martedì, 19 Febbraio, 2019

Tredicesima, ferie e malattia, vittoria per gli ex rider Foodora

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Inps

NUOVO FONDO MUTALITA’ IPOST, DA GENNAIO DOMANDE SOLO ONLINE

Dal 1° gennaio 2019 le domande per le prestazioni previste dai Fondi di Mutualità Ipost possono essere presentate esclusivamente in modalità telematica, utilizzando il Pin Inps dispositivo rilasciato dall’Istituto di previdenza.

Possono iscriversi al Nuovo Fondo Mutualità i dipendenti di Poste Italiane SpA e i dipendenti di tutte le società collegate, già sottoposti alla trattenuta Gestione Fondo Ipost, nonché i pensionati Gestione Fondo Ipost.

Il Nuovo Fondo Mutualità, attivo dal 2010, sostituisce il Fondo Riposo e il Fondo Vita, i quali verranno gestiti a esaurimento delle iscrizioni in atto. Gli iscritti al Nuovo Fondo Mutualità hanno la possibilità di richiedere la liquidazione del capitale in presenza di alcuni requisiti.

All’iscritto e, in caso di premorienza dell’intestatario, agli eredi legittimi o ai beneficiari designati in polizza.

Il capitale sottoscritto viene corrisposto per intero agli eredi legittimi o al beneficiario indicato in polizza, in caso di premorienza dell’iscritto, o all’iscritto, in misura uguale al valore di riscatto calcolato sul premio d’assicurazione pagato.

Domanda

L’iscritto o, in caso di sua premorienza, gli eredi o i beneficiari indicati in polizza possono accedere alla liquidazione purché siano state versate almeno 12 quote premio corrispondenti a un anno di iscrizione.

Quando fare domanda

Tranne nell’anno d’iscrizione, l’iscritto può sempre chiedere le dimissioni dal Nuovo Fondo compilando il modulo di domanda di liquidazione. Le dimissioni hanno validità dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di presentazione della domanda.

Come fare domanda

La richiesta di liquidazione – come detto – può essere presentata tramite il modulo di domanda di liquidazione oppure online all’Inps tramite il servizio dedicato.

Calderone

PER CONSULENTI DEL LAVORO 40 ANNI GUARDANDO AL FUTURO

“Oggi festeggiamo 40 anni: qui c’è chi ha combattuto tanto per avere quella legge, chi come ministro del Lavoro l’ha firmata, ci sono quelli che mi hanno preceduto come presidenti. Noi abbiamo certamente le nostre radici ben piantate nella storia, ma con uno sguardo rivolto al futuro, alla ricerca di qualcosa di nuovo, per aumentare il livello delle competenze e il senso di responsabilità dei consulenti del lavoro”. Lo ha detto Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, dal palco degli Stati generali dei consulenti del lavoro svoltosi recentemente a Roma, in occasione dei 40 anni dalla legge istitutiva dell’ordine professionale del 1979.

Secondo Calderone, “i consulenti del lavoro la missione sociale ce l’hanno nel nome: la nostra funzione è promuovere lavoro etico, regolare, dignitoso delle persone. Quel lavoro sul quale si costruisce la fortuna e l’economia dei territori”. Oggi i consulenti del lavoro, ha sottolineato Calderone, “non sono più quelli del 1979 o perlomeno non sono più solo quello”. “Altre competenze si sono sommate, ma le nostre radici sono piantate lì e da lì siamo partiti per costruire tutte le competenze che abbiamo creato negli anni. Nessuno ci ha regalato niente, ci sono stati nemici che ci hanno ostacolato in questo percorso”, ha concluso.

Attualmente “seguiamo un milione e mezzo di imprese, abbiamo in delega otto milioni di rapporti di lavoro. Quando ho iniziato questo ruolo, mai avrei pensato di stare qui a festeggiare i 40 anni della professione, la speranza era di scrivere un capitolo della nostra storia e agevolare il futuro”, ha ricordato.

La presidente Calderone nelle parole del premier Conte, intervenuto dal palco degli Stati generali, ha visto “risposte importanti: progetti ambiziosi che necessitano dei contributi dei professionisti”. “Apprezzo la sollecitazione a individuare percorsi di riforma e semplificazione. I professionisti sono per la semplificazione”, ha rimarcato.

