sabato, 16 Gennaio, 2021

Trump, la Camera Usa ha approvato l’impeachment

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La Camera Usa ha approvato il secondo impeachment del presidente Donald Trump, con l’accusa di “istigazione all’insurrezione”. Un mandato e due impeachment, Trump diventa così il primo presidente nella storia Usa a essere messo sotto accusa dal Congresso due volte. I deputati hanno votato con una maggioranza di 232 voti a favore e 197 contrari per inviare al Senato la richiesta di impeachment del presidente, accusato di aver incitato il 6 gennaio scorso la folla che ha fatto irruzione in Campidoglio fermando la seduta del Congresso per la certificazione della vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 3 novembre. Nell’assalto sono morte cinque persone.
Nancy Pelosi, per l’occasione, sfoggiando lo stesso abito indossato per il primo impeachment del 18 dicembre 2019, ha affermato: “Sappiamo che c’è stata un’insurrezione che ha violato la santità del Congresso del popolo. E sappiamo che il presidente degli Stati Uniti ha istigato questa insurrezione, ha armato la ribellione contro il nostro stesso paese. La Camera ha dimostrato che nessuno è al di sopra della legge, neppure il presidente”.

Se un anno fa i repubblicani furono compatti, questa volta 10 deputati del Grand Old Party (Gop) si sono uniti ai democratici rendendo il secondo impeachment di Trump il più bipartisan della storia. Tra loro, la numero tre del partito, Liz Cheney, che ha rivendicato “un voto di coscienza”. Nel 1998 erano stati cinque i democratici ad aver appoggiato la messa in stato di accusa di Bill Clinton.
La Camera dovrebbe trasferire immediatamente gli atti al Senato, ma il leader uscente, il repubblicano Mitch McConnell, ha escluso che il processo possa iniziare prima dell’insediamento di Biden, lasciando che sia la nuova Camera Alta a maggioranza democratica a gestirlo.
Per condannare Trump, ammesso che vengano superati i dubbi costituzionali sull’impeachment di un presidente che ha già lasciato la Casa Bianca, occorre una maggioranza di due terzi al Senato: i democratici hanno 51 seggi su 100 contro i 67 necessari. Nel 2019 solo il repubblicano Mitt Romney votò contro Trump.
Questa volta potrebbe accodarsi qualche altro repubblicano ma è difficile che si arrivi alla soglia minima necessaria. Lo scenario peggiore per Trump, nel caso di condanna, è l’impossibilità di ricandidarsi alla presidenza nel 2024.
La Casa Bianca ha divulgato un video del presidente subito dopo il voto della Camera. Trump ha condannato le violenze al Congresso e denunciato la censura sui social ma non ha fatto alcun accenno all’impeachment. Martedì in Texas aveva definito il suo discorso del 6 gennaio “totalmente appropriato”.
Durante il dibattito alla Camera, il leader repubblicano, Kevin McCarthy ha protestato: “Ritengo che l’impeachment del presidente in tempi cosi rapidi sarebbe un errore, non è stata completata alcuna inchiesta, non è stata tenuta alcuna audizione, e l’impeachment infiammerebbe ulteriormente le divisioni”.
In vista del voto della Camera sull’impeachment, centinaia di militari armati hanno dormito a Capitol Hill, come non era mai successo prima se non durante la Seconda Guerra mondiale o durante le proteste a Washington del 1968.

