fuga. Schacmann ha ceduto a 700 metri dal traguardo, poi Kamna, negli ultimi 50 metri.

Nel gruppo dei migliori le prime vittime sono stati i Franchi Bardet e Martin, già nel Col de Neronne, grazie alla progressione della Jumbo Visma e della Ineos Granadiers.

Ma è quando i migliori sono arrivati agli ultimi mille e cinquecento metri che è iniziato il vero spettacolo ai fini della classifica.

Là, in quell’ultimo tratto di asfalto, dove la squadra non conta. Il compagno di fuga non conta. Contano solo le gambe. Ognuno per sé e Dio per tutti.

Lo sloveno Pogacar ha eruttato un altro momento di classe e forza. Gli ha resistito solo Primoz Roglic. Gli altri hanno mollato subito un pochino. Poi i centimetri sono diventati metri. Roglic e Pogacar che insistono. Dietro Porte, Miguel Angel Lopez e Landa. Ancora più indietro Uran e Bernal.

I due sloveni con una faccia imperturbabile, sembrava non facessero fatica. Nei volti degli altri invece smorfie di sofferenza, di respiro che manca.

A Bernal il sudore gocciolava vistosamente lungo il naso e intanto perdeva sempre più terreno, caracollando sulla strada.

Al traguardo arriverà insieme a Rigoberto Uran, a quasi quaranta secondi da Roglic, ancora saldamente in maglia gialla.

La corsa è finita, la gente scende alla spicciolata dal Puy Mary, il vulcano spento che oggi ha acceso questo Tour de France.

In basso, sui pascoli ai lati della strada, alcune vacche dell’antica razza Salers, manto rosso e corna a forma di lira, ruminano infastidite da tutto questo via vai.

 

ORDINE DI ARRIVO

1 – Daniel Felipe MARTINEZ in 5 ore 1 minuto e 47 secondi
2 – Lennard KAMNA a 4 secondi
3 – Maximilian SCHACMANN a 51 secondi
4 – Valentin MADOUAS a 1 minuto e 33 secondi
5 – Pierre ROLLAND a 1 minuto e 42 secondi

 

CLASSIFICA GENERALE

1 – Primoz ROGLIC
2 – Tadej POGACAR a 44 secondi
3 – Egan BERNAL a 59 secondi
4 – Rigoberto URAN a 1 minuto e 10 secondi
5 – Nairo QUINTANA a 1 minuto e 12 secondi

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