mercoledì, 20 Novembre, 2019

Umbriacati

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Alcuni dati del voto umbro sono incontestabili. Il primo é la vittoria, netta, trionfale, storica del centro-destra che con venti punti di vantaggio surclassa la coalizione di governo Pd-Cinque stelle, schiantatasi sul tappeto come un pugile suonato. Il secondo é il successo di Salvini che ottiene in Umbria più o meno la percentuale conseguita dal vecchio Pci nelle regioni rosse. Il terzo é l’avanzata della Meloni che supera il 10 per cento e diventa il doppio di Forza Italia. Se continuerà anche nelle altre regioni l’identico trend, certificato peraltro in tutti i sondaggi, Berlusconi farà fatica a giustificare una presenza caratterizzante e non aggiuntiva di Forza Italia nella coalizione sovranista.

Dall’altra parte, dalla parte degli sconfitti, anzi degli umiliati, svetta il crollo dei Cinque stelle. E qui bisogna aprire una parentesi. In Umbria l’insuccesso é stato anche maggiore di quello conseguito nelle altre regioni. La verità, però, é che i Cinque stelle, mentre alle europee dimezzano i voti delle politiche, alle regionali li “trimezzano”. Questo avviene da quando costoro sono al governo di questo povero paese, incapaci di affrontare e di risolvere un solo problema degli italiani e con un sindaco di Roma che si é trovato, caso pressoché unico, a fronteggiare una grande manifestazione bipartisan di protesta. Il Pd non può certo accontentarsi di aver perso meno voti. Ha perso una regione che era tradizionalmente sua, anche se coinvolta in vicende giudiziarie sulla malasanità che ne hanno minato la credibilità. Il Pd si trova, alla vigilia degli appuntamenti regionali di gennaio in Calabria e in Emilia, a non poter più proporre l’alleanza coi Cinque stelle e nel contempo ad augurarsi che i suoi ex di Italia viva presentino le liste e ottengano anche successo. Farebbe fatica a giustificare con flemma zingarettiana un decimo tracollo in altrettante regioni.

D’altronde noi da tempo abbiamo sottolineato che un partito unico di centro-sinistra assicurava solo sconfitte e che o tale partito diveniva la casa di tutti i riformisti, ricordiamo l’idea dell’alleanza repubblicana, oppure bisognava creare una nuova consistente formazione politica che non si ponesse alcuna continuità col vecchio Pci-Pds-Diesse. Sarà questa formazione Italia viva? Lo vedremo. Intanto occorre politicamente registrare che il nuovo governo ha registrato la sua prima sconfitta. L’idea di frenare la vittoria di Salvini formando un nuovo esecutivo tra due partiti avversari e col presidente di prima per ora non ha dati frutti. Mi ero permesso di domandare come mai si pensava di invertire la rotta elettorale dalla stanze del governo visto che finora i governi hanno solo conseguito sonore sconfitte. Mi ero permesso di domandare come mai era meglio evitare il voto oggi se il voto domani rischia di essere ben peggiore. L’unico argomento valido era e rimane la scadenza presidenziale. Se fosse tra mesi o tra un anno capirei, ma siamo sicuri di arrivare con questo esecutivo al 2022?

Molto dipenderà dalle elezioni in Emilia-Romagna. Poco influenzerà una probabile vittoria di Salvini in Calabria, ma il fatto che il leader leghista, per di più con una sua candidata, possa addirittura espugnare anche la più rossa, assieme alla Toscana, delle regioni, non potrà restare senza conseguenze. Ancora non ho capito con quale coalizione e con quale progetto il governatore Bonaccini abbia intenzione di presentarsi. Un fatto positivo é che abbia escluso di fare un passo indietro per rendere possibile una soluzione umbra. Meno male, soprattutto per lui, alla luce di quel che é successo. Pare sia attivo un canale tra Bonaccini e Renzi per trovate forme e modi di una presenza dello scissionista in Emilia-Romagna. E siamo d’accapo. Per vincere il Pd ha bisogno di alleati e soprattutto di quello il cui nome il buon Franceschini, campione di sconfitte nella sua Ferrara, non intende neppure pronunciare. La mia sensazione é che una sconfitta in Emilia-Romagna porti immediatamente alla crisi e alle elezioni. Ci sono solo tre mesi di tempo.

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Mauro Del Bue

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