venerdì, 18 Ottobre, 2019

Tutte le strade portano… al tennis italiano

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Tennis a Roma chiama ‘speranza’ per tennisti italiani. Prima, a gennaio (ad inizio anno dunque), Andreas Seppi ha conquistato la finale in Australia; l’ha persa dal Next Gen talentuoso Alex De Minuar (che giocava in casa) per 7/5 7/6(5), ma è stato comunque un buon traguardo per l’altoatesino, che è l’attuale n. 35 del mondo (che, dunque, comunque vanta un buon ranking).
A proposito di atleti italiani, di giovani esordienti, sempre provenienti dall’Alto Adige come Andreas, non possiamo non citare il talento esploso di Jannik Sinner: tennista 17enne, di San Candido, ha già all’attivo un titolo Challenger e due ITF; ha vinto quest’anno a febbraio gli Internazionali di Bergamo su Roberto Marcora (per 6/3 6/1); poi si è imposto, sul cemento indoor di Trento, su Jeremy Jahn (per 6/3 6/4); infine, il terzo ed ultimo titolo lo ha conquistato a Santa Margherita di Pula, contro Andrea Pellegrino (che ha sconfitto con un doppio 6/1). Infine ha avuto un’occasione mancata ad Ostrava (nella Repubblica Ceca), dove è stato battuto in finale (lo scorso 5 maggio) dal tennista polacco Kamil Majchrzak (con un parziale netto di 6/1 6/0 a favore dell’avversario). Challenger mancato che, però, nulla toglie all’ottimo tennis espresso; tanto che, si è aggiudicato anche il primo turno di pre-qualificazione agli IBI 2019.
Inoltre, a proposito di top 30 quasi – come appunto Seppi -, dobbiamo registrare l’exploit stratosferico del 23enne romano Matteo Berrettini. Doppio e quasi triplo successo per lui, che sale sino alla posizione n. 31 del ranking mondiale, suo best ranking tra l’altro. Non solo; ma porta a casa un trofeo a Budapest (dopo quello di Gstaad dello scorso anno), vincendo un match difficile al terzo set contro Filip Krajinović (con il punteggio di 4/6 6/3 6/1). Ha sfiorato il suo terzo titolo in carriera, contro l’altro giovane di talento: il cileno Christian Garin a Monaco di Baviera. Ha perso un incontro complicato al terzo set, dopo aver rimontato nel secondo e sotto nel primo parziale: 1/6 6/3 6/7(1), il risultato finale. Non solo condizioni del campo difficili (a causa della forte pioggia, che ha provocato molte interruzioni e del forte vento), ma anche l’aggravante di aver dovuto giocare due match nella stessa giornata. La mattina, infatti, aveva disputato la semifinale contro Bautista Agut (vinta agevolmente, dominando un avversario ostico); il pomeriggio (dopo solo tre ore di pausa), era sceso di nuovo in campo contro Garin (fresco della vittoria del giorno prima, invece, e più carico che mai, anche per aver battuto Alexander Zverev – che era testa di serie n. 1 – nei quarti). Tra l’altro, Garin aveva battuto il nostro Marco Cecchinato, innervosito dalle continue sospensioni per la pioggia incessante. Tuttavia, nonostante la profonda amarezza, anche il tennista 26enne di Palermo vanta un ottimo piazzamento nella classifica mondiale e ha espresso un buon tennis (nonostante il rientro da una brutta influenza): è l’attuale n. 19 al mondo. Tutti gli italiani speravano in una possibile finale tutta azzurra; anche perché il tennista siciliano veniva dal successo strepitoso a Buenos Aires, dove aveva vinto un match strabiliante, padrone del campo, contro l’argentino Diego Schwartzman, su cui si era imposto con un netto 6/1 6/2. Per Berrettini, viceversa, si sarebbe trattato di portare a casa il secondo titolo consecutivo, ma per le contingenze sfortunate un po’ è stato impossibilitato. Un lieve calo proprio nel tie break finale e decisivo gli è stato fatale; bravo a lottare e restare sempre lì nel match e, soprattutto, a poter vantare la soddisfazione di aver sconfitto niente poco di meno che il tedesco (padrone di casa) Philip Kohlschreiber (che a Monaco aveva vinto tre volte e giocato sei finali in tutto). Sicuramente ora il tennista romano è più consapevole dei propri mezzi, anche grazie al supporto del coach Vincenzo Santopadre che lo tiene con i piedi per terra. Nonostante l’amarezza, infatti, è forte in lui la voglia di riscattarsi dalla delusione della finale persa in Germania; magari proprio nella Capitale, davanti al suo pubblico, a casa sua; ma non sarà facile giocare di fronte ai fan della sua città. Di certo ha dimostrato di essere molto cresciuto (in maniera esponenziale) e maturato, responsabile e ponderato a sufficienza per poter affrontare un’impresa e una sfida del genere.
