domenica, 21 Aprile, 2019

Un appello per ridurre i privilegi della Chiesa

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Abolizione dell’ora di religione;  revisione dei criteri per la ripartizione dell’8 per mille; attuazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea che ha stabilito che l’Italia ha l’obbligo di recuperare le somme dovute dalla Chiesa cattolica per l’Ici non corrisposta. Questi i contenuti dell’appello, firmato da oltre 150 personalità, volto a una revisione del Concordato per tagliare i privilegi della Chiesa.

Una battaglia cara ai socialisti che già nella XV legislatura, ai tempi della Rosa nel Pugno, si erano battuti in Parlamento perché fosse applicata l’Ici sui beni ecclesiastici di natura commerciale e contro lo scandalo degli insegnanti di religione, pagati dallo Stato, ma assunti dalla Chiesa senza alcun concorso. Battaglia ripresa anche nelle successive legislature con i parlamentari del Psi impegnati a presentare emendamenti nelle varie leggi di bilancio, nel tentativo di rendere l’Italia più laica e anche, vista l’eterna necessità di reperire fondi, di recuperare, almeno in parte, un tesoretto che si aggira tra 8 e i 10 miliardi di euro.

L’appello, promosso dall’Associazione Coscioni e dalla UAAR è stato presentato ieri nel corso di un convegno, coordinato da Carlo Troilo, in occasione del 90° del Concordato, quei Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929 dal capo del governo italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, cardinal Pietro Gasparri, che misero fine alla controversia tra Chiesa e stato italiano, affiorata dopo l’Unità d’Italia. Bisognò attendere il 18 febbraio 1984, quando dopo lunghe e laboriose trattative Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, riuscì a ottenere una revisione di quegli accordi. Il nuovo Concordato, almeno sulla carta, introduceva rilevanti novità stabilendo che la religione cattolica non era più la religione di Stato,

il suo insegnamento nella scuola statale aveva carattere facoltativo, nelle questioni di diritto familiare lo Stato rivendicava una propria autonomia e il finanziamento diretto della chiesa da parte dello Stato veniva sostituito dall’autofinanziamento da parte dei fedeli grazie al meccanismo dell’8 per mille. Passi in avanti che però non eliminarono i privilegi, soprattutto economici, della Chiesa.

A cominciare dal meccanismo dell’8 per mille che grazie ai criteri di ripartizione della quota che non viene destinata dai contribuenti, vede affluire nelle casse ecclesiastiche oltre un miliardo l’anno dei quali, è bene specificarlo, solo 270 vengono spesi in opere benefiche. Per non parlare del mancato pagamento dell’IMU (l’imposta che ha sostituito l’ICI dal 2012) che vale tra i 4 e i 5 milioni di euro. A novembre c’è stata una sentenza della Corte europea che obbligherebbe la Chiesa al pagamento, ma al momento la decisione è stata considerata “inapplicabile”.

Da qui l’appello ad approvare tre provvedimenti che non solo sarebbero a costo zero, ma al contrario porterebbero nuove risorse alle Casse dello Stato. Una battaglia laica
“in attesa di trovare le soluzioni giuridiche e le condizioni politiche per rimettere profondamente in discussione il Concordato, così da ridurre l’ingerenza del Vaticano nella politica italiana, volta ad impedire la conquista di nuovi diritti civili”.

Emanuela Sanna

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