venerdì, 23 Ottobre, 2020

Tra Italicum e Quirinale

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Avanza l’inquilino del Colle. Avanza con strane sembianze. Frutto del Nazareno o di qualche altra diavoleria? Sarà il più autorevole o il meno colorito? Sarà più tecnico o politico? C’è oggi solo un nome che potrebbe mettere d’accordo tanti e costituire una solida garanzia per le istituzioni ed è quello di Giuliano Amato. Noi ovviamente facciamo il tifo per lui. Uso un linguaggio calcistico-renziano. Speriamo che la sua candidatura faccia gol. In fondo, al di là di tutto, egli rappresenta la nostra storia e la nostra famiglia, è esponente della sinistra riformista, ha capeggiato un governo di centro-sinistra, dopo D’Alema, non è certo sgradito a larga parte dell’opposizione del Pd ed è gradito a Berlusconi. Ci vuole molta fantasia a immaginare un altro che possa meglio di Amato rappresentare queste esigenze.

Però i giochi sono tutt’altro che fatti. Forza Italia, Nuovo centrodestra e Udc paiono convergere su un’unica candidatura espressione del Partito popolare europeo. Non è ancora chiaro a chi pensino, ma la loro posizione pare più funzionale a una trattativa che a una condizione. Il vero problema oggi è, come sempre, il Pd. Sono le sue divisioni che si allargano e si radicalizzano, dopo l’addio di Cofferati. E soffiano sul fuoco se non del divorzio, almeno di una separazione di fatto. L’annuncio che alcune decine di senatori non voteranno la legge elettorale al Senato, se non verrà accolto l’emendamento relativo alla cancellazione dei capilista bloccati, è una dichiarazione di guerra. Sia ben chiaro. A mio parere hanno ragione. Che senso ha approvare una legge che prevede candidati di serie A, nominati dai partiti, e candidati di serie B, che devono essere scelti dall’elettorato con le preferenze? Ma c’è di più. Siccome verranno costituiti circa cento collegi per la Camera e siccome con questi sondaggi solo il PD avrebbe più di cento deputati, solo il Pd, se vincerà le elezioni, eleggerà una parte di candidati con le preferenze, mentre tutti gli altri nomineranno solo i capilista, utilizzando anche l’intreccio delle candidature plurime.

Credo che se così restasse la norma anche i nostri potrebbero votare l’emendamento dei dissidenti pidini. La nuova versione dell’Italicum è meglio della vecchia. Ma pecca ancora di incongruenze. In fondo meglio lo sbarramento al tre che al cinque. Meglio il premio alla lista che alla coalizione perché così si liberano le liste dalla necessità di una preventiva collocazione. Quel che emerge però è lo stretto legame tra la battaglia sull’Italicum e quella per il nuovo presidente. I dissidenti del Pd si conteranno al Senato, dove il voto dei berlusconiani diventerà determinante, facendo così acquisire al governo Renzi, che si dovrebbe dimettere se la legge elettorale non passasse, i connotati di un governo del Nazareno. Si dovrebbe continuare con un presidente eletto nello sesto modo, è evidente. Lo chiederanno prima di votare la legge i berlusconiani. Si tornerà ad Amato? Magari. Vuoi vedere che dal voto su una legge sbagliata emergerà un presidente giusto?

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