venerdì, 23 Ottobre, 2020

Tutti sul proporzionale

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Nel 1993, dopo il referendum, di dubbia costituzionalità, che da abrogativo si faceva propositivo, promuovendo il maggioritario come avvio di una nuova stagione politica, nessuno osò pronunciarsi a favore del proporzionale. Tranne Bettino Craxi che si presentò nella apposita commissione alla Camera dei parlamentari e, citando Turati e don Sturzo che il sistema proporzionale riuscirono ad ottenerlo, dopo anni di battaglie, solo nel 1919, volle difendere quel proporzionale che da destra a sinistra tutti ritenevano logoro, di freno alla nuova strategie dell’alternanza, di intralcio all’idea di far scegliere all’elettorato le maggioranze politiche che ci avrebbero governato. Arrivò cosi il Mattarellum che, fotocopiando il risultato di un referendum abrogativo che diveniva di fatto un testo di legge, si configurava come uninominale a un turno, con correzione proporzionale di un quarto dei parlamentari da eleggere su liste di partito con lo sbarramento al 4%. A pochi mesi dal battesimo di quella legge la vittoria alle elezioni del 1994 del Polo delle libertà e del buon governo viene vanificata dalla crisi di Bossi. E arriva un nuovo governo alla Leone, con Dini appoggiato anche, e poi solo, dall’opposizione. Altro giro col Mattarellum e più o meno stesso risultato. La vittoria dell’Ulivo del 1996 viene vanificata dalla crisi aperta da Bertinotti dopo due anni e Prodi cede il testimone a D’Alema, con una maggioranza diversa e benedetta da Cossiga, ma il primo premier ex comunists é poi costretto a cedere la poltrona a Giuliano Amato dopo la sconfitta alle regionali del 2000. Torna Berlusconi, con la Lega, nel 2001 e sempre col Mattarellum il presidente governa tra tensioni pesanti con l’Udc di Follini fino a quando non si ritiene di superare il Mattarellum col Porcellum, la definizione é del leghista Calderoli. Ne vien fuori un proporzionale con premio di maggioranza senza soglia alla prima coalizione. Il centro-destra, che quella legge aveva approvato per mettere in difficoltà l’Unione di Prodi, che recupera anche Bertinotti, finisce per favorire gli avversari ai quali consegna il governo per uno zero virgola nel 2006, mentre col vecchio sistema avrebbe vinto la coalizione berlusconiana. Ma la sinistra masochista italiana ama il litigio e la divisione e si suicida solo due anni dopo riconsegnando nel 2008 il governo a Berlusconi che, dopo tre anni, a seguito della sfiducia di Fini e sotto l’influsso dello spread che sembra soffocarci, é costretto da Napolitano a rassegnarsi a Monti. Sembra fatta per Bersani, ma nasce il movimento di Grillo e Bersani tenta invano, dopo un risultato elettorale del 2013 inaspettatamente in bilico, il governo del cambiamento. La pernacchia dei Cinque stelle blocca il segretario del Pd, nasce il governo Letta, prima anche con l’appoggio di Forza Italia, poi del Nuovo centro-destra. E allora ci pensa Renzi che tenta il patto del Nazareno con Berlusconi, naufragato il quale, dopo l’elezione di Mattarella, il giovin signore vede bocciato il suo referendum dagli elettori che scambiano una riforma costituzionale per una fiducia al governo. Gli subentra Gentiloni e nasce il Rosatellum, un maggioritario misto al proporzionale che doveva favorire il centro-sinistra  e invece i vincitori sono i grillini. E siamo ad oggi. A un governo di un colore cui ne succede un altro di opposto colore, ma presieduto dallo stesso leader, peraltro improvvisato. Prima vestito di verde-lega e poi di rosso (si fa per dire) Pd-Leu. Col giallo grillino che permane invariato. E si riprende, dopo che il Covid consiglierebbe altri temi, la discussione sul proporzionale con l’unico obiettivo di non far vincere Salvini se non col 51%. Nobile intento invero. Dopo 27 anni da quel referendum la conversione al metodo proporzionale é davvero indicativa del fallimento completo dei sistemi elettorali precedenti. Avrebbero dovuto garantire la stabilità ma, tranne che per il governo Berlusconi 2001-2006, mai le maggioranze che hanno vinto le elezioni hanno affrontato quelle successive, si sarebbe dovuto favorire il bipolarismo e invece il sistema é diventato almeno tripolare, per di più chi ha varato una nuova legge elettorale ha sempre perso le elezioni (I progressisti col Mattarellum nel 1994, Berlusconi col Porcellum nel 2006, il centro-sinistra col Rosatellum nel 2018). Il pensiero va a quel discorso di Craxi del 1993. Oggi la conversione, strumentale, al proporzionale, dati i precedenti, dovrebbe far riflettere i propugnatori dell’ennesima riforma. Tanto più che restiamo, noi anomali cronici, i soli che cambiamo legge elettorale ogni volta che sembra convenire. E senza neanche saper fare bene i conti. E senza mai occuparci di riformare lo stato. Che resta uguale a se stesso. Nell’indifferenza di, quasi, tutti.

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Mauro Del Bue

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