martedì, 9 Marzo, 2021
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Turismo sessuale, gli italiani tra i primi in classifica. Il Presidente dell’Ecpat: «Sono giovani insospettabili»

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Turismo sessualeEcpat (End child prostitution pornography and trafficking). Una parola, cinque lettere, un acronimo. Per porre fine alla prostituzione e alla pornografia di bambini, per dire basta al traffico di minori a scopi sessuali. La Onlus, nata nel 1990, ha come obiettivo primario quello di difendere i diritti dei bambini dal pericolo insidioso del turismo sessuale e del mercato del sesso, per restituire dunque dignità e valore al bambino, trasformandone la condizione: da schiavo a bambino. Secondo una stima dell’Ecpat, che opera in 73 paesi – con 80 gruppi nazionali – ogni anno nel mondo ci sono un milione di turisti sessuali che rivolgono le loro attenzioni a minori tra i 12 e 14 anni, e a volte anche più piccoli. I turisti che si rivolgono alla prostituzione minorile sono un terzo del totale. Avanti! ha intervistato Marco Scarpati, presidente di Ecpat Italia, secondo il quale l’unico modo per contrastare il fenomeno è quello «di coordinare le attività della polizia a livello internazionale». 

Presidente Scarpati, secondo la vostra indagine sono 80mila gli italiani che ogni anno si recano all’estero per fare sesso a pagamento, anche con minori.

È fra i primi otto Paesi in materia di turismo sessuale. Del resto è tra le prime otto potenze economiche mondiali. L’Italia ha molte persone che girano per il mondo, spesso per lavoro. È un dato per nulla nuovo, anzi direi consolidato.

Un fenomeno senza confini, quello del turismo sessuale. Oltre al Sud-est asiatico sono coinvolte tante altre zone del mondo.

Assolutamente senza confini. Gli italiani sono specializzati in Kenya, Santo Domingo, Brasile, Cuba e Africa.

Sempre secondo la vostra organizzazione annualmente sono più di 15 mila i bambini tra i 12 e i 14 anni immessi nel circuito dello sfruttamento sessuale.

In alcuni casi, pochi, i minori sono venduti dai loro stessi genitori, bisognosi di danaro, dunque tolleranti. Oppure possono non essere a conoscenza di quanto stia avvenendo, magari perché hanno affidato il loro bimbo a una persona per una ragione lavorativa, per esempio.

I dati dell’Ecpat rilevano che il fenomeno è in aumento tra ragazzi di età compresa tra i 25 e i 35 anni. Solo il 5% di loro rappresenta un caso patologico, la parte restante la vive come un’esperienza emotiva nuova e diversa. Una tendenza piuttosto allarmante.

Molto allarmante. Nel lavoro che stiamo facendo quelli che sono pedofili, ossia persone che abitualmente hanno un orientamento sessuale rivolto ai minori, costituiscono solo una piccola fetta. La stragrande maggioranza sono persone tra i 25-35 anni che normalmente nella loro vita quotidiana, nel loro Paese, conducono una vita normale, regolare. E che quindi mai farebbero queste cose.

E come vivono questo tipo di esperienza pedofila?

A volte si tratta di un “giochino” da fare quando si trovano all’estero, perché lasciano a casa la loro coscienza.

Insieme al mercato della droga e delle armi, quello dello sfruttamento sessuale è uno tra i più proficui per le organizzazioni criminali.

Sì, è il terzo mercato per la criminalità organizzata in termini di introiti. Si tratta di dati allarmanti. Basti pensare a quanto sia in espansione il mercato della pedo-pornografia e della prostituzione minorile. Le crisi economiche comportano un aumento dell’ingresso dei minori nella prostituzione.

Secondo lei, in quale modo è possibile contrastare questo crimine?

Per combatterlo è necessario potenziare il coordinamento tra le attività della polizia a livello internazionale e la cooperazione giudiziaria. I reati devono poter essere repressi in Italia, solo se le prove possono essere raccolte in giro per il mondo.

Qual è la normativa nel nostro Paese?

Nel 1998 è stata promulgata una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori che prevede anche un concetto di extraterritorialità.

Ossia?

I reati all’estero, per esempio i rapporti a pagamento con minori, possono essere puniti in Italia. Ma questo principio necessita di un raccordo tra la polizia e la magistratura dei due Paesi, quello d’origine della persona che commette il reato e quello in cui questo si consuma.

Non c’è raccordo, dunque.

Per alcuni anni c’è stato. Negli ultimi 6-7 anni la cooperazione internazionale ha però smesso di avere soldi, anche a causa della crisi economico-finanziaria.

Dopo gli italiani, da quale Paesi provengono gli altri turisti sessuali?

Ci sono i tedeschi, i cinesi, giapponesi, gli americani, francesi e russi. Ripeto, sono i Paesi più ricchi, più forti.

I mondiali di calcio, nel 2014, si svolgeranno in Brasile, ove i bambini già sfruttati sono circa 50.000. Cresce l’allarme per un’impennata del fenomeno?

Sì. Infatti c’è già una commissione che sta lavorando su questo. Si occupa della correlazione tra eventi sportivi e sfruttamento sessuale. Abbiamo infatti rilevato che, in concomitanza con grandi eventi, il racket faceva arrivare un grande numero di prostituti e prostitute, anche minori. Da alcuni anni ci occupiamo della formazione delle polizie locali per la prevenzione e la repressione. La prossima settimana sarò a Varsavia per un meeting cui parteciperanno circa settanta persone rappresentanti, per esempio, della polizia, dell’università e delle associazioni. Lo scopo è quello di condividere le esperienze maturate, per poi elaborare strategie da attuare nei prossimi grandi avvenimenti.

Silvia Sequi

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