sabato, 24 Ottobre, 2020

Uber, Uil: “Dare giuste tutele contrattuali e più controlli”

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Chiuse le indagini sulla filiale italiana di Uber Eats, i cui manager sono accusati di caporalato, dopo che gli inquirenti della procura di Milano hanno rivelato che i rider venivano “pagati 3 euro l’ora”, “depauperati delle ritenute d’acconto che venivano operate ma non versati” e sottoposti “a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale”.

Le parole sono dello stesso sostituto procuratore Paolo Storari, che nell’avviso di chiusura indagini, ha riportato alcune frasi delle intercettazioni che hanno portato (a luglio) al commissariamento dell’azienda Uber Italy e ad indagare alcuni manager interni e gli amministratori di due società esterne di reclutamento di personale, che fornivano alla filiale italiana del colosso americano. ​

 

Per gli indagati si va quindi verso la richiesta di rinvio a giudizio con accuse pesanti di caporalato. Tutti gli indagati secondo l’accusa “approfittavano dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo dimoranti nei centri di accoglienza straordinaria, pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale” e li destinavano al lavoro per il gruppo Uber “in condizioni di sfruttamento”.

Nella maggior parte dei casi si trattava di giovani provenienti da Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh, i quali, secondo il pm, venivano “derubati” delle mance che i clienti lasciavano loro spontaneamente e “puniti” attraverso “una arbitraria decurtazione (“malus”) del compenso pattuito, se non si fossero attenuti alle disposizioni impartite”. La posizione di Uber Italy, in quanto società, inizialmente coinvolta per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa, è stata stralciata; è prevista per il 22 ottobre in questo caso l’udienza davanti alla sezione autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale per discutere del provvedimento di commissariamento.

Dura la presa di posizione della segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti. “Una condizione inaccettabile che richiama a una riflessione collettiva sulle generali condizioni di lavoro, a partire dal tema dei diritti dei ciclofattorini, tra i quali la sicurezza e un compenso dignitoso, così come noi chiediamo da tempo”.

“La chiusura delle indagini per caporalato di Uber Italy – aggiunge Tiziana Boschi segretaria confederale Uil – – conferma il perdurare delle condizioni di sfruttamento e dell’estrema vulnerabilità lavorativa della categoria dei Riders. Contro il permanere di comportamenti illegali ai danni di queste lavoratrici e di questi lavoratori occorre oggi, più che mai, dare le giuste tutele contrattuali, oltre che incentivare controlli e ispezioni. La decisione del Tribunale di Milano richiama l’attenzione verso la necessità di garantire dignitose condizioni di lavoro, un equo compenso, un’adeguata sicurezza per questa categoria, per la quale ci stiamo battendo da tempo. Continuiamo a chiedere al Ministero del Lavoro di favorire il percorso di confronto già intrapreso ad agosto con Assodelivery finalizzato alla condivisione del riconoscimento di quanto regolamentato dal Ccnl della Logistica firmato dalle Categorie dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil nel 2018″.
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