sabato, 31 Ottobre, 2020

Tra Maurizio e Susanna…

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Lui, Maurizio Landini, è l’uomo-vogue della Cgil. Invitato in tutti i talk show, quasi mai disdegna. Parla con voce alta, e non sempre indovina le regole della grammatica e della sintassi. D’altronde viene dalla fabbrica. Non è un intellettuale. Lo conosco abbastanza bene perché è di Reggio Emilia come me. E a Reggio Emilia ci si conosce tutti o quasi. E coloro che fanno politica si salutano quando si incontrano per strada o al bar. Con più o meno calore. Ad esempio, quelli della Fgci salutavano noi, giovani socialisti, con un cenno del capo, mentre invece omaggiavano i giovani extra parlamentari di sinistra con un “ciao” più un sorriso. Questione di feeling.
Landini apparteneva al gruppo dei fratelli Rinaldini, che a loro volta erano ispirati da certo Sabbatini, un comunista sindacalista bolognese di estrema sinistra. Ma Tiziano Rinaldini, il più grande, che contrariamente a Gianni, non ha mai ricoperto incarichi di particolare rilievo nella CGIL, aveva studi liceali alle spalle e solide letture. Landini è personaggio anomalo nel gruppo, che continua a contare sulla maggioranza della Cgil reggiana. Diverso o più nostrano, per usare terminologia di casa. Più di base, meno radical chic. E questa sua diversità paradossalmente lo ha generato un curioso esemplare da salotto. Corteggiato da tutti. Non mi stupirei di vederlo prima o poi spuntare anche a Capalbio.
Ebbene Maurizio, il cantore operaio, si è messo decisamente contro Susanna, la segretaria troppo moderata e burocratica, per lui. Ha visceralmente contestato l’accordo sulla rappresentanza e al congresso presenta la sua lista, alternativa a quella della segretaria. Contrariamente alla Camusso, Landini non parla male di Renzi. Anzi. Le colpe di Renzi, per Landini, sono solo della Camusso. È strano che la sinistra Cgil sia meno anti renziana della destra. Eppure anche questo non trascurabile aspetto ci aiuta a leggere bene le differenze all’interno del maggior sindacato italiano. Che sono di rapporti e di potere più che di merito.
Perché la Fiom contesta di essere stata esclusa dalle decisioni sull’accordo attorno alla rappresentanza. E perché Landini accetta un rapporto preferenziale con Renzi proprio in virtù di una esclusione della Camusso. Una convenzione ad esxludendum. Come andrà a finire, non saprei. Dubito che Camusso e Landini possano trovare una via di uscita che non danneggi l’uno dei due. Escludo una improbabile scissione. La cosa poi probabile è che la guerra continui. Con buona pace di Renzi che dell’unità della Cgil ha solo da temere.

 

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