sabato, 11 Luglio, 2020

Ue, ecco i soldi per l’Italia per uscire dalla crisi

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L’Italia potrebbe arrivare ad utilizzare per l’emergenza Coronavirus, tra interventi in deficit e i nuovi fondi europei in arrivo, fino ad un totale di oltre 300 miliardi.
Sure, Bei e Mes (se il governo deciderà di utilizzare anche questa linea di credito) potrebbero garantire quasi 100 miliardi di risorse cui si aggiungerebbe l’importo di 172 miliardi dal futuro ‘Recovery Fund’.

Il governo ha già messo a disposizione 75 miliardi di risorse in deficit con due diverse manovre, la prima a marzo con il decreto Cura Italia (20 miliardi) e la seconda a maggio con il decreto rilancio (55 miliardi). E non è escluso che possa chiedere al Parlamento un nuovo scostamento di bilancio per finanziare nuovi interventi a favore di famiglie e imprese e per dar vita al grande piano di investimenti annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia.
I nuovi strumenti Ue su cui c’è l’accordo (Sure, Mes e Bei), insieme dispongono di 540 miliardi, e la quota per l’Italia sarà di oltre 96 miliardi (in parte dovrebbero essere disponibili da questo mese), di cui: 20 miliardi dal Fondo europeo contro la disoccupazione (Sure) per finanziare la cassa integrazione delle imprese in difficoltà a seguito del lockdown imposto per contenere il contagio; 40 miliardi di finanziamenti dai fondi di emergenza della Bei per le piccole e medie imprese e 36 miliardi dal Mes.

Però, il governo è ancora prudente su un eventuale ricorso al Mes, la maggioranza è divisa sull’impiego di queste risorse e a decidere se attivare o meno tale linea di credito sarà il Parlamento, come ha annunciato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Se si decidesse di accedere alla nuova linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità, che consentirà prestiti per un importo pari al 2% del Pil del Paese richiedente (ma si potrebbe andare anche oltre), con l’unica condizione di destinare le risorse a spese sanitarie dirette e indirette.
L’Italia punta soprattutto sul Recovery fund. Dopo che il Fondo verrà approvato, il nostro Paese potrebbe avere accesso alla quota più consistente di risorse, ovvero 172 miliardi, divisi tra oltre 90 miliardi di prestiti e circa 82 miliardi di sovvenzioni.
Naturalmente verranno stabilite regole ben precise per poter spendere questi fondi. Ogni Paese membro dovrà presentare il suo piano di riforme per la ripresa che dovrà essere sottoposto al vaglio della Commissione europea per verificarne la compatibilità con le norme Ue.
Dopo le valutazioni, la Commissione deciderà quanti fondi destinare a ogni singolo Paese. Come ha annunciato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il governo italiano intende presentare il piano per la ripresa a settembre con la Nota di aggiornamento al Def. Il piano Ue dovrebbe essere operativo dal 2021 ma parte delle risorse, legate ai fondi coesione, potrebbero arrivare già in autunno quando il governo sarà impegnato a mettere in cantiere la legge di bilancio.
Le priorità indicate dall’Ue sono chiare: investire in settori strategici per l’Unione (infrastrutture, digitale, ambiente), finanziare riforme strutturali ed evitare le peggiori ripercussioni sui settori più colpiti dalla pandemia e dal lockdown, come il turismo o ‘l’automotive’. Il pressing fatto da alcune forze di opposizione del Centro destra per destinare queste risorse alla riduzione delle tasse è già scattato, ma il ministro dell’Economia ha frenato chiarendo che i fondi Ue saranno destinati alle grandi riforme.

