mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Turchia, braccio di ferro opposizione Erdogan

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Mentre in Libia e Siria si contende la supremazia politica e militare con Mosca e, mentre i rapporti con la Grecia continuano a essere pessimi per la pretesa di occupare vaste aree del Mediterraneo, in Turchia Recep Erdogan cerca di consolidare con forme sempre più dittatoriali il suo potere. Anche il contagio per la pandemia del coronavirus sta diventando terreno di scontro e di repressione. Dopo le elezioni amministrative dello scorso anno che hanno visto l’opposizione trionfare in 6 delle 10 grandi città coinvolte dal voto, tra cui Istanbul, Ancara, Izmir proprio per l’ emergenza economica che si è creata in seguito alle misure e alle restrizioni prese per contenere l’infezione i sindaci di queste città hanno preso dei provvedimenti in difesa degli strati più deboli della popolazione.

A Izmir la municipalità ha fatto allestire distributori automatici di mascherine. Presso alcune banche sono stati aperti, a cura dei primi cittadini dei conti correnti per le donazioni ai più bisognosi ma l’iniziativa è stata considerata illegittima da parte di Erdogan che li ha fatti chiudere con la denuncia alla magistratura di comportamenti che interferiscono sull’azione del Governo. Il Premier ha lanciato la sua iniziativa ufficiale di solidarietà (Biz Bize Yeteriz) e ha deciso che fosse esclusiva ma in questo modo ha provocato lo scontento dei cittadini turchi in difficoltà economiche che volevano accedere a queste risorse con grave danno anche per il suo partito Akp che proprio negli strati più poveri del popolo aveva trovato maggior consenso.

Quanto sta accadendo fa prefigurare un vero e proprio braccio di ferro tra queste amministrazioni rette dall’opposizione e Erdogan. La presenza di Istanbul, la città più importante dal punto di vista economico e geopolitico rende questo scontro ancora più evidente. Ma l’emergenza coronavirus ha permesso al Premier di inasprire le già democraticamente inaccettabili misure contro i giornalisti non allineati. Proprio mentre il 3 maggio si celebrava la giornata mondiale della libertà di stampa le carceri turche di riempivano di giornalisti non solo di opposizione ma solo colpevoli di aver divulgato notizie sul dilagare dell’epidemia non conformi al pensiero del Governo. Una situazione veramente intollerabile che lede i minimi principi di libertà con una magistratura ormai assuefatta e controllata da Erdogan. E con l’Unione Europea che, a parte poche eccezioni, sta a guardare ricattata dalla minaccia di Erdogan di aprire le frontiere ai migranti che di riverserebbero sul territorio europeo.

Alessandro Perelli

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