martedì, 24 Novembre, 2020

Un Diavolo innocente (in morte del perseguitato Germano Nicolini)

0

Se ho recato un piccolo contributo, in nome dei principi di verità e di giustizia, per sollevare da un colpevole torpore responsabilità politiche e materiali nei delitti dell’immediato dopoguerra, e nel contempo per reclamare l’innocenza di chi era stato condannato ingiustamente, di tutto questo ero e resto personalmente orgoglioso. Senza il cosiddetto “Chi sa parli” di Otello Montanari probabilmente, anzi certamente, Germano Nicolini sarebbe ancora il mandante dell’omicidio di Don Pessina ed Egidio Baraldi quello del capitano Mirotti. Me lo disse convinto lo stesso Nicolini una volta, mentre ci sorbivamo un caffè a casa sua, citando una massima latina: oportet ut scandala eveniant. Era proprio necessario quel passaggio, frutto del cambiamento epocale segnato dal crollo del comunismo, per arrivare ai processi di revisione che dichiararono l’innocenza dell’uno e dell’altro, sconfissero l’omertà e la logica delle ragioni di partito e anche quella della ricerca del colpevole qualsiasi da parte di altre istituzioni. Da noi il dopoguerra é finito nel 1989 e l’innocenza di Nicolini e Baraldi, frutto del coraggio dello scandaloso Otello, ma anche della coerente determinazione di uomini come Vincenzo Bertolini, é anche un premio alla politica che cerca il significato di una storia. E non si rassegna alle cronache scontate. Piango oggi Germano, il Diavolo, la sua tetragona determinazione, il suo mai rassegnato volo verso l’innocenza. Quasi 101 anni di vita vissuta, intensamente, con occhi penetranti come quelli di un bambino. Lo vidi per la prima volta alla metà degli anni ottanta a Correggio. Con la barbetta e la voce acuta concionava dinnanzi a una bocciofila che presiedeva. Chissà perché pareva avere assunto un vago aspetto mefistofelico. Paradossalmente era proprio stato il gioco delle bocce a salvarlo dall’accusa di essere l’esecutore di un delitto retrocedendolo, incredibilmente, al ruolo di mandante. Nicolini é stato un uomo che ha sofferto a testa alta, senza mai piegarsi alle logiche beghine di partito. Il suo nome resterà quello di un partigiano temerario e di un innocente a cui solo un evento storico e il coraggioso intervento di pochi hanno saputo dare giustizia. Appartiene a un’epoca? A mio avviso no. Appartiene a tutte le epoche. A quelle dei perseguitati che seppero sempre mantenere l’orgoglio della loro innocenza. E alla fine prevalsero.

Mauro Del Bue

 

Ieri è morto a Correggio (Reggio Emilia) l’ex comandante partigiano Germano Nicolini, protagonista della Resistenza in Emilia, conosciuto con il nome di battaglia di “Diavolo”. Avrebbe compiuto 101 anni il prossimo 26 novembre. Nel 1947 fu accusato ingiustamente dell’omicidio di don Umberto Pessina: condannato nel 1949 a 22 anni di carcere, ne scontò solo 10 grazie a un indulto; fu scagionato in modo definitivo solamente nel 1994. Assolto da ogni accusa, gli fu restituita la Medaglia d’Argento al Valor Militare perché “considerato uno dei migliori combattenti della Resistenza reggiana”. Il 25 aprile scorso, in una lunga intervista all’ANSA, ‘Al Dievel’ parlò anche dell’emergenza Covid. “L’importante – disse Nicolini – è che, anche da una tragica vicenda come questa, impariamo a migliorarci, come persone, come comunità e come nazioni. “La democrazia – concludeva Nicolini – non è una conquista certa per sempre, va coltivata e devono esserne sostenuti i principi, giorno dopo giorno, non solo negli enunciati ma anche e soprattutto nei comportamenti e nel rispetto di quei valori che ci hanno consentito di conquistarla 75 anni fa”.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

Leave A Reply