martedì, 18 Giugno, 2019

Un eroe italiano

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Forse é difficile per molti, propensi all’interesse individuale e alla diffidenza per chi concepisce la propria vita come una missione, anche solo accettarlo. Per questo fuoriescono molti sospetti e una dose alta di dietrologia. Si può davvero partire dall’Italia, come ha fatto Lorenzo Orsetti, e lasciare una vita tranquilla da cuoco e sommelier per rischiare la vita come combattente per la causa curda e contro quello che il martire fiorentino ha definito “il fascismo dell’Isis”? Può un giovane anarchico senza essere un guerrafondaio, ma anzi un uomo votato a combattere la guerra, morire per un ideale lontano dal suo paese e dalla sua famiglia?

Non siamo più al tempo di Hemingway e nemmeno di Che Guevara, non siamo all’epoca dei tanti che partirono dall’Italia per poi morire in Spagna per difendere la Repubblica. Eppure ci sono quattordici italiani che hanno scelto di lasciare le loro comode professioni per sostenere quanti combattono contro “il fascismo dell’Isis”, non saprei se tutti animati dalle stesse ispirazioni. Ho letto la storia del fiorentino Lorenzo Orsini, detto Orso, nome di battaglia Tekoser, caduto a Baghuz per mano dell’Isis e un moto di commozione, di rispetto e di ammirazione mi ha colto. Era stato convinto dalla causa curda. “Mi convincevano gli ideali che la ispirano”, aveva confidato in un’intervista al Corriere della sera, “vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos ad Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”

Ad Afrin aveva combattuto. Era una roccaforte di resistenza curda e delle forze democratiche siriane, schiacciata tra l’Isis e la Turchia. Da allora aveva continuato a combattere e aveva lasciato una lettera testamento, diffusa nelle ultime ore dalle forze curdo-siriane: “Se leggete queste righe non ci sono più” è l’incipit del testo che si conclude in maniera emblematica: “Resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio”. Il padre Alessandro ha dichiarato all’Agi: “Al fronte da un anno e mezzo, stavamo in angoscia, più contenti quando lo sentivamo al telefono, in ansia quando stavamo un periodo senza sentirlo”. Ma orgogliosi di lui, “della scelta che ha fatto”. Una tragedia di un eroe italiano. Si può pensarla in modi diversi, anche opposti, ma chi ha il coraggio di mettere in discussione la propria vita per un ideale di libertà va onorato. Confido che l’Italia gliene renda merito. Giuliano Ferrara ha parlato di una medaglia. Mi associo.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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