domenica, 12 Luglio, 2020

Tunisia, il governo alla prova per il rinnovamento del Paese

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Ci sono voluti cinque mesi dopo le elezioni del 6 ottobre scorso ma il Governo tunisino che è nato dopo il fallimento di varie trattative e l’insuccesso parlamentare del candidato espresso dal partito di maggioranza relativa Ennahda, (islamici moderati) deve ancora dimostrare di possedere una credibilità politica oltre a quella numerica. Ci era voluta un’invenzione del Presidente della Repubblica Kais Saied per risolvere il rebus della scelta di un candidato che avrebbe riscosso la fiducia del Parlamento. Saied aveva affidato l’incarico a Elyes Fakhfakh, già Ministro ma rappresentante di un piccolo partito che era riuscito alla fine di febbraio a fare approvare il suo Governo con i voti di Ennahda, Corrente democratica, Movimento popolare, Tahya Tounes e Riforma nazionale. All’opposizione, tra gli altri, era rimasto nel cuore della Tunisia, movimento liberale dell’imprenditore Nabil Karoui. Un’insieme di forze, quelle di Governo che si trova di fronte oggi a dover affrontare una serie di gravi problemi economici e sociali aggravati dal contagio da coronavirus che, pur essendo sotto controllo ( soprattutto rispetto a quello che sta avvenendo in Europa), ha causato ripercussioni negative sul popolo tunisino causa le misure restrittive che il Governo ha dovuto prendere. Fakhfakh deve assolutamente puntare ba un rilancio dell’economia. Le casse dello Stato sono vuote ed e’ urgente ottenere un prestito che consenta di fare fronte alle necessità correnti. Il Paese ha bisogno di riforme strutturali e di innovazione soprattutto nei settori industriale ed agricolo ma anche nel vetusto apparato statale. La disoccupazione è aumentata, la ricerca di un posto di lavoro è diventata una chimera per i giovani tunisini che manifestano in numero sempre maggiore il loro malcontento.
In questa situazione torna a farsi vivo il terrorismo islamico. Pochi giorni fa nelle alture di Jelma, nel centro del Paese, sono stati arrestati dalle forze speciali di polizia quattro terroristi che facevano parte di una cellula atta a predisporre attentati contro sedi dell’esercito. Il terrorismo islamico ha sempre nel suo obiettivo la Tunisia che, dopo la rivoluzione dei “gelsomini ” del  2011, che ha  spodestato il regime di Ben Ali, si è data una moderna Costituzione che ha promosso i diritti democratici e le libertà civili, tra le quali le pari opportunità e che è stata apprezzata dall’Unione Europea. La Tunisia è quindi diventata il principale obiettivo dei terroristi islamici che hanno compiuto gravi e sanguinosi attentati. Trovare un patto generazionale che consenta di portare avanti gli ideali della rivoluzione del 2012  per rilanciare il Paese  è almeno a parole l’obiettivo di  Fakhfakh. Ma dall’opposizione giungono pesanti accuse alla classe dirigente di Ennahda, chiedendo la nascita di una terza Repubblica che elimini la corruzione e si richiami agli ideali della rivoluzione del 2011.  In questa situazione la figura del Presidente della Repubblica Kais Saied assume un particolare significato e rilevanza come uomo al di sopra delle parti  che con la fiducia del popolo tunisino si sta impegnando per il rinnovamento del Paese salvaguardando le  tradizioni e la volontà popolare.

 

Alessandro Perelli

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