martedì, 18 Giugno, 2019

Trump diventa lord protettore di Conte

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conte-trump2-625x350-1528530894Sorpresa ma non troppo. A Donald Trump piace il governo populista italiano. Il presidente degli Stati Uniti apprezza il nuovo esecutivo M5S-Lega, forse perché i cinquestelle e i leghisti gli ricordano le sue battaglie populiste contro l’establishment americano ed internazionale.
Trump, al vertice del G7 a Charlevoix in Canada dell’8 e 9 giugno, è andato in rotta di collisione con tutti i tradizionali alleati occidentali, ha dato ragione alle aperture del nuovo esecutivo italiano a Vladimir Putin: «Far rientrare la Russia nel G8 è nell’interesse di tutti». Giuseppe Conte ha usato le stesse identiche parole. Secondo il presidente del Consiglio «il ritorno di Mosca è nell’interesse di tutti». Trump ha evidenziato la sintonia con Conte in un incontro a due. Lo ha lodato: è «un bravo ragazzo. Sarà presto onorato a Washington. Farà un gran lavoro, la gente italiana ha scelto bene». Conte ha incassato gli elogi: «Il rapporto con Trump è stato da subito molto cordiale. C’è stata una grande apertura nei miei confronti. Ha espresso grande entusiasmo per questo governo…Con gli Usa il rapporto è strategico».
È una melodia per le orecchie di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il primo capo politico pentastellato e il secondo segretario leghista, entrambi vice presidenti del Consiglio. È, invece, una suonata piena di laceranti stecche per le orecchie di Germania, Regno Unito e Francia. L’apertura del presidente americano, che ha capovolto la precedente politica della Casa Bianca, spalanca la porta a Putin per il ritorno al G8 (se mai il Gruppo a 7 resterà in piedi) e per la cancellazione delle sanzioni economiche occidentali sollecitata da tempo dal M5S e dalla Lega. Angela Merkel, Theresa May e Emmanuel Macron, invece, vogliono il mantenimento delle sanzioni decise dopo l’annessione della Crimea da parte di Putin ai danni dell’Ucraina.
La convergenza tra il populismo americano e quello italiano, del resto, non è proprio una novità. Nei giorni infuocati della trattativa per dare vita al governo Conte, Washington per prima ha dato il disco verde alla nascita dell’esecutivo grillo-leghista. Trump si erge a lord protettore del governo populista italiano guardato invece con timore da Germania, Francia e Regno Unito.
L’esecutivo M5S-Lega è sotto attenta osservazione, in Italia e all’estero. È un caso senza precedenti: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana il populismo ha conquistato il governo, non era mai accaduto in un paese dell’Europa occidentale. Adesso sono attesi con speranza o con paura, secondo le diverse opinioni, i primi provvedimenti del ministero Conte-Di Maio-Salvini.
Le crisi politiche sommate a quelle economiche sono il motore delle rivoluzioni: in alcuni casi sono violente, altre volte sono pacifiche. In Italia la rivoluzione è stata pacifica, realizzata il 4 marzo, attraverso libere elezioni.
Due diversi populismi hanno travolto gli equilibri consolidati della Seconda Repubblica: i partiti tradizionali del centro-destra e del centro-sinistra sono andati in frantumi. Le due forze populiste, fiere avversarie durante la campagna elettorale, hanno dato vita al “governo del cambiamento” e ora possono incrociare sia i consensi di Trump, ad ovest, sia quelli di Putin, ad est. Ne avranno bisogno: c’è il difficile problema di mantenere le grandi promesse fatte agli elettori su tasse, reddito di cittadinanza, lavoro, pensioni, immigrati.
Cinquestelle e Carroccio viaggiano tra convergenze e contrasti. Entrambi si sono sviluppati come forze d’opposizione anti sistema: con simpatie per Vladimir Putin e per Trump e fortemente ostili all’euro, alla Ue, alla Nato, agli Usa, alle élite e alle tecnocrazie nazionali ed internazionali. Poi ci sono i contrasti: Di Maio con decisione ha virato verso l’euro, la Ue, la Nato e l’alleanza con gli Usa allontanandosi dalle sirene di Mosca. Ma anche il segretario della Lega si è dato da fare, ha perfino adottato uno slogan simile a quello divenuto la cifra di Trump. Il presidente statunitense conquistò nel 2016 la Casa Bianca invocando dazi, taglio delle tasse e barriere contro gli immigrati. Martellava: “Prima l’America”. Salvini ha più che triplicato i voti promettendo: “Prima gli italiani”.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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Nessun commento

  1. Assogna Gioacchino on

    Non c’è dubbio che quella delle liberalizzazioni è una partita complessa e difficile per Monti, non soltanto per le forti resistenze delle varie corporazioni, ma anche per le posizioni di sostanziale contrasto che emergono dal fronte Berlusconiano in particolare. Su di esse si potrebbe verificare “l’incidente parlamentare”, che Berlusconi avrebbe promesso a Bossi, per andare alle elezioni anticipate a Giugno e ricompattarsi nella precedente alleanza. Sarà una battaglia di fioretto per difendere gli Avvocati, i Tassisti, i Farmacisti, ecc., tutti gruppi che pesano alle prossime elezioni. Spero che il Partito dopo la presentazione del Decreto Legge, promuova insieme ad altri , la raccolata delle firme a sostegno delle Liberalizzazioni spieandone i reali vantaggi.

  2. franco ponza on

    Va affermato con forza, sopratutto nell’analisi di situazioni di grave disomogeneità come quella attuale, che la matematica (ed in particolare la sua parte statistica) è un’opinione. Nel senso che con i numeri e con i dati si può giocare e fare in modo che dicano quello che vogliamo che dicano.
    Più specificamente, è fortemente riduttivo e mistificante presentare (come purtroppo è abitudine, anche per scarso senso scientifico) solo valori medi, senza indicazioni di indici di dispersione, che consentano di valutare appunto la dispersione dei dati attorno al valore medio, e di conseguenza le situazioni estreme (verso l’alto e verso il basso), le sperequazioni, i disagi e le ingiustizie sociali.
    Una battuta cattiva sulla statistica è che, dopo aver elaborato i dati, ci dice cose che già sappiamo. Può essere vero; ma l’importante è che sostanzi con i dati quello che magari già sappiamo ma che non “vediamo”, così da stimolare ed indirizzare l’azione politica.

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