martedì, 12 Novembre, 2019

Trionfo per il Teatro
Regio di Torino
in Usa e Canada

0

regio-anticoSi è appena conclusa la tournée del Teatro Regio di Torino per la prima volta negli Stati Uniti e in Canada con il Guglielmo Tell di Rossini diretto dal Maestro Gianandrea Noseda. Avanti! ha incontrato il Direttore Artistico del Teatro, Gastón Fournier Facio, già Coordinatore Artistico del Teatro alla Scala di Milano, che ha raccontato come è andata.

Maestro, dopo Tokyo, San Pietroburgo, Edimburgo e Parigi, il Teatro Regio di Torino è approdato per la prima volta anche negli USA e in Canada.

Abbiamo affrontato una tournée molto importante, ma anche molto difficile, il Teatro Regio di Torino, infatti, non era mai stato prima negli USA. Avevamo però qualche vantaggio. Il Direttore Musicale del Teatro Regio, il Maestro Gianandrea Noseda, è molto conosciuto sia negli Stati Uniti che in Canada, ha diretto le principali orchestre americane (Chicago, New York, Philadelphia), ha diretto molte volte al Metropolitan di New York e ha lavorato moltissimi anni con la Toronto Symphony Orchestra: il nome di Noseda era quindi non solo una garanzia di qualità ma anche di visibilità.

Un altro vantaggio è stato quello di aver presentato un’opera lirica completa. E’ consuetudine, nelle grandi tournées, portare un repertorio sinfonico, possibilmente anche internazionale. Noi invece abbiamo portato il Guglielmo Tell di Rossini, un’opera italiana completa, cantata tra l’altro in italiano e non nell’originale francese. Ciò ha contribuito ad attirare anzitutto la stampa americana perché il Guglielmo Tell è un’opera che si fa molto di rado negli Stati Uniti e mancava da tantissimi anni al Metropolitan.

Come hanno affrontato, orchestra e coro, l’idea di esibirsi nelle più importanti location artistiche del mondo tra cui la Carnegie Hall di New York ?

Le due grandi sfide, a parte Ann Arbor e Toronto, erano sicuramente Chicago e New York. Chicago perché è sede di una delle più importanti orchestre del mondo oggi diretta da Riccardo Muti – un punto di confronto quindi, molto alto anche per un direttore italiano – e poi la Carnegie Hall di New York perché è il tempio della musica sinfonica nel mondo, direi ancora più importante del Musikverein di Vienna o della Concertgebouw di Amsterdam. E’ vero che al Musikverein si esibiscono le migliori orchestre internazionali ma mai con la frequenza della Carnegie Hall dove ogni settimana c’è una grandissima orchestra che rende il pubblico assolutamente “viziato” e i termini di confronto sono davvero altissimi. Affrontare la Carnegie Hall era veramente una grandissima sfida ma per fortuna avevamo dei punti di forza: era il terzo concerto piuttosto che il debutto e inoltre, benché vi avessero già diretto altri grandissimi direttori italiani come Toscanini, Abbado, Muti e Chailly, nessuno di loro aveva mai diretto prima un’opera italiana. Un direttore italiano, un’orchestra italiana, un coro italiano, un’opera lirica italiana: tutto questo ha creato grande aspettativa e grande interesse.

Gianandrea Noseda è stato nominato recentemente “Conductor of the Year” dal “Musical America”. Può dirci qualcosa riguardo la complicità, sigillata ormai dal 2007, tra il Maestro e l’orchestra del Teatro?

Il Maestro ha un rapporto molto intenso con l’orchestra, e questa lo vede come una garanzia di qualità. Da quando il Maestro è arrivato a Torino il livello artistico dell’orchestra è continuamente migliorato. Inoltre, è proprio Noseda ad aver portato l’orchestra, il coro e in generale il Teatro Regio nel mondo. Queste grandi tournées all’estero, non solo in Europa ma anche in Cina, in Giappone, adesso negli Stati Uniti e in Canada, sono esperienze che il Teatro Regio non aveva mai avuto prima.

La stampa americana parla di “Historical evening at Carnegie Hall”. Come è stata l’accoglienza oltreoceano?

In occasione di tutti e quattro i concerti sull’ultima nota di Rossini tutto il teatro era già in standing ovation. Non era mai successo né a Noseda, né all’orchestra. Sono stati davvero momenti entusiasmanti e molto emozionanti per tutto il gruppo di lavoro.

