venerdì, 3 Aprile, 2020

Un 25 aprile con pensieri controcorrente

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Possiamo pensare che il lascito più bello della Repubblica nata dal 25 aprile e dalla Costituzione democratica sia quello descritto da Carlo M. Cipolla, uno dei maggiori economisti internazionali che l’Italia abbia avuto: «Il bilancio economico del quarantennio postbellico è, in termini quantitativi, a dir poco lusinghiero. Certo, nulla di simile era stato – anche lontanamente – nelle speranze dei padri della Repubblica. Un reddito nazionale cresciuto di circa cinque volte dal 1950 al 1990 colloca l’Italia fra i Paesi a più elevato tenore di vita nel mondo». Poi è successo quello che è descritto da Fadi Hassan, docente di macroeconomia internazionale: «Nel 1991 in Italia il reddito pro capite era l’86% di quello americano, nel 2016 è sceso al 63%. È lo stesso livello che avevamo nel 1961: nell’ultimo ventennio siamo tornati indietro di 55 anni».

Con gli scorsi anni Novanta le tradizionali forze democratiche del centrosinistra storico sono state messe “sotto accusa da parte di coloro che per anni le hanno sostenute e offerto il consenso necessario per governare” scriveva nel gennaio 1993 il filosofo Norberto Bobbio, concludendo amaramente che “come paese democratico, come Stato di liberi cittadini, abbiamo fatto, bisogna riconoscerlo, una pessima prova».

Ne ho parlato diffusamente  in una ricerca – per chi vorrà leggerla – riportata sul sito www.socialistitrentini.it  e dall’ ‘Avantionline‘ partendo proprio dalle conclusioni del prof. Hassan. Per il futuro dovremmo cercare – se possibile – di porre rimedio alla problematica «prova» appena menzionata, cercando di non ripeterla: questo sarebbe il compito di una politica mite, che però non si intravvede ancora all’orizzonte.

Nicola Zoller

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