martedì, 25 Giugno, 2019

Un edificio da mettere a nuovo

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Il 26 maggio gli europei sono chiamati al voto; si tratta di una sorta di referendum pro o contro l’Europa. Da una parte ci sono gli euro scettici come gli inglesi che si apprestano ad uscire dall’Unione e dall’altra i fautori del vecchio Continente con in testa i Paesi del Nord.
Il risultato che scaturirà dalle urne influirà sul futuro dell’Unione, che si rafforzerà se i Paesi, come Francia e Germania, confermeranno la loro vocazione europeista. Viceversa se si rafforzeranno i “sovranisti” ungheresi e polacchi con le loro propaggini salviniane italiane e lepeniani francesi, l’Europa sarà drasticamente ridimensionata.

Fare un bilancio delle conquiste europee, andando indietro di 60 anni, dal trattato del carbone e dell’acciaio è impresa difficile, ma l’accelerazione prodotta dall’entrata in vigore dell’euro in avanti ha impoverito le famiglie italiane,e più in generale del Sud Europa. Ma frattanto le cose sono cambiate; la Cina e l’India sono diventati dei colossi e la Russia è ritornata ad essere una grande potenza.

Questo scenario impone che la dimensione nazionale non è più sufficiente e per essere competitivi c’è bisogno di una dimensione europea.

La costruzione della casa chiamata Europa è arrivata andrebbe portata al termine, perseguendo il sogno di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli sancito con il Manifesto di Ventotene. Al punto i cui siamo costerebbe di più demolire l “casa” che ristrutturarla. E allora andiamo a votare e speriamo che si vada avanti con l’Europa. Si punti diritto agli Stati Uniti d’Europa.

Roberto Fronzuti

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