Secondo Calderone, per lo sviluppo del Paese, gli “investimenti in infrastrutture sono assolutamente indispensabile perché questo è un Paese che ha dovuto affrontare tante catastrofi, e noi professionisti abbiamo dovuto affrontare tante difficoltà nella nostra attività nel momento in cui noi stessi eravamo stato colpiti, e ci siamo rimboccati le maniche, ricostruendo i nostri studi e aiutando aziende che assistiamo a rimettersi in piedi nel più breve tempo possibile”. In conclusione, per Calderone, “i consulenti del lavoro sono a disposizione del lavoro, dell’Italia, delle istituzioni, del lavoro che crea altro lavoro, siamo contro i furbetti che cercano di desertificare il mondo del lavoro non stando alle regole”.

Calderone ha poi fatto di nuovo riferimento alle dichiarazioni del premier Conte: “Nell’ambito della riforma della crisi d’impresa, il presidente Conte ha fugato ogni recondita paura in termini di massima trasparenza. Il governo ha ritenuto di inserirci nella lista di curatori e non lo ha fatto per fare un regalo ma riconoscendo competenze maturate nel corso degli anni”. E lo ha ringraziato. “E’ la prima volta che un premier viene a trovarci, è la prima volta che un premier ‘professionista’ ci dedica un’attenzione particolare, dicendo di conoscerci da tempo e raccontando quanto attraverso la sua attività scientifica abbia potuto apprezzare il mondo complesso dei consulenti del lavoro”.

Chiudendo la giornata, la presidente ha infine commentato: “Abbiamo voluto che questa non fosse solo una giornata celebrativa ma un appuntamento per ricordare che il futuro noi lo vogliamo scrivere e dimostrare il nostro senso di responsabilità, di cittadini e non solo di professionisti”. Calderone ha proprio per questo non a caso evidenziato ulteriormente l’importanza dell’intervento del premier Giuseppe Conte agli Stati generali, con l’annuncio dell’inserimento dei consulenti nell’albo dei curatori per le crisi d’impresa. “Questo 2019 – ha affermato – che è da poco iniziato qualcosa già lo ha portato”. In conclusione, secondo Calderone, “non c’è modo migliore per far crescere il Paese che esprimendo le proprie capacità nell’ambito di una professione intellettuale: lavoriamo per i nostri giovani, che siano orgogliosi di essere italiani, di essere giovani consulenti del lavoro”.

 

Lavoro

VITTORIA PER EX RIDER FOODORA

Tredicesima, ferie e malattia “come da contratto collettivo”. Ribaltando la sentenza di primo grado, la Corte d’Appello di Torino ha parzialmente accolto l’appello di 5 ex lavoratori Foodora, società tedesca di food delivery, che avevano perso il lavoro a seguito delle proteste, scattate nell’autunno del 2016 per iniziativa di alcuni rider, che chiedevano un miglioramento delle condizioni di lavoro sia sotto l’aspetto economico che normativo. Lo scorso aprile il tribunale, in primo grado, aveva respinto tutti i punti del ricorso dei lavoratori in bici, che chiedevano il riconoscimento di lavoro subordinato e denunciavano mancate tutele di sicurezza, oltre alla violazione della privacy.

Proprio recentemente la Corte ha riconosciuto “il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci, dedotto quanto percepito”. Nella sostanza alle somme che sono già state percepite dai lavoratori, bisognerà aggiungere la differenza fino ad arrivare alla retribuzione prevista dal contratto. Alla lettura della sentenza in aula i rider presenti hanno esultato.

“L’attuale sentenza – ha commentato Sergio Bonetto, uno dei legali dei ricorrenti – sancisce la fine del fatto che persone che lavorano possono essere pagate niente o quasi. Il resto si vedrà”. “Questa sentenza – ha aggiunto un altro legale, Giulia Druetta – sta dicendo a queste finte nuove aziende che di nuovo non hanno nulla che non possono pagare una miseria i lavoratori che vanno invece retribuiti secondo quanto prescrive il contratto collettivo. Sul resto delle questioni, privacy, sicurezza e licenziamenti, aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per decidere se andare avanti oppure no”. “Siamo molto contenti – ha commentato uno dei ricorrenti – questa sentenza, al di là dell’aspetto giuridico, apre spazi di discussione su una questione che riguarda molti lavoratori . Noi siamo solo 5 ma ci abbiamo messo la faccia e il risultato è importante perché dietro di noi c’è un esercito di persone che lavora in condizioni inaccettabili”.

Carlo Pareto

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