Il commissario agli Affari Economici dell’Ue, Paolo Gentiloni, da Radio24, ha detto: “La Commissione ha lavorato molto per togliere a questi strumenti le condizionalità che c’erano. Abbiamo dovuto modificare molte regole attuative. Un Paese come la Francia ha una condizione riguardo i tassi di interesse non identica a quelli dell’Italia. Vedremo se il governo spagnolo o quello greco lo utilizzeranno”.
A proposito della effettiva convenienza nel ricorrere a strumenti come il Mes, Gentiloni ha osservato: “Per dire che l’Italia sta sprecando questa occasione è un pò presto. Qui ci sono prestiti vantaggiosi per un Paese come il nostro, un primo pacchetto da 500 miliardi attivabile nelle prossime settimane. Un secondo pacchetto da 750 miliardi ha bisogno del via libera dei governi e della ratifica dei parlamenti. Dal primo gennaio dell’anno prossimo. Quindi c’è molto tempo per lavorarci. Questa occasione dovrebbe essere colta per affrontare alcune sfide come la transizione tecnologica e ambientale”.
Sul Recovery Fund come un primo passo verso una federazione europea, Gentiloni ha detto: “Al momento è un passo avanti verso un obiettivo più limitato, ovvero attualmente abbiamo un edificio che ha una moneta unica ma quanto alle politiche di bilancio ci sono meccanismi di sorveglianza. Ora invece ci sono delle risorse economiche a fondo perduto. Stiamo facendo un passo rilevante ma più limitato rispetto a quello che va verso una federazione. Ci sono alcuni settori strategici da sostenere, imprese che possono crescere come il settore digitale che l’Europa deve sostenere. Si potrebbe parlare della difesa e di altri settori. Ma dobbiamo stare attenti ad effetti di squilibri e monopolistici. Da questo punto di vista è un discorso da prendere con le molle”.
L’utilizzo delle risorse, tuttavia, precisa la Commissione è legato a una serie di indicazioni che l’esecutivo europeo ha inserito nel suo documento. Le priorità per l’utilizzo dei fondi messi in campo dalla Commissione e dalle risorse del Bilancio settennale della Ue, se la proposta dell’esecutivo europeo passerà l’esame degli Stati membri, seguirebbero uno schema ben preciso.
Sulla conversione ‘verde’ dell’economia europea e la digitalizzazione, secondo le priorità indicate dalla Commissione: “La doppia transizione verso un’Europa verde e digitale rimane la sfida principale di questa generazione”. Nel documento si invita a: “Investire su vasta scala, nelle energie rinnovabili e soluzioni a idrogeno, trasporto pulito, cibo sostenibile e un’economia circolare intelligente”.
Il sostegno che l’Europa concederà agli Stati membri dunque, dovrà essere: “Coerente con gli obiettivi sul clima e l’ambiente, così come investire in infrastrutture e competenze digitali per contribuire a rafforzare la competitività e la sovranità tecnologica dell’Unione”.
La Commissione propone anche una nuova iniziativa chiamata REACT-UE per aumentare il sostegno alla coesione, ovvero alle politiche messe in campo dalla Ue per ridurre il divario tra le diverse regioni europee e colmare i ritardi delle regioni meno favorite. Attraverso REACT-EU, la Commissione propone di mettere in campo 55 miliardi di euro in più per finanziare la politica di coesione fino al 2022. Finanziamenti supplementari saranno previsti nel periodo 2020-2022 per gli attuali programmi di coesione e per il Fondo di aiuti europei agli indigenti. Il finanziamento aggiuntivo sarà assegnato in base alla gravità dell’impatto economico e sociale della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile e la relativa prosperità degli Stati membri.
La Commissione ha proposto di fornire un sostanziale finanziamento aggiuntivo di 30 miliardi di euro per il Just Transition Fund, portando il totale a 40 miliardi di euro. I finanziamenti potranno essere utilizzati per alleviare gli impatti socio-economici della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni più colpite, sostenendo ad esempio per la riqualificazione dei lavoratori, l’aiuto alle Pmi per creare nuove opportunità economiche e investire nell’energia pulita e nell’economia circolare.
Il meccanismo di transizione sarà sostenuto da 1,5 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell’UE e da 10 miliardi di euro di prestiti da parte della Banca europea per gli investimenti. Complessivamente i pilastri del meccanismo di giusta transizione dovrebbero mobilitare fino a 150 miliardi di euro di investimenti per garantire che nessuno rimanga indietro durante la transizione verde.
Parte delle risorse messe a disposizione, secondo la proposta della Commissione, dovrà servire per rafforzare la sicurezza sanitaria e prepararsi per future crisi sanitarie. La Commissione propone un nuovo programma che si chiamerà EU4Health dotato di 9,4 miliardi, per un importante rafforzamento rispetto alle precedenti proposte nell’ambito europeo.
Ci sarà anche un Social Fund Plus, un nuovo programma per garantire che l’Unione sia dotata delle capacità essenziali per creare un quadro globale per la prevenzione, la preparazione e la prevenzione delle crisi sanitarie dell’UE, integrando e rafforzando gli sforzi a livello nazionale ed il sostegno regionale a sistemi sanitari nell’ambito della politica di coesione.
La Commissione ha proposto anche di rafforzare ‘RescuEU’, il meccanismo europeo di protezione civile, come ha scritto: “Una chiara lezione della pandemia è che l’Europa deve essere in grado di reagire in modo più rapido e flessibile alle gravi crisi transfrontaliere, data l’entità della potenziale perturbazione delle nostre economie e società”. In tal senso, la dotazione finanziaria sarà aumentata a 3,1 miliardi di euro, finanziando investimenti nelle infrastrutture di risposta alle emergenze, capacità di trasporto e squadre di supporto per le emergenze.
Per la Ricerca scientifica, la Commissione intende destinare un finanziamento al programma ‘Orizzonte Europa’ pari a 94,4 miliardi di euro per aumentare il sostegno europeo alle attività di ricerca e innovazione legate alla salute, per aumentare lo sforzo di ricerca alle sfide come la pandemia di coronavirus, l’estensione degli studi clinici, misure protettive, virologia, vaccini, trattamenti e diagnostica e traduzione di risultati della ricerca sulle misure di politica di sanità pubblica.
Nel piano della commissione sono previsti investimenti anche per l’agricoltura. Bruxelles ha scritto: “Le aree rurali avranno un ruolo vitale da svolgere nel realizzare la transizione verde”. Così propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi per sostenere gli agricoltori e le aree rurali nel fare i cambiamenti strutturali necessari per attuare il Green Deal europeo, in particolare per sostenere “il conseguimento degli obiettivi ambiziosi nella nuova biodiversità e strategie Farm to Fork”.
Ma all’interno dell’Unione non tutti gli Stati membri sono d’accordo. Il premier ungherese, Viktor Orban, intervistato da Kossuth Radio, ha dichiarato: “La proposta di Recovery Fund avanzata dalla Commissione europea è assurda, perché consegna ai ricchi maggiori ricchezze che ai poveri”.
Poi, però, il capo del governo ungherese ha spiegato che non ha intenzione di rifiutare immediatamente il piano Ue e che la questione dei prestiti deve essere studiata con calma prima di decidere se imbarcarsi in un tale viaggio.
Dunque, potrebbero allungarsi i tempi attuativi degli interventi dell’Ue per il superamento della crisi da pandemia, ma questo non aiuterebbe nemmeno l’Ungheria.

Salvatore Rondello

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