venerdì, 15 Novembre, 2019

ULTIME SPINTE

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Mario Draghi prepara gli ultimi provvedimenti per la Bce. Oggi, ha presieduto il penultimo Consiglio direttivo della Banca centrale europea prima di lasciare la presidenza il 31 ottobre. Il presidente della Bce ha preannunciato un pacchetto di nuove misure di stimolo economico che hanno fatto crollare i tassi dei bond, Italia inclusa.

Come di consueto, Draghi ha preparato con cura i provvedimenti. Per evitare turbative sui mercati, già al simposio della Bce di Sintra a giugno, ha comunicato alcune indicazioni definendone alcuni dettagli a fine luglio, anticipando le decisioni.
La Bce, oggi, ha tagliato il tasso sui depositi di 10 punti, portandolo così a -0,50%, ma ha lasciato invariati quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale che restano allo 0,00% e allo 0,25%.

Inoltre ha deciso di far ripartire gli acquisti del suo Quantitative Easing. Nella riunione odierna del Consiglio Direttivo della Banca centrale europea, è stato deciso di ripristinare dal 1° novembre gli acquisti di asset a un livello pari a 20 miliardi al mese. Peraltro il Consiglio non fornisce alcuna scadenza per questo nuovo programma spiegando: “Si aspetta che prosegua il più a lungo possibile per rafforzare l’impatto accomodante dei tassi ufficiali. La conclusione del programma sarà decisa poco prima che la Bce riprenda a rialzare i propri i tassi di interesse.

Assieme all’annuncio del nuovo QE, la Bce ha confermato, per i titoli già acquistati nei precedenti programmi, l’intenzione di reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento e, in ogni caso, finché sarà necessario, per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.
Si è deciso anche di modificare le modalità della nuove iniezioni di liquidità, le cosiddette Tltro III, al fine di “preservare condizioni di prestito bancario favorevoli, garantire la regolare trasmissione della politica monetaria e sostenere ulteriormente la posizione accomodante della politica monetaria”.
Nel documento conclusivo è sottolineato: “Il tasso di interesse in ciascuna operazione sarà ora fissato al livello del tasso medio applicato nelle principali operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema per tutta la durata delle rispettive Tltro. Per le banche i cui prestiti netti ammissibili superano un benchmark, il tasso applicato nelle operazioni Tltro III sarà inferiore e potrà scendere al tasso di interesse medio sul deposito prevalente nel corso di vita dell’operazione. La scadenza delle operazioni sarà estesa da due a tre anni.
Infine, il Consiglio ha deciso di introdurre un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, in cui parte delle disponibilità bancarie di liquidità in eccesso sarà esente dal tasso di interesse negativo sui depositi.

Per gli investitori, la decisione intrapresa ha innescato un’inversione di tendenza. I rendimenti dei bond tedeschi trentennali sono scesi sotto zero, e i Btp italiani, rafforzati dalla formazione di un nuovo governo meno antieuropeo che dovrebbe evitare scontri clamorosi con Bruxelles sulla manovra, sono scesi sotto l’1% nella scadenza decennale, con uno spread sotto 150.
Draghi, anche se si trova a fine mandato, è ancora l’uomo della svolta del ‘whatever it takes’ che ha salvato l’euro, e dell’innovazione, in una allora conservatrice Bce, con il quantitative easing.

Sul tavolo ci sono anche misure per mitigare l’impatto sui margini delle banche dai tassi negativi, con un possibile ‘tiering’ che escluderebbe da una simile penalizzazione una porzione dei depositi bancari, e un nuovo round di maxi-prestiti alle banche. Gli equilibri che si definiranno nel grattacielo di Sonnemanstrasse potrebbero segnare gli inizi del mandato di Christine Lagarde, che promette continuità con la linea interventista di Draghi ma dovrà dimostrarsi un’altrettanto valida costruttrice di consenso fra i banchieri della Bce.
C’è una sola cosa che la Bce non potrà più permettersi a questo punto: deludere i mercati. Ingolositi dalla possibilità di un nuovo pacchetto di stimoli, finora gli investitori hanno comprato obbligazioni a mani basse.

Non manca tuttavia chi fa notare che gli ultimi dati economici in Europa e le aumentate possibilità di una Brexit ‘no deal’ non consentano più grossi margini di dubbio.
E’ comprensibile, dunque, che la politica monetaria da sola non riuscirà a risollevare l’economia, anche se finora è riuscita a mitigare gli effetti negativi della crisi. Serviranno altre misure di politica economica finalizzate alla redistribuzione della ricchezza e di un programma finalizzato alla piena occupazione tenendo conto delle innovazioni del processo produttivo con industria 4.0. In tal senso, è importante che il Pse possa portare avanti un programma economico rispondente al superamento delle difficoltà in cui si stanno trovando i lavoratori.

Salvatore Rondello

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