mercoledì, 5 Agosto, 2020

Trump, un bilancio

0

Scommettere sulla sconfitta di The Donald alle presidenziali è un atto dovuto. Perché l’alternativa , la messa in discussione della data o delle modalità di svolgimento delle elezioni accompagnata da un clima di guerra civile ( negli ultimi mesi, sei milioni di persone hanno acquistato armi, il 40% per la prima volta) è troppo spaventosa per essere presa in considerazione.
La sua sconfitta sarà la fine di un’esperienza. Ma guai a considerarla come una semplice parentesi, dopol quale si potrà tornerà alla normalità.
Il Nostro lascia dietro di sé una serie di vittime. Quelle americane verranno presumibilmente “risarcite” dalla nuova amministrazione democratica.
La sorte di quelle sparse per il mondo è molto più incerta.
Ci sono in primo luogo quelle di un sistema sanzionatorio capriccioso e feroce. Apparentemente volto a punire il cattivo di turno; che si tratti di Castro o di Maduro, di Khamenei o di Assad, di Kim o di XI. Ma che porta, invece, a rafforzarlo e incattivirlo, recando invece immani sofferenze ai suoi cittadini e ai suoi vicini (è il caso del Libano). Ci sono poi i tanti che guardavano all’occidente e ai suoi valori come ispirazione e sostegno per il cambiamento delle loro società; e che, al dunque, sono stati regolarmente abbandonati e traditi (anche ma non solo da Trump). Parliamo dei cristiani d’Oriente, ancora nel secondo dopo guerra, una comunità rispettata e fiorente e che una serie di guerre scatenate da noi (e non a caso, sempre avversate dalla Chiesa) hanno ridotto all’ombra di sé stesse. Delle primavere arabe, chiamate a raccolta nel discorso di Obama al Cairo e poi represse e schiacciate con il nostro tacito consenso. Parlo delle grandi folle che, a Teheran e nelle altre grandi città iraniane avevano salutato con gioia l’accordo sul nucleare, stracciato dagli Stati uniti nel silenzio/assenso di tutti.. E, infine, dei manifestanti di Hong Kong, esaltati e vezzeggiati in veste di guerrieri nello scontro con la Cina e ora lasciati soli nel difendere i la loro libertà e i loro diritti.
Ci sono, naturalmente, anche vittime che hanno meritato la loro sorte. Gli ultra reazionari e/o personaggi pericolosi come Bolton, Bannon, Bolsonaro e Netanyahu; incapaci però di capire che il loro “punto di riferimento” era incapace di portare avanti un progetto che non coincidesse con la promozione di sé stesso e della sua rielezione. Per loro nessuna lacrima; e nemmeno per l’ultrapragmatico Putin, impegnato a fondo da Trump per favorire la sua rielezione, ma senza trarne alcun vantaggio se non qualche chiacchierata amichevole ai margini di questo o quel convegno. Anche qui per non aver capito con chi aveva a che fare.
Nulla, in tutto questo, che possa condizionare in modo decisivo il futuro. A farlo, e in modo assai pesante, è pero l’ultima e principale vittima dell’era Trump: l’ordine internazionale, le sue istituzioni, le regole che governano e, con esse, quelli che dovrebbero, in ultima istanza, garantirle e difenderle.
Oggi l’Onu è, a livello di confronto e di mediazione politica, completamente paralizzato. Così come le grandi assise del G7 e del G20 che non trovano nemmeno uno straccio di pretesto per riunirsi. La cooperazione allo sviluppo, un fantasma. La Banca Mondiale e il Fmi alla ricerca di un ruolo. Unesco, Diritti umani Rifugiati, Tpi, Oms, Wto, assise sul clima, svuotate dal ritiro ostile di Washington. Gli accordi conclusi negli ultimi decenni: dal nucleare iraniano a quelli sul controllo degli armamenti revocati o rimessi in discussione; nessuno delle infinite vertenze aperte nel mondo chiusa con un accordo (anche questa, una novità).

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply