mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Tregua in Siria e attacchi in Afganistan

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E’ in vigore la nuova tregua concordata da Russia e Turchia per la regione siriana di Idlib. Il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che 21 militari siriani sono stati neutralizzati in attacchi di droni a Idlib prima dell’inizio della nuova tregua e dopo l’uccisione di un soldato turco. La tv satellitare al-Jazeera ha segnalato violazioni attribuite alle forze di Damasco a sud di Idlib e a ovest di Aleppo poco dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Nelle ore successive la situazione prevalente sarebbe comunque stata di calma.
Il viaggio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Mosca, dove ha incontrato il collega russo Vladimir Putin, ha portato all’esito che Ankara sperava: il cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte nella provincia di Idlib, la zona siriana al confine turco dove nell’ultimo mese ci sono stati scontri tra i turchi e l’esercito del presidente siriano Bashar el Assad, sostenuto dalla Russia. Uno scontro che ha messo di fronte gli eserciti di Ankara e Mosca, tra cui non sono mancati i momenti di altissima tensione che avrebbero potuto portare a uno scontro che però non sarebbe convenuto a nessuno.

Sulla tregua però Ankara non ammette deroghe. Erdogan è stato chiaro: “Risponderemo se attaccati”. Oltre al cessate il fuoco è stata stabilita la creazione di un “corridoio di 6 km” a sud e nord dell’autostrada M4, l’arteria strategica su cui Putin mirava di estendere la propria influenza e che collega Latakia con Aleppo. I termini specifici del funzionamento di questo “corridoio” di sicurezza saranno stabiliti nei prossimi 6 giorni. Il medesimo tratto della M4 è destinato ad essere pattugliato da militari turchi e russi, con la stessa formula già trovata per i pattugliamenti a est e ovest della ‘safe zone’ sotto il controllo turco nel nord-est della Siria, decisa dai due presidenti lo scorso 22 ottobre.
Putin dunque allunga la sua influenza sulla M4, Erdogan ottiene il cessate il fuoco, ma soprattutto la rassicurazione dal collega russo che questi accordi “serviranno a porre fine alla crisi umanitaria in corso”. Una delle principali preoccupazioni di Erdogan riguarda quel milione di profughi che preme verso il confine turco, con altri 3 milioni di civili che potrebbero mettersi in moto. Una pressione che ha spinto Erdogan a riaprire le frontiere con l’Unione Europea, consapevole che una nuova ondata di profughi sarebbe per lui un disastro a livello di consenso. Putin ha sottolineato che il confronto è stato “teso ma costruttivo”. Erdogan ha ammesso che il dialogo è andato avanti “nonostante la differenza di vedute”.

Continua l’intesa tra i due leader, nonostante siano da sempre schierati su posizioni diverse, Putin con Assad ed Erdogan con l’opposizione, la priorità, come ribadito in ogni occasione “è l’integrità territoriale della Siria. L’intesa trovata adesso è la replica di un film già visto a ottobre, quando una stretta di mano tra i due pose fine all’intervento turco nel nord est della Siria, dove Ankara era decisa a costituire una ‘safe zone’ e cacciare i curdi siriani del Pyd/Ypg. In quel caso Putin si inserì nelle crepe di una debole intesa tra Ankara e Washington per consentire ad Assad e ai suoi di rimettere piede nei territori in cui mancavano da più di 6 anni.
Ma se in Siria cessa il fuoco, si torna a sparare in Afghanistan, dove almeno 27 persone sono morte ed almeno 18 sono i feriti, in seguito all’attacco di questa mattina a Kabul, durante la cerimonia di commemorazione per la morte nel 1995 del leader della minoranza Hazara Abdul Ali Mazari, che fu ucciso dai talebani: lo hanno reso noto le autorità.
E’ proprio vero che non c’è pace nemmeno tra gli ulivi in diverse zone della terra. Tra i contendenti non ci sono mai né vinti né vincitori. Nella tragedia umana delle guerre vince soltanto l’industria bellica.

 

Salvatore Rondello

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