domenica, 25 Ottobre, 2020

Un ni per la democrazia

0

Erroneamente si èaffermato che l’attuale numero di parlamentari sia stato incrementato solo nel 1963, mentre prima dal 1948 al 1963 era minore. nel 1963 (l. cost. n. 2/63) fu stabilito il numero fisso. Prima era in proporzione agli abitanti. a conti fatti, con il precedente criterio avremmo oggi 750 deputati e 300 senatori. Quindi, nei fatti la riduzione del numero in rapporto alla rappresentatività c’è già stata. Certo oggettivamente avere meno deputati significa un maggior pericolo di trasformismo ed una maggiore soggezione dell’esecutivo a ricatti a carattere individuale perché il rapporto tra singolo deputato e numeri della maggioranza aumenta. Alla fine di queste consultazioni, previa legge elettorale, si dovrebbe subito tornare al voto sia perché non è corretto che un parlamento inattuale possa votare il prossimo presidente della repubblica (tenuto pure conto del semestre bianco) e sia perché dopo la conclusione del giro delle regionali, risulta che l’attuale parlamento, ed il partito di maggioranza relativa, non corrispondono al sentimento politico della nazione.

 

Certo il 35% è un risultato di coscienza civile di tutto rispetto e denso di significato come certo e’ che i pentastellati non saranno più al 33% nel prossimo parlamento, ma dovranno contarsi con 345 posti in meno. Da 230 deputati scenderanno sotto i 40 da 120 senatori ad una quindicina. Forse la riduzione dei parlamentari avrebbe avuto un senso dentro una riforma organica, istituzionale, che prevedesse di differenziare i ruoli delle camere, eleggere direttamente il governo, riqualificare la rappresentanza, riequilibrare l’anomalia di una democrazia in cui il potere legislativo legifera poco e i tre quarti delle leggi arrivano direttamente dal potere esecutivo. Nell’assecondare l’infantile sadismo popolare contro i politici indubbiamente va ricordato, pero’, che se i rappresentanti politici non sono all’altezza delle aspettative la colpa non è del sistema costituzionale, ma esclusivamente di chi li ha votati. La democrazia tradizionalmente cresce espandendo ed esercitando il diritto di scelta, non comprimendolo. Ma se oggi ha vinto il popolo, attendiamo allora che Mattarella sciolga le camere già domani poiché bisogna cominciare da subito ad avere un parlamento snello ed efficiente.

 

La verità su questa situazione e’ che l’errore non sta nel risultato del referendum, ma nell’esserci arrivati. Stesso errore commesso nel 1992 con l’abolizione dell’immunità parlamentare, quando per paura della piazza il parlamento si consegnò prigioniero ai propri avversari, che in quel momento era il potere giudiziario. In quel caso si equivocava che quello che era un baluardo di democrazia e di bilanciamento dei poteri, fosse un odioso privilegio di casta. Da lì nacque la subalternità della politica alle inchieste giudiziarie. La stessa paura ha attanagliato il parlamento nell’approvazione di questa legge, e con i medesimi risultati. Con la diminuzione dei parlamentari ed il proporzionale (con lo sbarramento) i cinquestellini (tolto il limite di doppio mandato) puntano, adesso, a fare l’ago della bilancia perennemente, secondo la regola del doppio forno (che la riduzione dei parlamentari favorirà).

 

Oggettivamente alle regionali risultano essere stati ininfluenti poiché i governatori già forti hanno resistito e nelle regioni contese, i cinquestelle sono rimasti fuori dai giochi. Il si ha preso il 68% ma i cinquestelle mediamente l’8% quando nel 2018 le loro preferenze si attestavano sul 33%. Se e’ dubbio che stipendi e privilegi non verranno ridotti e’ invece vero che le liste elettorali saranno bloccate dai capi partito. Da oggi ci si dovrà confrontare con un sistema rappresentativo da riorganizzare e ricodificare. certo nel bene o nel male senza il movimento 5 stelle tutto questo non sarebbe mai successo. Ma tanti sono stati i meriti da attribuire ai partiti negli ultimi anni. Ad esempio senza il pd oggi nelle fabbriche, ove si votava pc, si vota lega nord e Matteo Salvini cita spavaldo financo Enrico Berlinguer nei propri comizi. Ma ogni partito ha anche avuto i suoi risultati elettorali positivi negli ultimi anni. Ad esempio e’ pur vero che se, sempre il pd, ha perso alcune zone di tradizionale attecchimento della sinistra ha vinto in altre e varie zone d’Italia…ha sfortunatamente perso, infatti, in zone tradizionalmente rosse, tipo il quartiere industriale di Torino, ma ha fortunatamente vinto a Roma, ai parioli di Roma…

 

Condividi.

Leave A Reply