mercoledì, 25 Novembre, 2020

“Un Paese”, una tre giorni per narrare il presente dell’Italia

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Un-paese-Caliandro“L’insoddisfazione di fondo rispetto ai modi in cui viene raccontato questo presente, difficile e al contempo interessante mi ha spinto a concepire la kermesse”. Questa l’idea di fondo di Christian Caliandro, direttore scientifico di “Un Paese. Raccontare il presente italiano – un nuovo ritratto dell’Italia, vista e raccontata dagli scrittori”, progetto culturale nuovo che prenderà forma a Bagnacavallo dal 4 al 6 aprile. La kermesse, alla sua prima edizione è inserita nell’ambito del programma di educazione alla pace e ai diritti umani e “si è potuta organizzare grazie all’impegno di tutta la comunità di Bagnacavallo e degli scrittori che hanno prontamente accettato l’invito” afferma all’Avanti! lo stesso Caliandro, classe 1979, storico d’arte contemporanea e studioso di storia culturale. Una tre giorni di incontri e riflessioni – aperti al pubblico – con alcuni scrittori che tenteranno di ricostruire dettagli, gesti e sistemi morali e sociali dell’Italia.

Caliandro, una kermesse che tenta di raccontare il presente del nostro Paese.

Secondo me mancava un racconto che fosse adeguato a questo presente. Alcuni scrittori in Italia sono gli unici in grado di scavare in profondità l’identità del Paese, gli unici attrezzati a costruire un racconto del genere. L’idea è poi stata quella di tenere connesse e collegate le due dimensioni: quella del Paese con la “P” grande e quella con la “p” piccola.

Che cosa intende?

La prima dimensione fa riferimento a un Paese che sta affrontando una delle sue crisi più difficili, ma che tende a dimenticare che la crisi è la sua condizione abituale. L’Italia attraversa continue crisi da almeno mille anni: per esempio quella del secondo dopo guerra, e quella della fine degli anni ’70. Sono tutti momenti chiave in cui il Paese deve innanzitutto concentrarsi a costruire le strutture immateriali, prima di quelle materiali. E secondo me questo è possibile per mezzo della cultura. La “p” minuscola riguarda la comunità di Bagnacavallo, ma anche le migliaia di paesi presenti su tutto il territorio nazionale che rinchiudono a livello metaforico e quotidiano l’essenza della nostra identità culturale. Sono due dimensioni intrecciate che tendono a sovrapporsi e a rispecchiarsi l’una con l’altra.

Perché la scelta di Bagnacavallo come città per ospitare il festival?

Oltre a essere il paese natio di Leo Longanesi – cui dedicherò un “frammento” – è la metafora di tutti i paesi italiani. E poi Bagnacavallo è una comunità che negli ultimi anni ha investito molto in termini di progettualità sulla cultura come veicolo privilegiato per ripensare se stessi e il modo di vivere insieme, proprio in un momento di crisi come questo che tende a spingere verso l’isolamento. Vi sono posti italiani in cui la cultura serve a progettare non solo il futuro, ma anche il presente nei confronti del quale si ha una scarsa percezione. E il racconto è l’unico modo per costruirlo.

Alla kermesse è prevista la partecipazione di diversi interlocutori, differenti tra loro.

Saranno numerosi i protagonisti, tra autori e scrittori, differenti nella generazione e nello stile. Ognuno di loro avrà a disposizione un “frammento” e la libertà di leggere o andare a braccio. Tra gli ospiti avremo Cinzia Leone, Marcello Fois, Alessandro Leogrande e Marcello Introna.

Qual è il criterio sul quale si è basata la scelta degli ospiti?

Ognuno di loro racconterà la sua esperienza quotidiana della realtà, con il proprio modo personale e originale, evitando la finzione generalizzata, che è quel filtro che ostacola la comprensione di ciò che stiamo attraversando. Un modo diverso di raccontare il presente. Tutti gli ospiti negli ultimi tempi hanno scritto del tempo e sul tempo presente. Dal montaggio di questi frammenti ne uscirà un ritratto coerente di questo tempo così sfuggente.

Silvia Sequi

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