giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Un po’ di coerenza per favore, per voi stessi Compagni del PD!

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Leggo in queste ore, ma già da ieri, per la verità, dichiarazioni di Compagni del PD finalizzate a rendere mostruosa la figura del loro ex segretario nazionale Matteo Renzi, dopo i recenti episodi per i quali sono state ritirate le ministre Bellanova e Bonetti ed aperta la “crisi/non-crisi” di cui tutti sappiamo. La cosa non mi fa meraviglia, è una strategia vecchia quanto il Cucco gettare fango sul presunto nemico che si ha di fronte e che funge da specchio di noi stessi, segno evidente che, almeno nel metodo, per qualcuno 100 anni di storia sono passati invano. Mi permetto quindi, da non renziano quale sono sempre stato essendomi mantenuto abbastanza critico rispetto alle sue posizioni, di esplicitare il ragionamento, proprio rivolgendomi a coloro che, fors’anche in perfetta buonafede si dilettano a fare di Renzi una “caricatura politica”, addirittura additandolo come la causa del disfacimento del PD e delle istituzioni democratiche del Paese . Ciò che mi fa strano di questo ragionamento da parte di alcuni Compagni, soprattutto ex PCI-Pds-DS ed oggi PD, è che quando Matteo Renzi si presentò da Sindaco di Firenze nel 2013 e poi da ex Presidente del Consiglio nel 2017 (appunto dopo la caduta del suo governo e la sconfitta referendaria da cui esse discesero) alle primarie aperte del PD per la segreteria, stracciò tutti gli altri contendenti: nel 2013 Cuperlo, Civati e Pittella (a cui, da vecchio socialista detti una mano) con margini di percentuale abissali sia tra iscritti 45,34% sia tra gli elettori 67,55%, nel 2017 Orlando ed Emiliano (66,73% tra gli iscritti e 69,17 tra gli elettori). Così come non mancò mai l’appoggio del PD durante la sua segreteria che consentì al partito di entrare in un qualche modo in un PSE – modificato appositamente nel nome – da cui fino ad allora, dalla nascita, era rimasto fuori. Ma quel PD lo sostenne anche nell’azione di governo, oggi criticata, ed in larga parte anche nel referendum per il SI’. Difficile dunque dire abbia rovinato il PD o l’Italia, visto che quelle scelte da lui compiute furono avallare totalmente da chi lo aveva sostenuto sia a livello governativo, sia come segretario politico: ergo, o le dichiarazioni di questi giorni sono ingenerose o sono ipocrite, mendaci e strumentali: delle due l’una! Egualmente relativamente alla crisi: si può discutere di tempistica, di opportunità, di metodo, ma nel contenuto del ragionamento politico, Matteo Renzi ha ragione da vendere ed i dirigenti del PD da Zingaretti ad Orlando, con panegirici di parole, affermano le stesse preoccupazioni circa l’attività sinora svolta dal governo Conte, salvo dire che il leader di Italia Viva ha torto perché non è più del Pd e perché, principalmente, ne è stato fatto, per sua stessa colpa caratteriale, la figura su cui, dopo l’altro Matteo leghista, scaricare ogni tipo di responsabilità. Chi scrive ha già visto queste cose nel 1993: allora erano la Lega e gli occhettiani (ovviamente insieme ai fascisti) a Largo Febo a scagliare monetine sull’uomo nero costruito ad arte per scaricare su di lui le colpe delle disfunzioni italiane, salvo poi ritrovarsi, inebetiti ed impotenti, con Berlusconi, Bossi e Fini al governo a rovinar l’Italia. A volte, Compagni del Pd, un pochino di memoria storica, quella che insieme a noi anche voi spesso richiamate per poter comprendere il domani, aiuta e non fa male!

 

Graziano LUPPICHINI
Segretario Comunale

PSI Rosignano M.mo (LI)

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