mercoledì, 20 Novembre, 2019

Tunisia, il populismo ha varcato la soglia del Mediterraneo

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Tunisi, 4 novembre – “Anche qui è arrivato il populismo” ci dice Kamel, in perfetto italiano, nella birreria accanto all’hotel Africa nella centrale avenue Bourguiba, la strada diventata famosa per aver conosciuto nel 2011 le manifestazioni della rivoluzione dei gelsomini. Del resto lui l’italiano lo conosce benissimo avendo lavorato per trenta anni nello Stato del Vaticano e adesso rientrato in patria oltre a godersi la pensione è il responsabile dei servizi di sicurezza dell’ albergo della catena El Mourasi. In effetti non c’è altro modo di spiegare il risultato delle recenti ultime elezioni presidenziali che hanno visto al ballottaggio il successo di Kais Saied, professore di diritto costituzionale, sconosciuto alla politica su un altro candidato fuori dagli schemi Nabil Karoui, proprietario della più importante televisione privata tunisina. Anche se la sua vittoria è stata favorita dal fatto che Karoui ha svolto (si fa per dire) quasi tutta la campagna elettorale dietro le sbarre essendo stato arrestato per corruzione e reati fiscali, Saied ha saputo trascinare sul suo nome il consenso di quasi il 70% degli elettori e nel ballottaggio di portare la gente si seggi facendo aumentare notevolmente la percentuale dei votanti rispetto al primo turno. Nonostante che in Tunisia i poteri del Presidente della Repubblica siano limitati e abbiano una dimensione soprattutto istituzionale, c’è molta attesa e curiosità su come Saied interpreterà il suo mandato soprattutto in questo momento dopo che le elezioni legislative che hanno preceduto la sue elezione hanno dato un esito inaspettato con un solo partito Ennahda, gli islamici moderati, che ha superato il 20% e una frammentazione del Parlamento che tuttora rende problematica la formazione di una maggioranza di Governo.
Saied ha avuto il voto dei delusi dalla politica e dei giovani che hanno visto in lui un riferimento dei valori tradizionali del Paese e un argine contro la corruzione della classe politica. In questi giorni, quando in Italia si svolgono le commemorazioni dei defunti, anche il cimitero cristiano di Hammamet vede tante presenze di turisti e pensionati italiani che qui numerosi hanno scelto la loro residenza e che non mancano di rendere omaggio alla tomba di Bettino Craxi in attesa delle celebrazioni che a gennaio ricorderanno il ventennale della scomparsa. Abbiamo qui incontrato Stefania con la quale abbiamo condiviso il ricordo del padre. Del resto Bettino è ben noto ai tunisini e non solamente ai socialisti ma a tutti coloro e sono tantissimi che riconoscono in lui un grande amico della Tunisia e del popolo arabo. Ma quale sarà il futuro della Tunisia? Ne abbiamo parlato con Moncer Ben Sliman, presidente di Lam Echalm, una associazione della società civile di Tunisi che ha partecipato alla rivoluzione dei gelsomini e che ha contribuito alla scrittura della nuova moderna Costituzione tunisina. “È un momento particolarmente delicato questo per la società tunisina. Non ci sono pericoli di ritorno al passato – ci dice- ma la gente non è più disposta a sopportare il malgoverno e i privilegi della casta politica. Le ultime prove elettorali hanno rappresentato un segnale ben preciso in questa direzione? Il popolo tunisino vuole andare avanti nella promozione della democrazia e dei diritti civili”. È quello che si aspetta anche l’Europa che segue con apprensione quanto sta succedendo e che si augura che proceda speditamente il cammino verso il raggiungimento di tutti gli obbiettivi di crescita economica e sociale della giovane Repubblica tunisina.

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