venerdì, 23 Ottobre, 2020

Tra luoghi comuni e “dagli all’untore”

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Anch’io, come Massimo Cacciari, forse perché laureati entrambi in filosofia, anche se lui eccellente filosofo e io no, odio la retorica e i luoghi comuni, del tipo “ne usciremo migliori”. Abbiamo passato tragedie peggiori, due guerre mondiali con decine e decine di milioni di morti, abbiamo assistito a una pandemia, la spagnola del 1918-1920, che ha seminato più lutti della prima guerra mondiale, che a sua volta ne aveva segnati il doppio della seconda, almeno in Italia. Abbiamo assistito al martirio di interi popoli africani, a guerre con milioni di morti lontano da noi, a terribili dittature e carneficine, a infami forme di terrorismo politico e religioso. Tutto questo ci ha migliorato? La verità é che le tragedie semmai peggiorano l’uomo, perché gli fanno toccare la morte da vicino e una volta scampato, subentra in lui un senso più accentuato di egoismo. Una volta i genitori, usciti dalla catastrofe del secondo conflitto bellico, erano soliti rivolgersi ai loro figli con il ritornello del “non voglio che loro patiscano quel che abbiamo patito noi”. E cosi nel permissivismo più totale ai figli mancava anche il senso della sofferenza scandito attraverso i ritmi della storia. Non ne usciremo migliori, ma più poveri. E forse anche molto più poveri. E non basteranno i miliardi scuciti dagli stati, dall’Europa, le somme alla Paperon de Paperoni promesse da Trump. Ci saranno alcuni evidenti, quasi insormontabili, problemi che questa epidemia ha evidenziato. E un problema soprattutto nostro, perché la nostra nazione conta su una rete del 95% di piccole e medie imprese, intere fliere che rischiano di saltare. Il turismo senza turisti come riuscirà a sopravvivere, e i gli artigiani, i commercianti come potranno riaprire? Ne usciremo con maggiori diseguaglianze sociali e forse con più tensioni, conflitti e anche invidie. Oggi dobbiamo fare i conti con un clima da caccia all’untore, i runner, la gente che a duecento metri da casa corricchia per prendere aria e fiato e viene insultata quando non inseguita. Si può fare la spesa camminando ma se corri rischi. Ho assistito in un supermercato ad una aggressione ad una signora senza mascherina, dopo che per giorni si era assicurato che la mascherina serviva a niente, per poi finire a sostenere il contrario. Ne usciremo migliori? Ne dubito. Tuttavia la pandemia mondiale dovrà indurre almeno gli stati più rappresentativi ad affrontare alcuni problemi che la pandemia ha d’un tratto dissepolto. Il primo é quello relativo ad un più accentuato ed efficace ruolo dello stato nell’economia. Altro che liberismo, andremo incontro a nuove e necessarie pratiche di neo keynesismo. E questa non sarà solo un’opzione della sinistra riformista, ma una necessità assoluta condivisa da tutti. Secondo. Occorrerà un sistema sanitario adeguato. Penso all’America dove si cura in base al reddito e non in base alla malattia. Un’ingiustizia alla quale solo Obama ha cercato di porre rimedio. Un sistema sanitario che anche in Italia occorrerà potenziare dopo i tagli orizzontali degli ultimi anni. Bisognerà finanziare la ricerca, anche questa su scala mondiale, con un coordinamento che é finora mancato. Se potessi dire una eresia occorrerebbero un sistema sanitario e una ricerca frutto di un governo globale. Dove tutti gli uomini siano davvero uguali e trattati nello stesso modo, altro che sperimentare, e questa é invero la più clamorosa delle eresie, nuove cure e vaccini in Africa, come con una dose di razzismo vomitoso qualcuno ha ipotizzato. E infine un piano mondiale per un’economia pulita. Conosciamo le strette relazioni tra ambiente e malattie, questo coronavirus é nato nei luoghi melmosi e infetti di una Cina a cui tutto é concesso. Ormai la green economy non va lasciata alla propaganda delle Grete di turno. Sono gli stati che devoni passare ai fatti. In questo contesto, noi che siamo abituati a fare il passo più corto della gamba, mentre le pandemie ci ricordano che in epoca di globalizzazione il mondo è unito non solo nei commerci ma anche nelle malattie e così dovrebbe essere anche a livello politico, almeno creiamo l’Europa, quella federale e unita che finora é mancata. Dal coronavirus ai coronabond il passo non é poi così lungo.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Va da sé che un eccesso di egoismo, nonché di individualismi, non giova alla vita di una comunità, ma potrebbe anche succedere che quando riusciremo ad uscire dall’emergenza in corso, una certa qual dose di “egoismo” funzioni da stimolo e motore, almeno in qualcuno, per recuperare quanto prima possibile il “fermo” di queste settimane (o di questi mesi qualora la situazione dovesse prolungarsi nel tempo).

    Se detta ipotesi o prospettiva avesse un qualche fondamento, bisognerebbe poi evitare, da un lato, che i troppi egoismi arrivino a compromettere e sfaldare il “collante” che deve unire i membri di una collettività, e che serve a renderla tale, ma al tempo stesso andrebbe trovato il modo di non “imbrigliare” più di tanto l’energia e la voglia di fare che trae spesso motivazione e forza proprio dall’egocentrismo, o individualismo.

    Paolo B. 05.04.2020

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