giovedì, 27 Febbraio, 2020

Un genocidio nell’indifferenza

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Dunque le notizie pubblicate quest’oggi e anticipate nell’omelia del Papa di ieri sono agghiaccianti. L’avanzata delle truppe jadiiste in Iraq, attraverso la conquista di nuove città, si è macchiata di crudeli e spietati massacri di esseri umani. I cristiani sono stati cacciati o uccisi se non si convertivano all’Islam (avevano due ore di tempo per decidere e la conversione doveva essere annunciata esponendo lenzuola bianche dalla finestra), le donne spesso allontanate dai figli e prese prigioniere per soddisfare sessualmente gli eroi in guerra (ma lo sapevate che dalla, Tunisia, dalla civilissima Tunisia, ho avuto notizia che ragazze sono state spedite in Siria con la medesima funzione?). Oggi balza in evidenza la strage degli yazidi, una popolazione, si parla di circa 500mila persone, unite da una strana religione ereditaria, che vede la presenza di un angelo che viene giudicato satana e prende le forme di un pavone. Lasciamo perdere l’originalità di questo bizzarro credo che dura da oltre 4mila anni. E veniamo alle barbarie.

L’armata Isis che ormai si è presa il nord dell’Iraq invadendo anche aree popolate dai curdi, considera gli yazidi dei subumani, e per di più figli del diavolo, e si sente in dovere di sterminarli, uomini, donne e bambini. Sono già apparse le prime fosse comuni. L’orrore è senza limiti. D’un tratto siamo ripiombati a Srebrenica, ad Auschwitz, al Medioevo. E l’Occidente è fermo. C’è voluto l’appello del Papa per smuovere qualcosa. Un papa pacifico come Francesco ha richiamato al dovere di intervenire per bloccare un massacro. Obama ha inviato i primi aerei con soccorsi alimentari e qualche bomba che per ora non spaventa i massacratori invasati di Al Bagdadi.

Il governo iracheno di Al Maliki, dopo l’evacuazione dele truppe alleate, non ce la fa da solo a frenare l’avanzata di questi pazzi, che uniscono jadiisti di Al Kaeda e sunniti ex baatisti. L’Iran sciita pare disposta a dare una mano. Perché non si forma, anzi perché non si è già formata una forte alleanza militare composta prevalentemente da milizie arabe, per frenare questa pericolosa orda barbarica? E perché l’Europa, così pronta a bombardare la Libia, non si è ancora mossa? L’Italia è ferma e troppo impegnata a rivendicare la poltrona degli Esteri della commissione europea con la Mogherini. Ma può continuare a stare a guardare? Credo che se l’Isis riuscisse nell’intento del nuovo califfato, per ora rinchiuso nel confini dell’Iraq, ma domani anche allargato ad altre aree, anche l’Europa, anzi soprattutto l’Europa, ne sarebbe la prima e naturale vittima.

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