venerdì, 19 Luglio, 2019

Trump: torna (in parte)
il bando ai musulmani

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donald-trumpLa Corte Suprema ha deciso che esaminerà il bando sui musulmani dell’amministrazione Trump. Intanto ha deciso che possono rientrare in vigore alcune parti del provvedimento che vieta l’ingresso negli Usa ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana. La decisione comporta che il governo di Trump potrà negare l’ingresso nel Paese di persone che non hanno familiari sul territorio Usa o che non abbiano già trattato un entrata a fini lavorativi. È una vittoria per il presidente Usa, secondo il quale il bando è necessario per la tutela della sicurezza nazionale. Il bando contro gli immigrati era stato bloccato da alcuni giudici federali e il presidente si era rivolto alla Corte Suprema.

Ovviamente la Corte Suprema potrà decidere di bocciare il provvedimento. Per questo alcune parti del provvedimento rientrano in vigore fino a quando la Corte deciderà sulla legalità complessiva delle misure. Il “travel ban” era stato introdotto con un ordine esecutivo (che entra immediatamente in vigore) e riguardava le persone provenienti da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen e sospendeva per 120 giorni anche il programma di accoglienza dei rifugiati. Era stato molto contestato subito dopo la sua introduzione, e poi bloccato da due tribunali federali che lo avevano giudicato discriminatorio. La sentenza della Corte Suprema, che non sarà appellabile, risolverà la questione una volta per tutte. Secondo l’amministrazione Trump, questa norma temporanea doveva servire a rimettere in sesto gli apparati di sicurezza del paese; molti però avevano giudicato la norma discriminatoria, per l’apparente arbitrarietà con cui erano stati scelti i paesi in questione, per via di una precedente versione del decreto ancora più dura (anche questa bocciata dai tribunali federali) e per le cose dette da Donald Trump in campagna elettorale, per esempio la promessa di bloccare del tutto gli ingressi nel paese di persone musulmane.

In attesa della sentenza il “travel ban” tornerà in vigore per tutti i cittadini che provengono da quei sei paesi salvo – ha specificato la Corte – per quelli che possono dimostrare di avere una “legittima relazione” con una persona o con una società o istituzione negli Stati Uniti, per esempio un familiare o un’università o un datore di lavoro. Questi potranno continuare a entrare, seguendo le regole pre-esistenti per ottenere un visto o una carta verde; gli altri invece non potranno entrare nel paese.

Ora la Corte dovrà decidere, in sostanza, se la decisione di sospendere gli ingressi da questi sei paesi è in contrasto con quanto stabilisce il Primo Emendamento della Costituzione americana sulla libertà religiosa: cioè se costituisce una discriminazione su base religiosa. Apparentemente l’ordine esecutivo non lo fa, visto che la grandissima parte delle persone musulmane di tutto il mondo non è interessata dal divieto, ma i tribunali federali hanno usato la dura retorica anti-musulmana di Trump per sostenere che le motivazioni dell’introduzione del divieto fossero discriminatorie.

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