domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Un Governo dai colori sobri

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L’agenda della politica italiana ha talmente tante ‘carte’ inutili sul tavolo che uno degli impegni più importanti del mattino è quello di ricordare le cose da non ricordare.
Non è uno scioglilingua e nemmeno un gioco di parole, perché i politici nell’ultimo anno hanno ‘giocato’ esclusivamente con la nostra salute fisica e con la nostra salute economica.
Fanno bene i nocchieri di Palazzo Ghigi a ricordare di non ricordare il 2020; farebbero bene i Grillini a non ripetere a pappagallo quello che dice il Presidente del Consiglio in merito al fatto che siamo stati i più bravi a gestire la pandemia, ma più bravi di chi? e per cosa siamo stati bravi? forse per aver quasi azzerato un’intera generazione di anziani e precluso il futuro agli studenti? o forse perché, a differenza degli altri Paesi d’Occidente, non avevamo un piano pandemico aggiornato? Non certo per aver fatto ‘mezza carità’ in mezzo ad un labirinto di Bonus prodotti nella catena di montaggio del pressappochismo. Nel senso che i contributi a molte persone non sono arrivati, e quindi su quel tavolo delle cose da non ricordare sono finite le idee più strampalate che ai politici venivano in mente la mattina mentre facevano colazione alla buvette. Quasi a divertirsi come matti, tanto lo stipendio lo prendono lo stesso! Certo, non si possono accontentare tutti, ed è proprio questo il problema del governo: piacere a chiunque, costi quel che costi.

Infatti, questo modo di fare è costato moltissimo a Matteo Salvini che, non potendo più riversare sui migranti i mali del mondo, perché non vengono più in Italia per il timore di contagiarsi, vuole giocare a fare il buono ma non ne è capace, al punto che è diventato difficile imitarlo anche a Crozza.

È costato, soprattutto, a Luigi di Maio, che ha cercato in ogni maniera di imitare Francesco Rutelli nella parte del “piacione”, ma non è piaciuto; è costato ad Alessandro Di Battista, il Cincinnato che non ha più chiamato nessuno, per questo si è chiamato da solo: non riesce più a trovare nemmeno un banchetto dove salire con il megafono per parlare ad un popolo che non c’è più. Un popolo che ha capito la sciocchezza commessa il 4 marzo del 2018, quando a votare contro quel sistema che, per quanto orrendo, era meglio degli ultimi due governi animati di colori variopinti come il giallo-verde, il giallo-rosso, i quali, forti dell’insuccesso, hanno pensato bene di applicarli anche alle Regioni, dividendole in gialle, arancioni e rosse, con una confusione tale che per piacere al mondo, non piacciono a nessuno: tutti scontenti.
I gialli vogliono diventare arancioni, gli arancioni gialli e i rossi un po’ gialli e un po’ arancioni: decisioni da non ricordare e soprattutto da non ripetere…e l’unica cosa perché ciò non succeda più è che si torni ad un governo dai colori sobri.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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