domenica, 22 Settembre, 2019

PRE-GIUDIZI

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Il Governo ora ha qualche giorno di pausa per riflettere ulteriormente e per rispondere ai dubbi dell’Unione europea sui conti, portando i nuovi elementi che ha promesso. In sintesi questa la scomoda situazione dell’Italia in bilico verso una possibile procedura di infrazione. I tempi si stanno stringendo. La Commissione ha bisogno di tempo per valutare i nuovi dati prima di preparare la raccomandazione di apertura della procedura contro l’Italia sul debito. L’Eurogruppo, composto dai ministri delle finanze dei Paesi aderenti all’Euro, “sostiene la richiesta di prendere le misure necessarie per rispettare le regole di bilancio”. Lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo stesso Mario Centeno. E il commissario agli affari economici Pierre Moscovici non ha tardato a ringraziare Centeno “per il sostegno espresso alla nostra valutazione” sull’Italia, “c’è un chiaro sostegno per la nostra analisi e il nostro approccio, ora continuiamo con il lavoro preparatorio che può portare alla procedura, restando pronti a valutare ogni elemento che l’Italia può portare”: “La porta è ancora aperta, siamo in modalità di ascolto”, ha aggiunto.

Insomma la procedura, se non ci saranno cambiamenti drastici nelle impostazioni economiche e di bilancio dal parte del Governo, si avvicina. Il dialogo,  è aperto ma le intenzioni non bastano più. Senza misure ‘sostanziali’ di correzione dei conti per il 2019 e per il 2020, l’Ecofin del 9 luglio sancirà l’apertura di una procedura contro l’Italia per violazione della regola del debito. Entro tre settimane al massimo dunque, senza nessun rinvio. Non bastano le rassicurazioni di Tria sull’abbassamento del deficit dello 0,2%. Né tantomeno non sembra sufficiente la promessa di anticipare i programmi di rientro per l’anno in corso e per quello successivo. “L’unico problema – ha detto Tria – è che poiché siamo a metà anno non ci saranno documenti nuovi da far uscire ma dobbiamo dimostrare quello che stiamo facendo”:
La speranza sovranista di Salvini di trovare un appoggio in Europa sta naufragando miseramente. Nessun paese europeo, anche quelli che esprimono maggiore affinità politica verso l’Italia, ha qualche vantaggio nel sostenere lo sforamento del debito italiano. Anzi, ne hanno solo danni. Di conseguenza la solidarietà europea sui nostri conti è pari a zero. Anche perché non si può essere sovranisti e casa propria e poi chiedere solidarietà ai paesi comunitari. Giustamente la risposta sarebbe una alzata di spalle. Infatti i 18 ministri delle Finanze della zona euro si sono compattati sulla linea della Commissione consegnando al governo un messaggio chiaro: Roma agisca o la procedura andrà avanti. “Il negoziato è in corso, dimostreremo che abbiamo dei target di deficit che ci mettono in posizione di sicurezza. Non servono misure correttive”, ha replicato Giovanni Tria, che smentisce uno scontro con Matteo Salvini durante il vertice di governo, ma chiarisce che la flat tax chiesta dal vicepremier “si farà solo rispettando gli attuali obiettivi di deficit”. Un modo elegante per dire che non si farà. All’Italia non sarà concesso altro tempo rispetto a quello già stabilito. Un rinvio alla fine di luglio, quando l’Italia potrebbe mettere sul tavolo i dati del primo semestre dell’anno sulle entrate fiscali e che potrebbero favorire la posizione negoziale del governo, è escluso. Insomma la scommessa italiana di doversi approcciare a una commissione più morbida dopo le elezioni europee è stata persa.

Dalle dinamiche dei conti italiani è intervenuto anche Paolo Savona, presidente Consob. “E’ come se l’Italia fosse collocata dentro ‘la caverna di Socrate’, (in realtà il mito è quello della “caverna di Platone”ma successivamente Savona si è corretto) dove le luci fioche della conoscenza che in essa penetrano proiettano sulle pareti un’immagine distorta della realtà. Per giunta in presenza di un continuo vociare a senso unico che stordisce. È compito di chi riveste posizioni di vertice della politica, dell’economia e dei mezzi di informazione rafforzare la luce e abbassare i toni per ristabilire la fiducia sul futuro del Paese”.

Un invito all’Italia è arrivato anche dalla numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che dopo aver bocciato i minibot definendoli “un bizzarro strumento finanziario”, ha invitato il nostro paese, come tutti quelli ad alto debito a “trovare coraggio politico di fare le “riforme strutturali. In quanto membro dell’unione monetaria, insieme ai colleghi e alle istituzioni, l’Italia dovrebbe trovare il percorso di bilancio e il coraggio politico di attuare le riforme strutturali che libererebbero il genio italiano”. Un coraggio che evidentemente non c’è. Soprattutto per chi è in campagna elettorale permanente e sogna le elezioni anticipate. “Sarebbe un errore – stoppa subito Di Maio – decidere di andare a elezioni anticipate in base a quello che dice l’Europa”. “Non voglio restare al governo a vivacchiare o a litigare”, servono “cose concrete”. Poi afferma: “Dobbiamo affrontare questa procedura di infrazione per tutelare i conti dell’Italia, ma anche per abbassare le tasse. Noi saremo responsabili ma non fessi”.

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