Un altro grandissimo protagonista, lo abbiamo già accennato, è stato indubbiamente Gioacchino Rossini. Come mai proprio il Guglielmo Tell e perché l’edizione italiana piuttosto che quella originale in francese?

Noseda ha molto insistito su questo argomento. Benché il Guglielmo Tell sia nato come Grand-Opéra per l’Opéra di Parigi e per un pubblico francese, il direttore ha pensato che fosse giusto presentare l’opera nella lingua originale del compositore. Questa scelta ha indubbiamente molto aiutato la presentazione all’estero di quest’opera: appariva chiaro che ci sarebbe stato un compositore italiano (tra l’altro universalmente conosciuto), un teatro italiano, un’orchestra italiana, un coro italiano, un direttore italiano. Così è stato prima ad Edimburgo ed adesso per quattro volte negli Stati Uniti.

Oltre alle sedi prestigiose in cui l’orchestra e il coro si sono esibiti, può raccontarci degli altri impegni affrontati? Si è parlato di una serata di beneficienza da Eataly sulla Fifth Avenue e di un’esibizione al Palazzo di Vetro dell’Onu per celebrare la fine del semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

La performance alle Nazioni Unite è stato un evento molto particolare perché, a parte un concerto speciale con Lang Lang qualche tempo fa,  i concerti di musica classica al Palazzo di Vetro sono davvero una rarità. E la coincidenza della tournée del Teatro Regio in America durante il semestre italiano di Presidenza del Consiglio d’Europa ha reso l’esperienza ancora più interessante. Era presente anche il Sindaco di Torino Fassino che è intervenuto sull’argomento ed è stato molto ben accolto. Anche lì abbiamo avuto la sala piena.

Come è stato affrontato un impegno sicuramente così oneroso?  Se ci sono, quali sono stati gli sponsor o altre fonti di finanziamento?

Sarebbe stato impossibile intraprendere la tournée senza gli sponsor. Il Ministero degli Affari Esteri,  grazie anche all’impegno alle Nazioni Unite, ci ha aiutato con le spese di viaggio. Nel pool di sponsor italiani c’erano anche Eataly, Maserati, Lavazza ed Eni. Ovviamente il Sindaco Fassino, il Sovrintendente Vergnano, ma anche lo stesso Noseda si sono dati moltissimo da fare per reperire e motivare gli sponsor a partecipare a questo progetto.

L’iniziativa con Eataly è stata indubbiamente la più ammirevole ed originale. L’azienda sta promuovendo un locale sulla Fifth Avenue e ha organizzato un evento di beneficienza per la sera del 7 dicembre allestendo, nel salone centrale, uno spazio per l’orchestra. Gli artisti, pur lavorando secondo le regole ferree del CCNL e in un teatro fortemente sindacalizzato, per questa straordinaria occasione hanno fatto una cosa molto bella e positiva. Non solo hanno capito l’importanza di promuovere l’immagine del Teatro Regio di Torino a New York, ma hanno capito anche la necessità di essere flessibili e di venire incontro alle esigenze di visibilità e promozione degli sponsor. Il 7 dicembre, in coincidenza con la Prima alla Scala, i professori d’orchestra hanno compiuto una maratona lavorativa praticamente inconcepibile per un teatro italiano sindacalizzato. Alle 10.30 del mattino hanno iniziato una prova di due ore, fino alle 12.30, alla Carnegie Hall, alle 14.00 hanno eseguito l’opera (che dura 4 ore e un quarto con i due intervalli), la sera sono andati a Eataly per una prova acustica e alle 23 hanno cominciato ad eseguire musica e sinfonie d’opera di Rossini fino al collegamento diretto con la Rai, all’1 di notte. E non hanno preso un solo euro di straordinario. E’ stato davvero un gesto ammirevole!

Può raccontarci qualcosa di più personale? Come si trova a Torino dopo la lunga esperienza al Teatro alla Scala?

Mi trovo molto bene, la città, estremamente elegante, mi ha sedotto rapidamente. L’omogeneità architettonica settecentesca, il meraviglioso centro storico, la straordinaria quantità di piazze, la rendono veramente una città splendida agli occhi di chi ama le cose belle. Il Teatro funziona ed è gestito molto bene, c’è un clima di grandissima collaborazione e motivazione, si sente che stai lavorando in una grande famiglia in cui tutti sono concentrati sull’unico obiettivo di rendere grande il teatro. Dal punto di vista gastronomico poi, i vini delle Langhe sono tra i migliori del mondo e per me, che lo amo particolarmente, questa non è cosa da poco!

Karen Odrobna Gerardi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply