lunedì, 17 Giugno, 2019

Ue: su banche italiane nessun aiuto di stato

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Non c’è stato nessun ‘aiuto di Stato’ per i fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Banca Popolare di Bari per il salvataggio della Tercas nel 2014. All’epoca, l’Antitrust dell’Ue ha bocciato l’operazione. Il tribunale Ue, accogliendo il ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari (sostenuto dalla Banca d’Italia) ha così annullato la decisione della Commissione Ue “che non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove siede nel consiglio un rappresentante di Bankitalia) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane”.

In particolare la Corte del Lussemburgo ha spiegato: “Spettava alla Commissione disporre d’indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l’influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato. Nel caso specifico, la Commissione non disponeva d’indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il FITD (il fondo di tutela depositi alimentato dalle stesse banche private) ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas”.
In seguito, il Fitd ha dovuto creare uno schema volontario ‘clonando’ quello esistente, per procedere ad alcune operazioni di salvataggio o a sostegno di altri istituti come alcune casse e Carige. Il Tribunale ha ritenuto che ‘il mandato conferito al FITD dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti (entro il limite di centomila euro per depositante), in quanto sistema di garanzia dei depositi, quando una banca, membro di tale consorzio, è oggetto di una liquidazione coatta amministrativa. Al di fuori di tale ambito, il FITD non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l’esecuzione di un mandato pubblico’.

Il Tribunale ha sottolineato che l’autorizzazione, da parte della Banca d’Italia, per l’intervento del FITD a favore di Tercas non costituisce un indizio che consenta d’imputare la misura di cui trattasi allo Stato italiano. I delegati della Banca d’Italia che assistevano alle riunioni degli organi direttivi del FITD hanno avuto in questo caso un ruolo puramente passivo di meri osservatori. Inoltre, l’intervento della Banca d’Italia nei negoziati tra il FITD, la BPB e il commissario straordinario di Tercas, è solo espressione di un dialogo legittimo e regolare con l’autorità di vigilanza, senza che quest’ultimo abbia avuto un impatto sulla decisione del FITD d’intervenire a favore di Tercas”.
Dopo la sentenza del tribunale Ue che ha accolto i ricorsi italiani contro una decisione della Commissione europea sul caso Tercas, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha affermato: “La commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager dovrebbe dimettersi dal suo incarico, perché ha aggravato le crisi bancarie in Italia. Spero che la Vestager rifletta con attenzione sulla sentenza e ne tragga tutte le conclusioni sia per i rimborsi sia per le sue funzioni di commissario. Penso che farebbe bene a dimettersi da commissario europeo. Le sue determinazioni hanno aggravato le crisi bancarie in Italia: sono diventate più costose per i risparmiatori, gli investitori e le banche concorrenti. Le conseguenze di una sentenza sono giuridiche, economiche e anche istituzionali”.
Il ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, in occasione dell’incontro di oggi a Palazzo Altieri, al suo arrivo al comitato esecutivo dell’Abi, ha detto: “Su una possibile richiesta di risarcimento alla Commissione Ue dopo la sentenza su Tercas del Tribunale Ue, l’Italia esaminerà l’importante sentenza, che chiarisce molti aspetti che si erano sostenuti all’epoca, e farà tutte le valutazioni. La sentenza è appena uscita, oggi ne parleremo”.
La sentenza è arrivata dopo cinque anni dai fatti. Il ricorso fu presentato quando in Italia c’era un governo di centro sinistra.

Salvatore Rondello

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