domenica, 22 Settembre, 2019

SENZA CREDIBILITÀ

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Mentre la Commissione europea si prepara a licenziare un giudizio molto severo sull’Italia e la sua Manovra di bilancio il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, anticipa le mosse e se la prende con l’Unione europea e le sue regole e chiede di rivederle perché funzionano in una situazione di crescita mentre “non rispondono alle situazioni di rallentamento dell’economia”. È il messaggio che giunge dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, nel suo intervento all’università di Tor vergsta. “L’Italia si è espressa favorevolmente al Fiscal compact quando tutto sembrava sgretolarsi con la crisi. Ma quelle sono regole che funzionano con una crescita sostenuta e non consentono di rispondere alle esigenze della situazione corrente”, ha evidenziato Tria. “Regole che non consentono di tener conto della mutevolezza e impediscono l’aggiustamento discrezionale delle politiche finendo per agire – ha spiegato- in maniera tragicamente prociclica se non strutturalmente deflattiva”. Una situazione, questa, ha ricordato ancora Tria, con cui l’Italia si e dovuta confrontare con l’ultima legge di bilancio.

Per fronteggiare i momenti di crisi “quello che sto suggerendo non è non avere regole ma che nelle politiche economiche i tecnicisimi non dovrebbero avere lo stesso peso politico delle ragioni fondamentali del cooperare tra nazioni” ha affermato ancora Tria. “Non ricostruiremo mai la fiducia in questo modo. Prima dobbiamo guardare perché stiamo insieme e poi guardare se l’architettura risponde efficacemente. E oggi avviene il contrario”, ha ammonito.

“Durante il processo per l’approvazione della legge di Bilancio sembrava che l’Italia volesse mettere in discussione le regole tecniche e addirittura la moneta unica, come se l’unico motivo per stare insieme fosse il rispetto delle regole fiscali. Ma il progetto europeo – ha detto Tria – ha bisogno di puntare a qualcosa di più grande, giocando un ruolo più decisivo per una globalizzazione sostenibile”. Giusto. Ma chi guida il governo di cui fa parte evidentemente non la pensa allo stesso modo. La scatola di sardine che Di Maio e Salvini volevano aprire per fortuna è ancora al suo posto. E grazie all’imposizione di numeri più realistici dal parte della Commissione la manovra è stata pesantemente cambiata in corso d’opera per correggere quei macrosquilibri che sarebbero usciti dalla prima stesura e che non sono ancora spariti ma solo ridimensionati. La povertà abolita per decreto rimane una battuta infelice, così come l’affaccio al balcone di Palazzo Chigi.

L’anno in corso probabilmente non sarà così bello che spera Conte, tant’è che le previsioni economiche sono tutte al ribasso. Lo ammette lo stesso Tria: “Le previsioni della Ue indicano un rallentamento della grandi economie, Germania, Francia, Italia. Un rallentamento che per l’Italia significa recessione ma la misura è simile”. Con le misura varate dal Governo, “si tenta di dare una risposta alla volontà dei cittadini di uscire dal percorso segnato dalla crisi” ha spiegato il ministro. “Stiamo avendo tassi di crescita più bassi della media Ue” e ora “l’obiettivo è sostenere coloro che più soffrono e dare una spinta agli investimenti pubblici”, ha detto.

A discutere di manovra si sono riuniti oggi i Cavalieri del Lavoro e hanno lanciato il loro allarme che si è aggiunto ai anti già arrivati nelle settimane passate. Oggi, sostengono, è “gravemente compromessa la credibilità del sistema-Italia a livello internazionale”. E il Consiglio Direttivo della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, presieduto da Antonio D’Amato, individua le cause nella “perdurante assenza di chiari e decisi interventi di politica economica e industriale per rilanciare la competitività e il prodotto interno lordo nazionale”. E sottolinea anche che questa “crisi di credibilità” è “fortemente accentuata dalla posizione assunta nei riguardi della Tav Torino-Lione”.

L’associazione, componente significativa del tessuto economico italiano, esprime “forte preoccupazione per la continua perdita di credibilità sul piano internazionale che sta minando la capacità competitiva del nostro Paese”. Accenna all’assenza di una politica economica di sostegno alla crescita e si esprime in particolare sul caso della Torino-Lione: “Si tratta di una infrastruttura strategica che risponde ad impegni internazionali assunti dall’Italia già alcuni decenni fa, che riguarda tutto il Paese e che è indispensabile al sistema industriale italiano per accedere ai grandi corridoi di sbocco sui mercati europei e mondiali in maniera competitiva e efficace”. Per i Cavalieri del Lavoro “non fare la Tav non vuol dire solo rinunciare a posti di lavoro e investimenti importanti che possono rilanciare occupazione, sviluppo e Pil, ma significa soprattutto condannare il Paese a una posizione di marginalità e tutto il sistema industriale italiano a perdere importanti quote di mercato”. La Federazione presieduta dal past President di Confindustria Antonio D’Amato sottolinea quindi quanto “la credibilità del Paese” sia “fondamentale per difendere il Made in Italy. Perdere credibilità – avvertono i Cavalieri del Lavoro – vuol dire perdere valore a livello internazionale e fiducia nelle imprese italiane”.

Una bacchettata arriva anche dal presidente della Bce Mario Draghi per il quale “porsi al di fuori dell’Ue può sì condurre a maggior indipendenza nelle politiche economiche, ma non necessariamente a una maggiore sovranità. Lo stesso argomento vale per l’appartenenza alla moneta unica”.

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