venerdì, 22 Novembre, 2019

Un nuovo Cnl contro il taglio della democrazia

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La legge costituzionale con la diminuzione dei senatori da 315 a 200, e dei deputati da 630 a 400, per un totale di 345 rappresentanti in meno del popolo sovrano, a seguito delle modifiche degli artt. 56 e 57 della Costituzione, è passata al grido dei pentastellati: “Abbiamo tagliato i costi della politica”.

Siamo in presenza di una tipica affermazione qualunquistica, a cui rispondere con le parole di un padre costituente e grande giurista, Piero Calamandrei: “Il qualunquismo, prima di diventare un partito che mostra riprodotte in se stesso e ingrandite le pecche e i travagli che quando sorse rimproverava agli altri partiti, non ebbe da principio altro programma che quello, essenzialmente negativo, della insofferenza e della cieca ostilità alla politica, ed ebbe qualche fortuna in certi ceti proprio perché, invece di affaticare il pubblico col forzarlo a pensare a difficili problemi d’ordine generale, lo chiamava allo spassoso tirassegno (tre palle un soldo), consistente nel ricoprire di fango e di contumelie personali gli uomini politici di tutti i partiti al potere”.

Per ridurre i costi della politica meglio sarebbe stato ridurre gli stipendi dei parlamentari (non dimenticando indennità e vitalizi ben più alti di Camera e Senato alla Corte costituzionale, al CSM, alla Banca d’Italia, nelle società partecipate da Stato e regioni), ponendo un tetto alle mega-retribuzioni dei dirigenti pubblici, dando un segnale vero e non demagogico di moralità e austerità ai cittadini italiani in difficoltà.

In verità, ciò che appare chiaro che il vero taglio lo ha subito la democrazia.
Innanzitutto perché viene a indebolirsi ulteriormente il legame tra elettori ed eletti. Infatti, non è vero che avevamo un numero troppo alto di parlamentari, secondi solo dietro alla Gran Bretagna, poiché il numero deve essere rapportato agli abitanti rappresentati da ogni parlamentare: in questo caso non eravamo al secondo, ma al ventiduesimo posto in Europa.

Se con 60 milioni di abitanti circa, c’era un deputato ogni 96.000 abitanti e un senatore ogni 190.000 abitanti, con il taglio ci sarà un deputato ogni 150.000 abitanti e un senatore ogni 300.000 abitanti: una vera truffa per la democrazia rappresentativa, con ampie fasce del nostro territorio, soprattutto al Sud, che saranno senza rappresentanza.
In secondo luogo, la diminuzione dei parlamentari, a legge elettorale invariata, innalzerà la soglia di sbarramento, inibendo eletti alle formazioni politiche piccole e medie nazionali e impedendo ogni presenza al parlamento nazionale ai partiti territoriali, garantendo solo 5 Stelle, Pd e Lega.

La conseguenza della restrizione del numero delle forze politiche in parlamento sarà, inoltre, la subordinazione del potere legislativo a quello esecutivo.
Ma, a ben vedere, quanto sta avvenendo, nel mentre la “mente” che sta dietro ai pentastellati, il “proprietario”, tramite una società, della piattaforma Rosseau, Davide Casaleggio, già preconizza che la democrazia del futuro sarà senza parlamenti e si deciderà tutto con un click dai computer. Fosca previsione che sembra il concentrato delle distopie descritte da un grande scrittore libertario, George Orwell, in 1984, con il “Grande fratello” che tutto controlla e nella “Fattoria degli animali”, triste allegoria di una società fondata sulla libertà e sull’uguaglianza, ma in cui alcuni sono “più uguali degli altri”.

Sono 25 anni, dall’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”, che nella politica italiana serpeggia il virus del primato del governo in danno del parlamento, attraverso leggi elettorali maggioritarie e riforme presidenzialistiche (mentre negli enti locali le elezioni dirette di presidenti e sindaci hanno sensibilmente ridotto il ruolo delle assemblee elettive, spesso ridotte al rango di organi di mera consultazione e ratifica), e la riduzione di deputati e senatori, misura demagogica contro corruzione e inefficienza politica, niente altro è che un passo verso quella dittatura tecnocratica che era il cuore dei progetti della loggia massonica deviata P2 e che oggi viene chiesta dai grandi poteri finanziari internazionali e dai vincoli dell’austerità dell’Unione europea, in un contesto geopolitico in cui avanzano le democrazie illiberali, si alzano nuovi muri, si ripristinano dazi, si mandano eserciti contro popoli senza patria come la Turchia con i curdi.

Se le democrazie sono a sovranità limitata perché devono adattarsi agli obblighi dei mercati globalizzati, allora i parlamenti e le Costituzioni devono contare sempre meno, come già scritto in un documento della Banca d’affari J.P. Morgan nel 2013, che attaccava carte fondamentali nazionali ritenute troppe “socialiste”, dei Paesi dell’Europa mediterranea, come l’Italia.
E allora, c’è bisogno di difendere la democrazia dalle minacce subdole di atti come la diminuzione della rappresentanza nelle istituzioni, attraverso un impegno di tutti i sinceri democratici, in primo luogo coloro i quali sono legati ai valori fondativi della nostra Costituzione; come disse Giuseppe Saragat, statista e futuro capo dello Stato, nella qualità di presidente dell’Assemblea costituente (carica di cui si dimise, con un gesto di rara nobiltà politica ai nostri giorni, dopo la scissione socialista del gennaio 1947 di Palazzo Barberini), il 24 giugno 1946: “Alla volontà di potenza scaturente dall’egoismo sfrenato dei singoli e dei gruppi politici ottusi al senso della libertà, voi opporrete la potenza della volontà libera, imponendo a voi stessi i limiti invalicabili segnati dalla coscienza morale”.
Avanti, dunque, con le iniziative referendarie per abrogare la legge che taglia la rappresentanza, con la costituzione di comitati per la democrazia: un nuovo CNL!

Maurizio Ballistreri

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