venerdì, 30 Ottobre, 2020

Un nuovo “Assassinio sul Nilo” per celebrare i cento anni di Hercule Poirot

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Il 26 novembre prossimo uscirà nei cinema italiani “Assassinio sul Nilo” (Death on the Nile), con Kenneth Branagh che fa il bis nel doppio ruolo di regista e di interprete di Hercule Poirot, il celebre investigatore di origine belga inventato da Agatha Christie, da lui già interpretato in “Assassinio sull’Orient Express” (Murder on the Orient Express, 2017). Film che ha incassato oltre 350 milioni di dollari al box office e che ha segnato il ritorno di Poirot sul grande schermo dopo quasi trent’anni di assenza. “Appuntamento con la morte” (Appointment with Death), con Peter Ustinov nella parte del celebre investigatore, risale appunto al 1988. E, sempre a proposito di attori, non possiamo dimenticare David Suchet che in “Agatha Christie’s Poirot”, serie tv prodotta dal 1989 al 2013, ha dato una interpretazione magistrale del grande investigatore.
Si è anche parlato di una serie tv interpretata da John Malkovich, dopo la sua performance in “Agatha Christie – La serie infernale” (The ABC Murders), trasmesso in tre puntate nel 2018. Non amiamo molto dare spoiler per cui chi non lo ha visto può saltare le prossime righe. Malkovich non ha bisogno di presentazioni, il suo Poirot sì perché la Bbc inglese (che ha acquisito i diritti sul personaggio) ne ha fatto una versione belga del Padre Brown di
Gilbert Keith Chesterton. Non è certamente in cima alla hit parade delle cose per cui indignarsi, ma di un Hercule Poirot che da ex poliziotto viene trasformato in un prete cattolico che sotto le mentite spoglie di un ex poliziotto dà la caccia ai criminali, non se ne sentiva proprio il bisogno. Magari, un giorno, qualcuno ci spiegherà il perché tutto ciò. Con l’augurio che, nel pieno rispetto della tradizione british, il fantasma della Christie stia infestando le notti e i giorni degli autori di questo vero e proprio ignobile golpe narrativo.
“Assassinio sul Nilo” offre anche l’occasione per celebrare due importanti ricorrenze per gli amanti del giallo. I cento anni di vita letteraria del personaggio, che ha esordito, dopo quattro anni di pellegrinaggio tra diverse case editrici, nell’autunno del 1920 con “Poirot a Styles Court” (The Mysterious Affair at Styles), e i 130 anni di Agatha Christie (Torquay, 15 settembre 1890 – Winterbrook, 12 gennaio 1976).
Hercule Poirot è un ex ispettore di polizia in pensione che nel 1914 – agli albori della Grande Guerra e subito dopo che il Belgio è stato invaso dai tedeschi – ha attraversato il mare per rifugiarsi in Inghilterra alla ricerca di una nuova patria che troverà ma solo in parte, perché resterà sempre straniero in una terra che più straniera di così non potrebbe essere.
Dopo qualche anno di vita da profugo, Poirot ritrova un suo vecchio amico, il capitano Arthur Hastings. Un incontro casuale che darà il via a una lunga serie di avventure che ancora oggi si dipanano tra romanzi, racconti, teatro, cinema e televisione.
Sempre grazie a questo fortuito incontro, Poirot, da profugo e pensionato senza nessuna occupazione, si trasforma nel principe degli investigatori privati sia per sbarcare il lunario sia per tenere in allenamento le sue capacità intellettuali. E’ pieno di sé, ha un’infinità di tic e di abitudini maniacali, non tollera il disordine, una cornice storta, un granello di polvere o una cravatta a sghimbescio. Non ama la campagna: il suo senso dell’ordine la trova poco simmetrica, troppo “campagnosa”, disordinata e disturbante. E’ basso, grassottello, calvo, con la testa a forma di uovo e con un paio di baffi formidabili e ineguagliabili. E, soprattutto, ha un cervello di primordine con delle celluline grigie che quando si mettono in moto non lasciano scampo a nessun criminale cui dà la caccia, preferibilmente efferati assassini perché l’omicidio proprio non lo tollera in quanto offende la sua concezione di ordine universale. Una regola alla quale ha trasgredito solo una volta.
Nato dalla penna di Agatha Christie, Hercule Poirot è uno dei personaggi dell’intrattenimento del Novecento dal successo inossidabile e duraturo, anche se resta sempre aperta la sfida per il titolo di più famoso investigatore della narrativa con il suo “padre nobile”: quel Sherlock Holmes, inventato da sir Arthur Conan Doyle nel 1887, che però ha al suo attivo una produzione letteraria inferiore con soli quattro romanzi e 56 racconti. Inoltre, Poirot può vantare, unico personaggio della letteratura, un necrologio sul “New York Times” apparso in occasione della sua morte avvenuta in “Sipario, l’ultima avventura di Poirot” (Curtain: Poirot’s Last Case, 1975). Mentre Holmes, come Lazzaro, può vantare una resurrezione “miracolosa”, cioè a suon di sterline, dovuta ai problemi economici del suo creatore.
Agatha Christie, con 66 romanzi polizieschi, decine e decine tra racconti e commedie è una delle scrittrici più celebri e lette del mondo. I suoi libri hanno venduto oltre due miliardi di copie, record battuto solo dalla Bibbia – che però è sulla piazza da molto più tempo – e (forse) da William Shakespeare. La sua carriera è iniziata quasi per gioco e prende il volo, dopo anni di insuccessi e di rifiuti, quando John Lane, co-fondatore della casa editrice The Bodley Head decide di pubblicare “The Mysterious Affair at Styles” (scritto nel 1916 in seguito a una scommessa con la sorella) ma pretende un finale diverso con la modifica del capitolo 12. Finale rimasto sconosciuto ai lettori italiani sino a quest’anno. Infatti, proprio recentemente, Mondadori ha pubblicato, nella Collana Oscar Moderni Cult, un’edizione di “Poirot a Styles Court”, tradotta da Diana Fonticoli, con il testo originale del capitolo 12.
Forse stufa del tira e molla con le case editrici, la Christie accetta le condizioni e il libro viene pubblicato nell’autunno del 1920 in sole 2mila copie, senza che l’editore gli dia particolare rilievo o importanza. Come per molti altri casi letterari, il successo arriverà inaspettato, immediato e duraturo solo dopo la pubblicazione negli Stati Uniti e la successiva ristampa in Inghilterra. Nasce così la carriera della Regina del Brivido, con trame diaboliche e una scrittura ipnotica che ancora oggi continua a stregare generazioni di lettori.

Antonio Salvatore Sassu

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