sabato, 24 Agosto, 2019

Trent’anni di Tienanmen e il futuro della Cina

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Per capire quanto avvenne il quel giugno di trent’anni fa serve Toynbee.
Il grande storico inglese dice che l’Occidente è una società radioattiva che mette sotto assedio tutte le altre culture.
All’interno della società assediata, si sviluppano due partiti: quello degli erodiani e quello degli zeloti.
Gli zeloti sono per la chiusura totale e ritengono che qualsiasi contatto con gli occidentali produrrebbe conseguenze disastrose per il loro mondo. Così ragionava l’imperatore Qialong che chiuse le porte della Cina in faccia all’Inghilterra di Giorgio III. Per inciso, gli zeloti ritengono la propria società superiore a tutte le altre, da cui non hanno niente da imparare.
Gli erodiani al contrario si rendono conto che la propria società va ammodernata e pensano di poter adottare alcuni attrezzi e istituzioni della società occidentale per autoriformarsi e per autorafforzarsi. Non a caso Autorafforzamento si chiamava un movimento di riformisti che per qualche decennio sul finire dell’800 governò la Cina. Si badi, che questi riformisti non vogliono abbandonare la propria cultura tradizionale. Il motto è: il sapere occidentale come mezzo, il sapere tradizionale come fondamento. In altre parole, ritengono di poter controllare l’influenza della cultura occidentale e incanalarla a sostegno della propria cultura tradizionale, sia essa quella imperiale o quella comunista.
L’ultimo degli erodiani cinesi è stato Deng Xiaoping che, in una intervista alla Fallaci, diceva chiaramente: sarete voi occidentali con le vostre fabbriche ad aiutare il comunismo cinese a superare le sue attuali difficoltà.
Gli erodiani però ignorano la legge di “una cosa tira l’altra”. Che dice questa legge? Dice che una cultura è un tutto aggregato e un pezzo non può funzionare senza l’altro.
Cosa di cui gli erodiani cinesi dell’800 non avevano consapevolezza. Volevano solo le vele e i cannoni degli occidentali per poter rafforzare l’Impero e scacciare gli invasori, ma presto capirono che serviva anche qualcuno che li sapesse usare quei cannoni. Così mandarono i giovani all’estero ad apprendere le tecniche occidentali, ma questi oltre alla conoscenza tecnica e scientifica appresero anche cioè che aveva prodotto quella conoscenza, vale a dire l’amore sacro per la libertà.
Così quando quei giovani tornarono in patria invece che lavorare come dei servi sciocchi per la maggior gloria dell’Impero lo buttarono gambe all’aria e fondarono nel 1912 la Repubblica. Dopo le riforme economiche, le riforme politiche.
Ecco una legge che bisogna tenere a mente: alla modernizzazione economica e tecnologica segue sempre come un’ombra la modernizzazione culturale e istituzionale: una cosa tira l’altra, per l’appunto.
Così il meccanismo di trasfusione da una società all’altra, proprio come gli zeloti intuivano, non può essere controllato.
Il povero Deng, ignorando tutto ciò, riattivò questo meccanismo di trasfusione e, dopo aver goduto di un minimo di libertà economica, i giovani cinesi iniziarono a sentire il profumo della libertà vera, che non può esistere senza una riforma politica e istituzionale.
Fu per questo che in quella primavera i giovani cinesi scesero in piazza. E il fatto che là eressero una Statua della Libertà in cartapesta e fecero risuonare su Piazza Tienanmen la Marsigliese in cinese dice chiaramente quello che volevano.
Chiedevano di poter respirare senza restrizioni tutte le libertà occidentali e per questo furono massacrati.
Oggi i nodi vengono al pettine: senza quelle libertà la Cina non è in grado di produrre quella ricerca scientifica e quell’innovazione tecnologica che sono il motore della crescita. Ed ora che Trump sta chiudendo anche il canale attraverso il quale le imprese cinesi acquisivano dall’esterno, in maniera più o meno legale, quella tecnologia, il declino sarà accelerato.
I vertici del partito accuseranno l’Occidente e gli Stati Uniti per le crescenti difficoltà economiche del paese, eppure saranno stati loro ad uccidere il sogno cinese trent’anni fa, in piazza Tienanmen, massacrando migliaia di giovani che la cui colpa è stata quella di voler essere liberi. Sono loro che oggi io voglio ricordare e onorare.

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