martedì, 20 Ottobre, 2020

Trieste, lo scalo Giuliano passa al porto di Amburgo

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Dal controllo di Xi Jimping a quello di Angela Merkel. Così si potrebbe sintetizzare la svolta gestionale del Porto di Trieste. È di ieri la notizia che il 51% della piattaforma logistica dello scalo Giuliano verrà acquisita dal Porto di Amburgo secondo in Europa solo a Rotterdam per movimentazione di conteiner. Che il Porto di Trieste fosse appetibile per la sua collocazione geografica, per i suoi fondali , per la sua rete ferroviaria e per le infrastrutture logistiche in via di completamento che ne rafforzeranno notevolmente l” operatività era chiaro da tempo. Non per niente Pechino aveva deciso un cospicuo investimento attraverso la CCCC (China Communications Construction Company) che comprendeva una serie di intervento e progetti per fare della città capoluogo del Friuli Venezia Giulia una tappa fondamentale della nuova Via della Seta per portare le merci cinesi in Europa. L’accordo era stato firmato dal Presidente dell’Autorità portuale nord Adriatico Zeno D’Agostino e da Wang Jingchun per la CCCC alla presenza di Luigi Di Maio. Immediate erano state le reazioni negative americane che avevano prodotto poi la messa nella black list della compagnia cinese e quindi un vulnus insormontabile per la sua attività nel Porto di Trieste. E proprio in questi giorni il Sottosegretario di Stato Usa Mike Pompeo in visita a Roma si apprestava a richiamare il Governo italiano a interrompere questo tipo di relazione economica con la Cina. Ma Trieste ha tolto le castagne dal fuoco a Conte e Di Maio (soprattutto a quest’ultimo) e ha chiuso la trattativa con Amburgo. Nell’ accordo con i tedeschi oltre allo sviluppo del Molo VII è collegata anche la riconversione della Ferriera di Servirla, di cui recentemente era stata disposta la chiusura dell’area a caldo e che aveva costituito per decenni il centro delle battaglie ambientaliste per la salvaguardia ecologica della città. La chiusura dell’ Accordo di programma in proposito è stata fondamentale affinché la Hula, società controllate dal Porto di Amburgo, dopo l’ acquisizione dei terminal di Odessa e di Talin mettesse l’occhio sullo scalo giuliano. L’operazione ha indubbiamente una valenza strategica per aprire una via al Sud diventata indispensabile per lo sviluppo dei traffici. Il prossimo anno i tedeschi raddoppieranno il capitale investendo 12,5 milioni di euro. Restano da chiarire alcuni punti. Il primo è se Trieste diventerà semplicemente una succursale di Amburgo o manterrà una sua autonomia operativa come più volte rimarcato dal Presidente dell’Autorità portuale. Il secondo è se si ritiene definitivamente chiusa la trattativa con i cinesi o sono possibili ancora coinvolgimenti tenuto presente che lo scalo tedesco ha dimostrato di far affari con Pechino senza far infuriare Washington. Il terzo è che per essere operativo l’accordo deve avere il via libera dal Governo italiano. Forse una formalità ma considerati i grandi interessi sul tappeto e le questioni geopolitiche occorre mantenere la necessaria prudenza.

Alessandro Perelli

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