sabato, 19 Ottobre, 2019

Tunisia. A sorpresa si annuncia una vittoria dei laici

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Tunisia_ Nidaa _TounesSe confermata la notizia ha una estrema rilevanza: secondo due exit pool il partito laico e secolarista Nidaa Tounes sarebbe in deciso vantaggio sul partito rivale, il movimento islamico Ennahda, con uno scarto di circa 10-12 punti percentuali (37 contro 25-24%) nelle seconde elezioni parlamentari dopo la rivoluzione dei Gelsomini: Essendo exit poll, bisogna essere molto cauti, ma fonti di Nidaa Tunes hanno fatto sapere di aver già conquistato 80 dei 217 seggi in lizza contro i 67 del partito islamista.

Se i dati degli exit poll venissero confermati dai dati che saranno ufficiali al più tardi domani, la Tunisia si confermerebbe come il primo Paese arabo, là da dove è partita la ‘primavera’ di proteste e rivolgimenti contro le tirannie, che ha compiuto un passo concreto e credibile sulla strada della democrazia. E non è un caso che questo sia avvenuto proprio in Tunisia perché in questo Paese, nonostante le difficoltà e i ritardi degli ultimi anni, la pianta della democrazia ha probabilmente le radici più robuste di qualunque altro Paese arabo. La vittoria di Nidaa Tounes indicherebbe inoltre che il movimento islamista non è così irresistibile come si vorrebbe far credere e questo è ancora più importante se si tiene conto del fatto che la Tunisia è il Paese arabo che ha dato uno dei contributi più importanti alla crescita del fenomeno dell’Isis, il Califfato del terrorismo.

Sempre se venissero confermati gli exit poll, vorrà però anche dire che nessun partito ha la maggioranza sufficiente per governare e che sarà quindi necessario dare vita ad un governo di coalizione come già avvenuto nel 2011 e poi l’anno scorso col governo di transizione che ha portato alle elezioni di ieri. Molto importante quindi vedere quale sarà il terzo classificato. Potrebbe essere il partito comunista Fronte Popolare guidato da Hamma Hammami oppure il Movimento Dusturiano che riunisce membri del vecchio regime e nostalgici dell’era di Bourghiba.

Dopo le elezioni del 2011, Ennahda, che aveva ottenuto il 40% dei consensi, formò una coalizione con due partiti laici, il Foro Democratico per il Lavoro e le Libertà (Ettakol) e il Congresso per la Repubblica (Cpr). Le elezioni presidenziali si terranno il prossimo 23 novembre e probabilmente occorrerà aspettare quella data per vedere la nascita del governo.

“Il voto tunisino – ha dichiarato Bobo Craxi – è stato l’espressione di una crescente maturità democratica di un popolo ancorato a uno spiri o repubblicano, in un’area in cui sono spirati forti venti di instabilità. L’affermazione delle forze democratiche e laiche in particolare di Nidaa, guidate da uno statista come Caid Es-sebsi, sono un fatto estremamente significativo, così come essenziale, nel pano-rama democratico, resta il movimento di rinascita islamica Ennahda. Non posso che esprimere il mio auspicio affinché le forze popolari e democratiche, seppur di segno opposto sul piano culturale, siano in grado di dare a quel Paese – conclude Craxi in un’intervista per lo ‘speciale’ dedicato alle elezioni tunisine della trasmissione ‘Terra’, che andrà in onda questa sera sulle frequenze televisive di Rete 4 – un’espressione di Governo chiara e stabile, in attesa di sciogliere i nodi di fondo delle società arabe, attraversate da fondamentalismi che covano nuovi au-toritarismi”.

Questi i presenti partiti alle elezioni (fonte ANSA):

– Ennhadha (La Rinascita). Messo al bando da Ben Ali, il partito islamico ha vinto le elezioni del 2011, diventando con il 37% la prima forza del Paese. Il suo modello è l’islamismo moderato dell’Apk turco: ha rinunciato all’inserimento della sharia in Costituzione, affermando il suo sostegno alla democrazia e al pluralismo. Ben strutturato e radicato sul territorio, è guidato da Rached Ghannouchi. Pare abbia perso terreno a causa della scarsa performance al governo e alle accuse di aver tenuto un atteggiamento morbido nei confronti dei salafiti e di aver monopolizzato le istituzioni. Non ha un candidato alle presidenziali.

– Nidaa Tounes. Nasce nel giugno 2012 per volontà del veterano della politica Béji Caid Essebsi, che vuole rimediare all’eccessiva frammentazione delle forze liberali del paese e creare una forza di centro laica. Nazionalista, si rifà alla tradizione riformista tunisina del XX secolo e al padre della patria Habib Bourghiba. Esclude ogni collaborazione con gli islamici. Essebsi è il candidato favorito alle presidenziali. Una delle critiche più frequenti a Nidaa è di essere espressione di personaggi del vecchio “regime”.

– Ettakatol è un partito liberale di centrosinistra che punta su trasparenza e lotta alla corruzione. E’ stato alleato a Ennahda insieme al Partito del Congresso per la Repubblica (formavano la cosiddetta “troika”) e per questo sarebbe in calo di consensi. Il suo leader Mustafa Ben Jaafar è presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente ed è candidato alle presidenziali.

– Partito del Congresso per la Repubblica, laico e di centrosinistra, guidato da Moncef Marzouki, medico ed attivista per i diritti umani, poi eletto presidente della Repubblica, ora da Abderraouf Ayadi. Ha preso parte alla troika di governo e per questo sarebbe in calo di popolarità. Marzouki è in corsa per le presidenziali.

– Al Joumhouri o Partito Repubblicano, centrista e socioliberale. Nato nel 2012 dalla fusione di vari partiti di centro, Maya Jiribi ne è segretario. Personaggio di spicco Ahmed Néjib Chebbi, candidato anche alle presidenziali.

Unione Patriottica Libera. Lanciato dal ricco uomo d’affari Slim Riahi, si autodefinisce partito di centro, sostenitore del libero mercato e di valori modernisti. Soprannominato da molti il “Berlusconi tunisino”, Rihai possiede la nota squadra di calcio di Tunisi Club Africain ed è candidato alle presidenziali.

 Armano Marchio

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