Così come lo è Marco Cecchinato e come lo è, ancor di più, il ritrovato e ritornato Fabio Fognini. Dopo tre tornei di fila ‘fallimentari’, finalmente è riuscito a conquistare il suo primo master 1000 del riscatto; pur infortunandosi alla coscia. Reduce da questo infortunio, ha saltato l’Atp di Estoril, ma è tornato in campo a Madrid. Così, il 31enne di Sanremo raggiunge il suo best ranking, salendo alla posizione n. 12 al mondo. Ora l’obiettivo è la top ten, a un passo; poi, magari, conquistare anche il suo primo Grand Slam (il Roland Garros, perché no?) – come sua moglie Flavia Pennetta -; ma non sarebbe male se potesse portare a casa il torneo di Roma. Tra l’altro, in Spagna, Rafael Nadal si è ritirato per un’influenza intestinale e, se dovesse saltare Roma, sarebbe un avversario in meno. Anche Federer è incerto: è iscritto, ma aspetterà di vedere come andrà il torneo di Madrid, per decidere se partecipare agli IBI o meno. Il tennista ligure ha portato a casa, infatti, un torneo prestigioso come quello di Monte Carlo, imponendosi sul serbo Dusan Lajovic, connazionale di Novak Djokovic. Questo gli ha dato un’iniezione di fiducia enorme: sia perché ha portato a termine la finale, nonostante il problema muscolare subentrato; sia perché ha completamente impartito una lezione all’avversario, vincendo in maniera semplice un match non facile: in condizioni meteo disagevole, con folate di vento anche ad 80 km/h che spostavano la palla nettamente. Rimanere calmo e concentrato è stata una grande prova di maturità.
Non è stato un torneo semplice e un percorso agevole o lineare il suo qui nel principato di Monaco. Al primo turno ha eliminato al terzo set Andrej Rublëv, che era avanti nel punteggio 6/4 4-1 e palla del 5-1 per il russo. Al secondo turno si è avvantaggiato del forfait di Gilles Simon e negli ottavi ha eliminato persino il n. 3 del mondo Alexander Zverev per 7/6 6/1. Successivamente, nei quarti, ha sconfitto il n. 13 del ranking, Borna Ćorić, mentre in semifinale ha battuto addirittura (per 6/4 6/2) lo spagnolo Rafael Nadal, n. 2 del mondo, campione in carica, undici volte vincitore del torneo. Un successone insomma. Sicuramente non sarà facile neppure per lui gestire le pressioni e le aspettative che i fan hanno su di lui.
Tuttavia, anche tra i giovani, nuove leve crescono. Se Matteo Berrettini ci ricorda molto lo svizzero Roger Federer, per l’eleganza e la compostezza con cui porta i colpi, per la calma che mantiene sempre in campo, per il suo gioco spesso in attacco a rete, un altro tennista azzurro che assomiglia un po’ a Fabio Fognini è Filippo Baldi. Il 23enne milanese, infatti, ha disputato l’Atp di Estoril, dove ha perso dal finalista del torneo Pablo Cuevas (che avrebbe perso dal ventenne greco Stefanos Tsitsipas per 6/3 7/6): dunque un’uscita di scena di tutto rispetto la sua. Il suo gioco istintivo, aggressivo da fondo campo, con discese a rete repentine, da vero maratoneta (macina chilometri in campo, correndo da tutte le parti, su tutte le palle) sono le sue carte vincenti. In più ha quel carattere fumantino e irascibile, che ricorda molto Fognini, ma che gli dà quella giusta rabbia agonistica per lottare sempre fino alla fine ed essere sempre competitivo. Anche lo scorso anno, infatti, agli IBI (durante le qualificazioni), fece un buon exploit vincendo parecchie partite proprio in rimonta: onore al merito, di una dura lotta stacanovista come è sempre la sua. Generoso, in questo, proprio come Matteo Berrettini, Marco Cecchinato o lo stesso Fognini. Sicuramente farà strada il tennista di Milano, come speriamo anche gli altri possano incassare altri risultati molto positivi in carriera. Per Tsitsipas si trattava del quarto titolo in carriera e del secondo stagionale. Lo scorso anno aveva vinto a Stoccolma (su Gulbis, con un doppio 6/4) e le Next Gen Atp Finals di Milano (su Alex De Minaur, che quest’anno ha Sydney – in casa – ha conquistato il suo primo titolo, imponendosi su Andreas Seppi per 7/5 7/6). Il ventenne greco, poi, quest’anno, invece – oltre appunto al torneo di Estoril, aveva portato a casa il titolo all’Open di Marsiglia su Mikhail Kukushkin per 7/5 7/6(5).
Tornando agli italiani, inoltre, da segnalare altri due giovani. Si tratta di Lorenzo Sonego e di Lorenzo Musetti. Il primo, 23enne di Torino, ha vinto due Challenger e tre tornei ITF, inoltre ha raggiunto i quarti di finale al torneo di Montecarlo (dove ha perso da Dusan Lajovic, che sarebbe arrivato sino in finale). L’altro, 17enne di Carrara, È il tennista italiano più giovane ad aver vinto un torneo del Grande Slam a livello Juniores, appena 16enne. Inoltre, quest’anno, ha conquistato il titolo degli Australian Open 2019 Under 18; ma ha all’attivo anche la finale agli US Open dello scorso anno e altri sei titoli. È stato, infine, anche n. 2 della classifica mondiale ITF Juniores.
Nel femminile, poi, è arrivato (lo scorso anno) anche il secondo titolo in carriera per Camila Giorgi a Linz (in Austria, sul cemento). La 27enne di Macerata si è imposta su Ekaterina Aleksandrova per 6/3 6/1. Questo successo fa seguito alla conquista del torneo di S’Hertogenbosch (sull’erba), sconfiggendo un’avversaria temibile come la svizzera Belinda Bencic (per 7/5 6/3). Dunque, sicuramente, anche lei molto maturata e cresciuta tennisticamente, ma che sembra prediligere superficie veloci alla terra rossa. Tuttavia, se riesce a trovare regolarità e continuità di gioco, rischiando meno, può diventare pericolosa per chiunque.
Da registrare anche il ritorno di Sara Errani a Bogotà. Partita dalle qualificazioni, aveva perso all’ultimo turno da Jasmine Paolini; poi è stata ripescata e si è spinta sino ai quarti di finale del torneo, dove ha perso dall’australiana Sharma per 6/1 7/5. Grande lottatrice, il suo problema resta sempre il servizio: costretta a battere da sotto, anche la prima, per non incorrere nei numerosi dopi falli che – regolarmente – commette.

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