Un esercito di oltre 20.000 uomini della Guardia Nazionale, pesantemente armati, discenderà nella capitale americana per l’inaugurazione di Biden, praticamente il triplo dei militari statunitensi dispiegati in Afghanistan, Iraq e Siria. Il nuovo capo della polizia di Dc, Robert Contee, ha detto: “Non era mai successo prima”. Una cosa è certa: il 20 gennaio prossimo, Trump non ci sarà.
La prossima seduta del Senato, quando dovrà processare Trump, è in calendario per martedì prossimo, il giorno prima dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca. Il via libera all’impeachment da parte della Camera a maggioranza democratica era scontato, ma anche dieci deputati repubblicani hanno votato a favore mentre altri 5 si sono astenuti.
Dopo i fatti di Capitol Hill, è stata adottata la decisione di sospendere definitivamente l’account personale su Twitter di Donald Trump. In merito, il fondatore della piattaforma, Jack Dorsey ha scritto: “E’ stata la scelta giusta, ma rappresenta un fallimento e costituisce un precedente, che è pericoloso”.
Quello che ha fatto Twitter è stato fatto anche da altre piattaforme di comunicazione per i social.
In proposto Dorsey non crede che ci sia stato un coordinamento: “Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni o sono state spinte dalle azioni di altri. Dobbiamo tutti esaminare le contraddizioni della nostra politica e della sua attuazione, dobbiamo pensare a come il nostro servizio possa incentivare follie e danni, c’è bisogno di maggiore trasparenza nelle nostre operazioni di moderazione dei contenuti per un Internet libero e aperto”.
Tuttavia, sono in molti a preoccuparsi sui limiti che le piattaforme social possono imporre alla libera circolazione delle idee. Il 9 gennaio scorso, sulle pagine on line di “Le sfumature del Garofano Rosso”, Roberto Giuliano, probabilmente ispirato dal pensiero di Voltaire, ha osservato: “La crisi americana apre un problema politico e culturale per le democrazie occidentali. Non entro nel merito se Trump ha fatto bene o male nel denunciare i presunti brogli, ma certamente la violenza e l’incitamento alla violenza va condannata senza se e senza ma. Oltre tutto in Italia la conoscenza dell’America tramite i media è sempre raccontata con i paraocchi della tifoseria e dagli interessi politici dei vari quotidiani. Trump come altri Presidenti Americani ha fatto politiche contraddittorie per noi Europei, dai dazi al ritiro dagli scenari geopolitici tipico dei Repubblicani ma anche l’accordo di Abramo, al dialogo con la Corea del Nord, lo scontro con l’Iran e al contenzioso con la Cina, problemi che restano nell’Agenda politica del nuovo Presidente. Ma cosa per me più grave in politica estera è stato quello di indebolire la costruzione Europea. Dall’altro i democratici nella versione dei Clinton e di Obama sono stati dei guerrafondai proprio nei Balcani, nel mediterraneo e nel confronto scontro con la Russia, venendo meno agli accordi siglati con Gorbaciov, cercando di umiliare questo grande paese che si contraddistingue ancora oggi con forti tratti illiberali. La totalità dei media italiani hanno stigmatizzato la manifestazione organizzata da Trump e giustamente l’assalto operato dai manifestanti al Campidoglio. Nessuno ha dato risalto alla decisione di Zuckerberg, il proprietario di Facebook ed Instagram, di chiudere per una settimana gli account di Trump, cosa avvenuta anche durante il contenzioso sui presunti brogli per decisione di Tweeter e da alcune televisioni nazionali. Coloro che ne hanno scritto lo hanno fatto in modo distratto, nel senso di considerare giusto la scelta di censurarlo, tipico atteggiamento di tifoseria italica che non si pone il problema democratico del potere che delle multinazionali private possono decidere chi possa parlare e chi no.  Il mondo che a noi appare sempre uguale, nei fatti cambia, le nuove tecnologie, gli algoritmi, la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale sono parole che ascoltiamo e utilizziamo ma di cui non conosciamo appieno le molteplici loro possibilità di utilizzo. Così anche i social sono diventanti uno strumento di utilizzo comune per informarci e dire la nostra agli amici reali e virtuali, ma non sempre siamo consapevoli della loro subdola intrusione nella nostra vita e dunque nell’orientare la nostra percezione della realtà secondo un proprio fine. Modificare o orientare in modo subdolo la nostra percezione della realtà significa manipolare la nostra capacità di giudizio. Oggi non è facile distinguere facilmente un video falso da uno vero, il famoso caso di Striscia la Notizia in cui si fanno dire a Renzi cose non dette, oltre al farci sorridere per questa fake news cosi veritiera, non ci siamo resi conto della gravità di quello che la tecnologia può realizzare nella gestione del potere.  Per molti di noi Zuckerberg è solo un miliardario proprietario di una azienda come Bill Gates  ed altri, ma le loro aziende non sono come la Fiat o la Volkswagen, non solo per fatturati da Bilancio di uno Stato come le aziende farmaceutiche,  ma sono delle multinazionali che possono interferire nei processi democratici dei singoli Stati, come la finanza speculativa. Questo concentramento di potere tra informazione, tecnologia e potere economico sono una mina vagante per la democrazia. Con quale autorità Zuckerberg decide di chiudere gli account di un qualunque cittadino e più che mai di un rappresentante del popolo?  Di norma per togliere delle notizie sconvenienti su internet o su un social bisogna far ricorso alla magistratura con le difficoltà che ha ogni singolo Stato nei confronti di una multinazionale. In questo delirio di onnipotenza in cui un privato cittadino che controlla mezzi di comunicazione decide di oscurare un Presidente uscente di una nazione fa si che esso si sostituisce alla legalità di uno stato democratico diventando egli stesso giudice su ciò che si può o non si può dire. Per gli anti Trumpiani sicuramente ciò può sembrare giusto ma se dovesse capitare a loro griderebbero allo scandalo sicuramente,dunque bisogna uscire dalla tifoseria ed individuare regole certe nei confronti di queste nuove realtà dell’era digitale. Se io dico una stupidaggine o un mio articolo possa essere considerato istigazione all’odio ha senso bloccarlo automaticamente e visionarlo per verificare se era giusto o sbagliato perché sono uno dei tanti ma se si blocca un eletto del popolo questa si chiama censura ed arbitrarietà, (arbitrarietà perché un privato che offre un servizio sociale decide di chiuderti l’account) in questi casi servirebbe un intervento di una autorità di garanzia(ma ogni autorità di garanzia è fatta da uomini dico questo per non divinizzare o sacralizzare le istituzioni degli uomini). L’Europa e l’Occidente democratico devono individuare con urgenza leggi a tutela della libertà di pensiero nel mondo dei social nel difficile compito di navigazione tra libertà, responsabilità ed iniziativa economica post moderna. Molti cittadini ignari permettono ai colossi informatici di scambiare la loro privacy con il divertimento o intrattenimento gratuito che esso offre ma questi big dati hanno senso per le promozioni commerciali, ma non possono e non devono essere usati per finalità di partecipazione politica. La Politica non è marketing”.

La giustizia sull’impeachment per fare il suo corso ha bisogno di prove e di verità che in nessun modo possono essere occultate. Il problema della veridicità delle informazioni e della comunicazione è sale per la democrazia. Non a caso la Costituzione della Repubblica italiana ha sancito i principi della libertà di stampa con l’art. 21 che da molto tempo e sempre più frequentemente viene violato. In tal senso un autorevole richiamo da parte del Presidente della Repubblica sarebbe auspicabile.

 

Salvatore Rondello

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