sabato, 27 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Turismo, con il Covid numeri dimezzati

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Soltanto durante i primi nove mesi del 2020 in Italia c’è stato un calo del 50,9% delle presenze di turisti negli esercizi ricettivi. Lo ha rilevato l’Istat nel rapporto sulla domanda nel settore turistico in Italia tra gennaio e settembre 2020. In termini assoluti si tratta di 192 milioni di presenze in meno. L’Istat precisa che i dati evidenziano la gravità della crisi del turismo interno generata dall’emergenza sanitaria, dopo anni di crescita costante del settore.
Nei primi nove mesi dell’anno si è registrato un calo del 68,6% delle presenze di turisti stranieri in Italia. Nonostante la riapertura delle frontiere dopo il lockdown, le presenze di clienti stranieri registrano continue flessioni molto negative, con un trimestre estivo che ha realizzato solo il 40% delle presenze rilevate nel 2019.

Durante i mesi del lockdown (in particolare, dall’11 marzo al 4 maggio) la domanda e le presenze nelle strutture ricettive si sono quasi azzerate. Sono state appena il 9% di quelle registrate nello stesso periodo del 2019. In particolare, il calo delle presenze è stato pari a -82,4% a marzo, a -95,4% ad aprile e a -92,9% a maggio. Pressoché assente la clientela straniera (-98,0% sia ad aprile che a maggio). Complessivamente nei mesi del lockdown, la variazione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è pari a -91,0% con una perdita di quasi 74 milioni di presenze, di cui 43,4 milioni di clienti stranieri e 30,3 milioni di italiani.
Poi, nel trimestre luglio-settembre le presenze totali di turisti sono state pari a circa il 64% di quelle registrate l’anno precedente, con una perdita di più di 74,2 milioni di presenze.
Nel rapporto, l’Istituto di statistica ha evidenziato performance divergenti sui due campioni d’indagine: i pernottamenti dei clienti italiani hanno raggiunto poco più dell’86% di quelli rilevati lo scorso anno, quelli dei clienti stranieri appena il 40%.
Nelle grandi città, cioè nei 12 comuni italiani con più di 250 mila abitanti, si è registrata una flessione delle presenze nei primi 9 mesi del 2020 pari al -73,2% e un andamento peggiore rispetto alla media nazionale (-50,9% rispetto allo stesso periodo del 2019). Per i comuni a vocazione culturale, storico, artistica e paesaggistica la diminuzione è stata del 54,9%, per quelli con vocazione marittima del 51,8%. I comuni a vocazione montana, invece, registrano un calo inferiore alla media nazionale (-29,3%).

Va anche ricordato che il 2019 è stato l’anno dei record per il turismo in Italia: 131,4 milioni di arrivi, 436,7 milioni di presenze e una crescita del 2,6% sull’anno precedente, arrivando a occupare circa 4,2 milioni di persone. Un dato molto importante per il nostro Paese con un asset economico che, secondo l’ultimo rapporto Enit, prima della pandemia rappresentava il 13% del Prodotto interno lordo. Basterebbero questi dati per capire l’impatto del Covid-19 sull’intero settore, i cui effetti sono stati fotografati adesso dal rapporto dell’Istat sui primi nove mesi del 2020.
Prima della pandemia, in Italia erano presenti circa 33 mila alberghi, per oltre 2,23 milioni di posti letto, e 183 mila esercizi extra alberghieri. I numeri del settore sono stati in costante crescita dal 2010 fino a poco prima della pandemia, con un forte aumento della presenza di turisti stranieri. Ed è proprio il brusco calo di questa fetta di turisti (-68,6%) a rappresentare il fattore che più ha contribuito al calo delle presenze di turisti nel 2020. Nel 2019 la spesa del turismo internazionale era cresciuta del 6,6% e si era registrato un aumento dei pernottamenti del 4,4%. Stesso incremento era stato rilevato anche dai dati sugli arrivi aeroportuali che avevano chiuso i primi 11 mesi 2019 con un +4% di passeggeri totali.
Va aggiunto che la crisi del turismo ha coinvolto anche il settore dei trasporti e di tutte le altre attività collegate.

S. R.

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