martedì, 11 Agosto, 2020

Trapani, nasce un altro comune: Misiliscemi

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Se in alcune regioni italiane diversi comuni hanno deciso di unirsi tra loro, nella periferia di Trapani è in corso l’allontanamento di otto frazioni per formarne uno con un nome di derivazione araba: “Misiliscemi, ovvero “Masil Escemmu”, che indica “torrente o luogo elevato ove scorre l’acqua”. L’ente avrà il nome del lungo torrente che attraversa la maggior parte dei territori delle otto frazioni del Comune di Trapani. Il primo atto popolare avvenne due anni fa con un referendum, che dovrebbe allungare l’elenco delle 7904 amministrazioni comunali sparse nelle varie regioni italiane.
L’iter è tuttora in corso, ma sembra ormai cosa fatta. Questa settimana la prima commissione dell’Assemblea regionale siciliana affronterà il tema per definire i punti più delicati. Da anni, gli abitanti delle frazioni denunciano l’assenza dei servizi primari, oltre che la mancanza di investimenti in opere e infrastrutture, tantomeno la presenza di uffici comunali, a fronte di un regolare pagamento delle tasse al comune di Trapani. Tra i tanti servizi mal funzionanti c’è anche l’erogazione dell’acqua potabile che spesso manca, costringendo gli abitanti a dotarsi di recipienti capienti per crearsi le scorte d’acqua necessaria.
Si tratta delle frazioni di Fontanasalsa, Guarrato, Locogrande, Marausa, Palma, Pietretagliate, Rilievo e Salinagrande. Proprio da quest’ultima contrada negli anni scorsi arrivò uno dei primi segnali, con proteste piccate sulla presenza di un centro di accoglienza per richiedenti asilo, da tutti conosciuto come il ‘Cara di Salinagrande’. Le polemiche si concentrarono sul disservizio della raccolta dei rifiuti e sul lungo via vai di migranti che raggiungevano il centro della città, percorrendo quasi cinque chilometri a piedi, correndo il rischio di essere investiti dagli automobilisti che percorrono la strada provinciale 21, la litoranea che collega Trapani a Marsala.

Inoltre, la carenza dei collegamenti con i mezzi pubblici, dove si viaggia a bordo dell’unico autobus urbano che raggiunge la zona. In fondo, la separazione nasce da ripetute denunce inascoltate sulla carenza di alcuni servizi essenziali, che andavano chiaramente rafforzati, oltre all’assenza di marciapiedi e fognature.
Il territorio è grande circa 93 km quadrati e conta 8669 residenti: si estende nella zona meridionale dell’attuale città confinando con i comuni di Marsala e Paceco. Da tempo meta estiva di trapanesi e pacecoti (principalmente Marausa), le presenze locali si triplicano in quel periodo dell’anno. Nonostante ciò, al referendum del 28 maggio 2018 gli abitanti residenti in altre zone della città hanno disertato le urne, mentre nelle frazioni si è raggiunto il 52,04%, centrando il quorum.

Si sarebbe dovuto votare anche il ballottaggio per le amministrative di Trapani, ma il candidato Giacomo Tranchida venne eletto al primo turno la settimana precedente.
Quasi per ironia, ciclicamente in città viene riproposta l’ipotesi di una fusione con il comune di Erice, in una prospettiva da Grande città tanto discussa, ma mai applicata. In realtà il problema tra i comuni di Trapani ed Erice sarebbe quello di una rettifica dei confini. Ma finora non emerge nessun vantaggio di interesse reciproco.
Dall’associazione Misiliscemi, che si batte per l’obiettivo di un nuovo Comune dal 2005, si sottolinea: “Non è una secessione, ma l’inizio di un nuovo cammino”.
Le piccole contrade da tempo sono unite da un ‘fil rouge’ culturale, di vecchia tradizione agricola e con una comunità consolidata in cui diversi contadini hanno beneficiato della riforma agraria. Dal dossier finanziario presentato agli uffici della Regione siciliana emerge che sono 12,1 i milioni di euro versati ogni anno al comune di Trapani, in cambio di meno dell’1% del gettito fiscale investito sul territorio.

Adesso bisognerà definire i dettagli di questa autonomia, dalla sede del palazzo del nuovo comune ai rapporti con l’amministrazione originaria, con particolare riguardo ai dipendenti che dovrebbero transitare da un ente all’altro. Un iter tuttora indefinito; poi, se tutto filerà liscio per i sostenitori del progetto, sarà il momento delle prime elezioni e Misiliscemi avrà il suo sindaco. Però, prima ci sarà il passaggio necessario della nomina di un Commissario che dovrà predisporre tutti gli atti transitori, senza nessuna interruzione per i servizi ai cittadini, dal Comune di Trapani al nuovo Comune di Misiliscemi dove è ubicato l’aeroporto “Florio”. Lo scalo aereo di Trapani ha una grande importanza strategica militare e civile, molto importante per lo sviluppo turistico della provincia di Trapani. Si tratta del terzo scalo aeroportuale civile per importanza in Sicilia. Lo testimonia la presenza dei passeggeri in transito che, in piena funzionalità, ogni anno, raggiunge mediamente un volume di traffico in misura quasi doppia rispetto all’aeroporto di Genova.

Salvatore Rondello

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