mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Trent’anni dopo

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L’Italia è cambiata. Quando, nel 1982 a Rimini, affrontammo il nodo del cambiamento, l’Italia non era il Paese che abbiamo di fronte.
Allora, la società industriale declinava verso il terziario avanzato, si imponeva il bisogno di un maggior decisionismo istituzionale, si andava superando il tempo terribile del terrorismo e la ripresa economica muoveva i primi passi, sostenuta da una cospicua spesa pubblica, il mondo si dibatteva nella divisione in una doppia sfera di influenza, nel Medio Oriente imperava la questione palestinese, l’Europa si avviava a discutere i nuovi trattati – Maastricht appunto. Che cosa è rimasto di quella storia? Ben poco.
Globalizzazione e dominio della finanza si sono imposti a partire dalla fine degli anni ’90, Yalta è stata cancellata, l’Europa brucia, il Medio Oriente, tutto il Medio Oriente e il nord Africa sono in fiamme, la società tecnologica avanza con la rapidità degli eserciti napoleonici, le migrazioni diventano durevoli. In Italia, il ventennio passato verrà invece ricordato soprattutto per la lotta senza quartiere tra una destra che accusava la sinistra di essere comunista e una sinistra che accusava la destra di aver usurpato il potere.
Nelle società globali a forte tecnologia i mutamenti sono rapidi e vengono indirizzati soprattutto da chi governa i mezzi di comunicazione planetari. Mutamenti imprevedibili se non si fa uso della ‘strategia dello strabismo’ e se non si attrezzano comunità complesse. Sono di scarsa utilità il presentismo e la tattica. Deleterio il far da sé.
Alla Conferenza Programmatica di fine ottobre dobbiamo una risposta per sciogliere quei nodi. La dobbiamo agli italiani, la dobbiamo alla famiglia socialista europea. Già, perché la sinistra europea 2.0 stenta a nascere, in ritardo com’è nel fare i conti con migrazioni, stravolgimenti economici, crisi dell’Unione, difficolta’ crescenti del tradizionale welfare. Urge una bussola nuova di zecca prima che il conflitto primordiale tra riformismo e massimalismo – laburismo docet – trascini il movimento nella bocca del precipizio. Riassumo.
Prima questione. Non è morta la differenza destra/sinistra. Ha semplicemente cambiato taluni confini. Come si presidiano le nuove frontiere aperte dal flusso ininterrotto dei migranti, dalla supremazia degli arrocchi finanziari, da una stabile globalizzazione?
Seconda questione. Deve l’Unione Europea restare inchiodata ai sacri principi di Maastricht?
Terza questione. Qual è l’orizzonte in cui dovrà affacciarsi l’Italia? E con chi?
Quarta questione. Come si affrontano le emergenze italiane?
Quinta questione. La sinistra riformista italiana è in grado di tracciare il cammino?
Noi faremo la nostra parte. A Roma, il 30 e il 31 ottobre. Tavoli tematici, quattrocento rappresentanti dalle regioni, associazioni, intellettuali, amministratori. E il sabato delegazioni dei partiti ad ascoltare le nostre proposte.  Gli orientamenti che assumeremo diventeranno disegni di legge, provvedimenti di governo locali e nazionali, idee da sottoporre a dibattito pubblico.
Siccome è con l’iniziativa politica che si occupa almeno un lato del ring, eccoci. Pronti.
Riccardo Nencini

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